Vantaggi e rischi del coinvolgimento del paziente in sanità

Reblogged from Il Sole 24 Ore Sanità

Mettere al centro dei processi sanitari – clinici o di ricerca – il paziente, o comunque il cittadino, è oggi un punto centrale della pianificazione sanitaria. Si parla di shared decision making, di patient reported outcomes, di patients advisory boards, ma sta di fatto che l’acquisizione del punto di vista mancante del diretto interessato, vale a dire il malato, “è un’equazione ancora irrisolta e piena di aree oscure da riempire” spiegaAntonio Addis, del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio nel più recente approfondimento del progetto Forward, integrato alla rivista mensile indicizzata Recenti Progressi in Medicina, approfondimento dedicato proprio al coinvolgimento del paziente in sanità, fra vantaggi e rischi.

Porre il paziente al centro del processo significa da una parte responsabilizzarlo, includendolo all’interno dei processi decisionali, e rendendolo dunque un attore più “forte” sulla scena, dall’altra può implicare per lui un’enorme vulnerabilità, spiega nel suo intervento Chiara Rivoiro, dell’Università di Torino. Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a una grande rivoluzione che ha visto il malato sempre più al centro dei processi, soprattutto grazie alla rete che ha contribuito ad avvicinare malati, medici e informazione. Il processo però non è ancora terminato, e porta con sé importanti questioni da dirimere.

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La sanità dematerializzata in Italia: a che punto siamo?

Reblogged from Torino Medica

Non è facile rispondere alla domanda su che cosa dobbiamo aspettarci dall’eHealth oggi. Da una parte vi è la spinta alla dematerializzazione, per assicurare un’interoperabilità dei dati dei pazienti, e favorire così l’accesso agli operatori sanitari nell’ottica di una salute sempre meno “burocratizzata”. Dall’altra troviamo una serie di problemi correlati con la condivisione di questa enorme mole di dati, come riuscire a garantire la privacy delle persone, evitare i furti di dati, gli errori umani connessi alla gestione di queste informazioni, e non da ultimo la difficoltà di garantire una medicina in cui il rapporto medico-paziente non sia inficiato dalla presenza della tecnologia. Ma, soprattutto, con la necessità di basare le proprie risposte, e le conseguenti scelte strategiche in termini di salute pubblica, su basi solide come è solita procedere la scienza e l’evidence-based medicine. Si tratta di questioni di primaria importanza oggi, dal momento che i processi di digitalizzazione dei sistemi sanitari sono già in atto da tempo, e si stanno concretizzando anno dopo anno, seppure a diverse velocità e a macchia di leopardo nel nostro Paese.

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Gestire disastri naturali con lo smartphone: ecco I-REACT

Reblogged from Rivista Micron

In caso di calamità come incendi, allagamenti e ondate di calore l’aspetto più importante, e anche il più difficile per la sicurezza di persone e cose, è rendersi conto per tempo del loro imminente arrivo. L’idea messa a punto dal consorzio I-REACT, coordinato dall’Istituto Superiore Mario Boella (ISMB) di Torino e a cui partecipa fra gli oltre 20 membri anche la Fondazione Bruno Kessler di Trento, è quella di realizzare una piattaforma che riesca da un lato a raccogliere in tempo reale tutte le informazioni che possono significare l’arrivo di alluvioni, incendi e colpi di calore, e dall’altro a informare per tempo e a coinvolgere nell’intervento la popolazione su queste situazioni di rischio. Un progetto che conta su un finanziamento europeo di 6.6 milioni di euro da qui al 2019.

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Mobile health e app: l’orizzonte si avvicina

Reblogged from eColloquia

È innegabile che uno dei maggiori benefici dell’avvento di internet in ambito sanitario è la possibilità di rendere meno distanti chi ha bisogno di cure e chi le sa fornire. Qualcosa che oggi è ancora una sfida, un divenire, più che qualche cosa di compiuto. La parola chiave di questo numero è “Orizzonti” e in questo senso il filo rosso che ha determinato la scelta delle app qui proposte riflette uno dei principali orizzonti della cosiddetta mobile health (m-health): permettere ai medici di arrivare dove altrimenti non sarebbe possibile, non solo in termini di distanza chilometrica. Una prospettiva non individuale, ma di salute collettiva, nell’ottica di un accesso alle cure sempre più uguale.

Qui di seguito proponiamo 5 tentativi di accorciare questo “orizzonte”, fra app e infrastrutture digitali, alcune sviluppate in Italia.

(vai a pagina 42)

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