[Webinar gratuito] COME COMUNICARE LA SALUTE AI GIOVANISSIMI?

Sfido ognuno di noi a dire che almeno una volta non si è posto la domanda “ma come li raggiungo i giovanissimi?”

Giovedì 15 aprile alle 18 abbiamo organizzato un webinar gratuito di un’oretta con Eugenio Santoro, Ricercatore in Informatica Medica dell'”Istituto Mario Negri” di Milano che condividerà gli esiti delle sue ultime ricerche su comunicazione sanitaria su YouTube e TikTok.

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Quando lo smartworking sconfina nel work-holism (E quando nel Monaworking)?

In questi giorni la Fondazione Studi Consulenti sul Lavoro ha pubblicato un documento  dal titolo Gli indici “rivelatori” dello sfruttamento del lavoratore nella giurisprudenza di legittimità, che esamina le sentenze della Corte di Cassazione, emesse dal 2015 a oggi sullo sfruttamento dei lavoratore, estrapolando alcuni indici per misurare con più precisione questa condizione.

In sintesi è da ravvisare un’ipotesi di sfruttamento quando sussistono una o più delle seguenti condizioni:

  • reiterate retribuzioni palesemente difformi dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale;
  • una reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
  • accertate violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
  • una sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti”.

Il documento precisa che in queste diciture sono incluse come sfruttamento la mancata previsione di ferie, condizioni di trasporto non igieniche o che costringono il lavoratore a viaggiare in piedi o seduto a terra; l’attività lavorativa prestata sotto minaccia di licenziamento e la mancata autonomia di  recarsi autonomamente all’occorrenza, presso i servizi igienici, dovendo utilizzare, previa autorizzazione del datore di lavoro, una scheda magnetica per essere monitorato. La definizione qui è tratta da una sentenza che riguardava appunto dei braccianti, ma l’obbligo di recarsi ai servizi solo in alcuni precisi e contati momenti della giornata, spesso cadenzati da una campanella, sussiste regolarmente ancora in grossa parte del mondo operaio all’interno della fabbrica. E ancora norma per molti operai in contesti aziendali perfettamente regolari non potersi fisicamente alzare dalla postazione di lavoro se non in momenti prestabiliti.

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Didattica a distanza: come l’hanno vissuta i ragazzi. Il sondaggio Almalaurea

Nel complesso i ragazzi si sono detti meno soddisfatti della Didattica a Distanza rispetto alla scuola tradizionale, ma a quanto pare chi afferma che per tutti i ragazzi è stata una tragedia, dovrebbe ricredersi, almeno rispetto agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori.

Uno studente su tre ritiene che sarebbe utile continuare a usare la didattica a distanza, insieme alle lezioni in aula, anche dopo l’emergenza del Covid-19, e solo 7 ragazzi su 10 osservano che il livello di preparazione raggiunta attraverso le lezioni a distanza sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola. Una percentuale ben più consistente – la metà dei ragazzi- afferma che la DaD è efficace per il recupero o per il consolidamento di argomenti precedenti, mentre poco meno di un ragazzo su tre pensa che sia efficace per l’apprendimento di nuovi argomenti. Circa un ragazzo su sei pensa che migliori addirittura la comprensione degli argomenti trattati rispetto alla didattica tradizionale.

Lo racconta un sondaggio di AlmaDiploma in collaborazione con AlmaLaurea pubblicato in questi giorni che ha coinvolto studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori da 246 istituti. Una precisazione metodologica: il rapporto in questione ha intervistato per la maggior parte liceali che vivono al centro nord. Fra i 73.2861 studenti interpellati (hanno risposto poi solo uno su tre), di quarta e quinta superiore, il 57% erano liceali, il 33% frequentava gli istituti tecnici e solo il 9,2% gli istituti professionali. Il 34% ha frequentato una scuola del Centro, il 29,7% una del Nord-Est, il 25,7% una scuola del Nord-Ovest, l’8,7% una del Sud e l’1,8% una delle Isole. Insomma, il sud qui è molto sottorappresentato, con un intervistato su dieci.

La Didattica a Distanza (DaD) è stata però vissuta in modo diverso, a seconda del tipo di scuola frequentata, ma il rapporto mostra una sorpresa interessante: i ragazzi dei professionali hanno avuto a disposizione meno strumenti tecnologici, hanno potuto seguire le lezioni più a singhiozzo, ma alla fine sono stati i più soddisfatti di questa esperienza e sono coloro che la vorrebbero proseguire maggiormente.

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Quante sono e quanto guadagnano le neo ingegnere d’Italia?

Le neoingegnere sono la metà dei neo ingegneri. Nel 2018 hanno conseguito una laurea triennale in ingegneria 6.609 ragazze e 19.194 ragazzi, e una laurea magistrale 8.429 ragazze e 16.901 ragazzi. Fra le lauree magistrali sono compresi anche i corsi quinquennali in architettura e ingegneria edile, dove la percentuale delle ragazze è maggiore rispetto agli altri corsi di laurea, che rende conto del gap minore fra i generi a livello di laurea magistrale rispetto ai corsi triennali. Certo, va detto che rispetto al 2004 sono stati fatti molti passi in avanti: 15 anni fa (dati AlmaLaurea) le neolaureate triennale in ingegneria erano 1.150. M la strada è ancora lunga.

I dati provengono da database enorme disponibile sul sito del MIUR che contiene i dati di tutti i laureati e le laureate nel 2018 per corso di laurea e ateneo, triennale e magistrale, e per provincia di residenza. Una risorsa davvero utile per capire quali sono le risorse del paese nel prossimo futuro, e non solo per quanto riguarda le lauree in ingegneria. Noi di Infodata piano piano stiamo analizzando (in gergo “pulendo” i dati) per provare a raccontarveli. Nella prossima puntata per esempio troverete l’analisi su dove risiedono i neo ingegneri, fattore non trascurabile nella programmazione degli investimenti delle province più periferiche, per esempio montane. Ne parleremo.

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