Che fine ha fatto il riscaldamento climatico? Ecco il mondo post Covid-19

Meno inquinamento, più pesci nel mare, aria più pulita. Ma Il Pianeta non ringrazia per il lockdown, perché siamo ancora lontani dal vincere la sfida del climate change.

Abbiamo passato mesi a leggere ovunque che il nostro pianeta stava ringraziando questo blocco forzato dettato dal lockdown: dall’aria più respirabile alla laguna di Venezia piena di pesci. Le emissioni globali giornaliere di CO2 sono diminuite del 17% all’inizio di aprile, rispetto ai livelli medi nel 2019, e complessivamente le emissioni annuali di CO2 per il 2020 dovrebbero essere inferiori del 4-7% rispetto allo scorso anno.

Continua su 24+

Quanti poveri produrrà il Covid? Lo scenario ottimista e quello pessimista

Il Sustainable Development Outlook 2020 delle Nazioni Unite ha disegnato un possibile scenario ottimista e uno pessimista per il prossimo decennio, alla luce della pandemia.

Lo si è detto e ridetto: il successo nel raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) che le Nazioni Unite hanno fissato per il 2030, e che sono entrati come linee di fondo nelle varie agende di sviluppo nazionale, dipenderà da come stiamo gestendo questa pandemia. E viceversa: nel complesso i Paesi che hanno compiuto maggiori progressi nel raggiungimento degli SDGs sono stati in grado di affrontare meglio la crisi Covid-19.

Continua su 24+

Come sta andando l’epidemia in Europa, paese per paese. Il rischio di escalation secondo i dati dell’Edc

Il principale argomento portato da chi sostiene che stiamo esagerando con tutto questo “allarmismo”, è che in Italia la situazione pare tutto sommato sotto controllo e che quindi la mascherina e il distanziamento non sono così necessari. Nella scorsa puntata avevamo mostrato con i dati che non è poi così vero, ma anche fosse così, il punto nevralgico di una pandemia è che è – per l’appunto – mondiale. Le frontiere sono attualmente aperte verso la maggior parte dei paesi che non stanno riuscendo a contenere il numero dei contagi. Anzi: in grossa parte dei paesi europei il numero dei nuovi casi in questi giorni è superiore a quello di aprile, a partire dalle mete estive più rinomate: Croazia, Grecia, Spagna, Malta, per le quali è stato introdotto non a caso l’obbligo di tampone (gratuito) al rientro in Italia.

Ma non solo. Presentano in queste settimane un trend in pericolosa crescita la Polonia, il Belgio, la Francia, la Romania, la Slovacchia, la Repubblica Ceca, i Paesi Bassi. E sì: anche la Svezia, tanto decantata perché sarebbe riuscita a contenere il numero dei contagi da subito senza obbligare a noiosi lockdown. Eppure, nonostante i casi fossero così pochi, a distanza di sei mesi non sono scesi più di tanto.

Oltre al numero dei casi è importante tenere conto del numero dei morti, che nella maggior parte dei paesi non cala. Nella settimana 32 (3 – 9 agosto 2020) la percentuale di decessi fra positivi in Europa è stata dell’1,6% (dato OMS ). Secondo questo rapporto settimanale dell’Ufficio Europeo dell’OMS, il numero di casi e di decessi segnalati nella regione nella settimana 32/2020 è rimasto stabile rispetto alla settimana precedente: 2.782 persone.

Anche l’ECDC   (che leggevamo tutti a inizio epidemia e che poi pare sia passata di moda) interpreta il rischio come elevato. Alla domanda: qual è il rischio di un’ulteriore escalation di COVID-19 in tutti i paesi dell’Unione Europea e nel Regno Unito, a partire dal 10 agosto 2020? Risponde: “il rischio di un’ulteriore escalation di COVID-19 è moderato per i paesi che continuano a implementare e applicare più misure, incluso il distanziamento fisico, e hanno una capacità di tracciamento e test dei contatti sufficiente. Il rischio di un’ulteriore escalation di COVID-19 è molto alto per i paesi che non implementano o non applicano misure multiple, incluso il distanziamento fisico O CHE hanno una capacità di tracciamento e test dei contatti insufficiente.

Continua su Il Sole 24 Ore

APPELLO: Contact tracing, quanti sono gli isolati a domicilio non positivi per regione? Aiutateci a mappare la situazione

I casi stanno ricominciando a salire, specie al Sud. Al momento i numeri assoluti non sono molto preoccupanti, ma come accadeva a fine febbraio, tempo due settimane dai numeri odierni ed eravamo in lockdown.

Come dicevamo in un recente articolo, quello che ha fatto la differenza in primavera nella capacità di contenimento dell’epidemia nelle diverse regioni è stata la capacità di intercettare gli asintomatici, attraverso il contact tracing. Oggi si aggiunge un altro tassello, dato dalle attività di “screening” cioè i tamponi che stiamo facendo gratuitamente a chi ha voluto recarsi in vacanza in Croazia, Spagna, Malta e Grecia, dove l’andamento dei contagi è pericolosamente in avanzata.

Lo sappiamo insomma che è stato il contact tracing a fare la differenza, ma mica lo sappiamo noi cittadini a oggi qual è la capacità che ogni regione ha di fare contact tracing al di là dell’esito del tampone. A una prima ricerca a noi risulta che solo il Veneto  e la Toscana  pubblichino i dati sul numero di persone isolate a domicilio, ed eventualmente in attesa di tampone, perché entrate in contatto senza le adeguate protezioni con persona rivelatasi positiva.

Al 16 agosto in Veneto si contano infatti 6394 persone in isolamento domiciliare, di cui 1568 con diagnosi di positività e 65 con sintomi ma non gravi, che non richiedono ricovero. In Toscana al 17 agosto Complessivamente, ci sono 672 persone positive in isolamento a casa e 1.734 le persone, anche loro isolate, in sorveglianza attiva, perché hanno avuto contatti con persone contagiate.

E’ importante saperlo perché sulla base di questo dato possiamo scegliere se considerare una regione più o meno sicura per il weekend fuori porta. Possono esserci pochi casi, ma se a fronte di un aumento di positivi ci dovessero essere pochissime persone in isolamento fiduciario, significherebbe che il contact tracing non funziona benissimo e che molte persone potenzialmente contagiate non sono state avvisate né intercettate. Chiaramente questo dato va poi posto accanto a quello sul numero di tamponi.

Continua su Il Sole 24 Ore