#3 – Grammelot

«Gli ottimisti non s’informano, non sanno, non conoscono e stanno tranquilli… sperano! I pessimisti sono invece quelli che sanno, conoscono, prevedono e s’incazzano! E anche loro sperano! Sperano che all’ottimista prenda un coccolone!»

Una battuta(ccia) di Dario Fo che mi è venuta in mente in questi giorni, “andato avanti” il 13 ottobre di quattro anni fa. Mistero Buffo è stato un passaggio della mia adolescenza, legato a bei ricordi, anzi forse più ai ricordi di sogni che avevo a quell’età, all’alone di magia medioevale che odoravo in quegli anni, che a ricordi reali. Tutto Mistero Buffo si trova su YouTube. Lo sto riascoltando adesso e mi dà sempre gioia.Non mi dilungo sulla questione dati COVID, perché ne ho scritto un paio di giorni fa qui: scegliamo di guardare una cosa, per non essere inondati dal caos informativo: le terapie intensive, tenendo fra i preferiti la piattaforma interattiva che cito.

ZeroCalcare

Confermo che comunque la sensazione è sempre quella espressa da ZeroCalcare. Per Natale voglio il portaspadediDamocle TM (in foto, grazie Pirous).

Parentesi: qui in questa settimana è arrivata la neve. Non per strada, ma sulle cime delle montagne più basse. Belluno è diventata una Gran Pavlova e l’aria si è riempita del profumo dei primi camini. Lo so, è un problema perché la legna inquina. La poesia talvolta è contraddittoria, e contraria.

Ieri parlando con un’amica che mi chiedeva “aiutami a capire come informarmi sul reale rischio che viviamo, chi seguire per evitare le stronzate senza stare troppo male per la preoccupazione”, ho espresso ad alta voce (a lei in un vocale) una considerazione che non ho mai avuto il coraggio di dire finora: la cosa migliore – forse – è smettere di ascoltare i virologi, i clinici, e ascoltare chi ne sa di economia sanitaria, come Nino Cartabellotta (Gimbe).

Lo so, è un’affermazione forte, vi vedo già alzati in piedi. Ma pensate a come sarebbe bello se tutti gli esperti si riunissero fra di loro a porte chiuse (nel senso: aperte a giornalisti specializzati in grado di divulgare con serietà e semplicità, ma non live urbi et orbi) per esempio ogni due settimane per fare il punto sulle evidenze scientifiche pubblicate, parlandone fra loro. Solo fra loro, sintetizzando un documento ragionato da inviare a giornali e tv. Nel frattempo dare spazio a chi sa valutare il rischio in termini di impatto sui sistemi sanitari, che credo sia l’unico argomento incontrovertibile (le terapie intensive che si riempiono non sono un’opinione, sono lì, visibili a tutti) in grado di far capire perché ognuno è responsabile. Oso dire che noi giornalisti dovremmo imparare di più a dire di no. Ho ricevuto anche io una richiesta in questi giorni di scrivere un pezzo sulle ultime novità scientifiche sul COVID19, e ho detto no, come faccio da febbraio. Parlo di dati, di ospedali, di prevenzione, quello sì. Quello che non sappiamo lo racconta bene Giancarlo Sturloni su OggiScienza.

Vi segnalo un articolo (lungo, lo so, ma servono parole per spiegare la complessità) di Antonio Scalari per Valigia Blu sull’”ottimismo”, appunto, legato al concetto di immunità di gregge e sulla Great Barrington Declaration….Credo che quando non abbiamo evidenze certe e pronte per un rapido decision making, la reazione migliore non sia dirottarsi verso l’ipotesi opposta, ma continuare a indagare l’ipotesi più solida. Specie quando si parla della salute delle persone. Il metodo scientifico l’ho capito così.

Mentre mi gustavo le prime castagne della stagione sulla “plota”, e raccoglievo finalmente le patate piantate a marzo (a Belluno si tirano su adesso, se no facciamo ghiaccioli), mi ha colpita la notizia sulle iscrizioni all’università di Padova, che sono aumentate sensibilmente, al contrario di quanto si temeva. “Al 30 settembre si evidenzia fin d’ora un netto aumento rispetto alla stessa data dell’anno precedente: un +1.744 studenti, pari al 11,5%.” È un tema che monitorerò per capire se ci sono anche punti oscuri.

Niente, questa settimana sono più medievale del solito, e segnalo delle cose in tal senso. Primo: il 10 ottobre è stata la terza Giornata delle Catacombe promossa dalla Commissione di Archeologia Sacra. Calmi, state calmi, non serve saltare sul posto come state facendo. Quest’anno è stato portato tutto online, e si tratta di una risorsa non da poco. Comunque secondo me di persone fissate con le catacombe come la sottoscritta ce ne sono più di quanti osano dirlo ad alta voce. L’ultima cosa che ho fatto prima che cambiasse tutto, quando ancora si viveva con leggerezza, e l’ultima volta che sono uscita dalla Provincia di Belluno, è stato andare a Roma a fine gennaio, e visitare le tombe dei Cappuccini. Una cosa che mi sconvolse, pur avendo io visto tante catacombe nella vita.

La seconda risorsa di oggi sono i nuovi post del blog Before Chartres di Giulio Giuliani. Un blog unico nel suo genere. Avrei tanta voglia di partire per un Cammino… grazie Giulio.

Nuovi vezzi perfetti per camminare nel tempo

Concludo con una considerazione di Padre Carotta dell’ Abbazia di Praglia, che regala sempre letture preziose su brani di letteratura, d’arte, a proposito del mio amato Rilke. “In modo magistrale parla del compito di ognuno qui ed ora: nominare le cose. Ma attenzione, non come un novello Adamo dentro un Eden ormai lontano, ma come un pellegrino del Sabato senza tramonto, dello Shabbat prossimo a venire”.

Ah, fatevi il vaccino antiinfluenzale. Per favore, non siamo egoisti: meno virus circolano in questo periodo, meno cose sommiamo al COVID, meno bombardiamo i fragili, meglio è.

#2 – BISMILLAH!

Is this the real life? Is this just fantasy? Caught in a landslide. / No escape from reality/ Open your eyes / Look up to the skies and see / I’m just a poor boy, I need no sympathy.

Questa è stata una settimana particolarmente difficile sul fronte COVID. Tendenzialmente misuro il mio livello di disagio in termini di quantità di Queen per unità di tempo, e questi giorni li ho passati con Bohemian Rapsody a loop. Ah quel concerto del 1985…

Bon. Ultimamente non ho scritto di COVID, perché non c’era molto da dire. Con Luca l’altro giorno dicevamo che non stiamo facendo l’articolo giusto, che il nocciolo continua a sfuggirci come un’anguilla. Più ci penso e più invece mi persuado che le cose essenziali forse le abbiamo dette, ma si sono perse. Il problema è che non ci accontentiamo delle cose già scritte, speriamo di avere altro da dire. Nei giorni scorsi abbiamo fatto sintesi qui con le 5 cose da tenere a mente per valutare il rischio reale di oggi. A me pare sia tutto relativamente semplice: oggi rispetto a marzo-aprile sappiamo che su 200 contagiati (fra sintomatici e non), 12 finiscono in ospedale, di cui 1 in terapia intensiva. Siccome le risorse ospedaliere non sono infinite e sappiamo quante sono, finché i contagi sono 200 ok. Se diventano 200.000 gli ospedalizzati diventano 12.000 e le terapie intensive 1.000. Quindi OCIO che ancora siamo in tempo per evitare di trovarci a nuotare nel letame nuovamente, ma la situa sta tornando a diventare scivolosa.Direi che può bastarci per fare una valutazione su come agire, no?Per cortesia: anche basta con questa retorica del “clinicamente morto” o “clinicamente risvegliato”. Tutti usano queste espressioni, ma nessuno che sappia dire davvero cosa significano. Per forza: non mi pare abbiano alcun significato epidemiologico, sono modi di dire che suonano bene e quindi piacciono.

Buon senso. Non sanificare Leonardo. Biblioteca di Longarone.

Al tempo stesso, per la prima volta da quando viene emanato un DPCM mi sono infastidita. Mascherine obbligatorie all’aperto (che io portavo già sempre con me, peraltro) ma libertà di andare al ristorante o di fare feste in locali in assenza di accertamento rispetto all’areazione della stanza. Non credo dobbiamo biasimare chi si sente preso in giro. Io no, sinceramente: valuto queste scelte ma cerco di non lasciarmi guidare dall’ “indignazione” non mettendo la mascherina come atto di protesta (o assecondando la stanchezza). Tuttavia penso dobbiamo seriamente cominciare a separare i veri negazionisti del COVID su cui non mi soffermo perché è superfluo, con chi interpreta il nonsense legislativo come una presa in giro e risponde “io non ci sto”. Ribadisco che comprendo, ma non condivido, perché il rischio si accumula: se in un luogo rischio 8 perché non sono protetto, e in un altro rischierei 3, se non mi proteggo in nessuno dei due, rischio 11, non 8 “perché tanto ormai”. Io continuerò come nei mesi scorsi a essere inflessibile con me stessa, anche se talvolta mi viene da piangere, davvero. Mascherina sempre, declinare inviti in luoghi chiusi piccoli dove devo togliermi la mascherina, amuchina in borsa.Ho visto in giro per esempio questa piattaforma http://covid19eventi.datainterfaces.org (ahimè), che “stima” il rischio di incontrare persone positive a un grande evento, per provincia. Un esempio di come non basta fare matematica per aiutare i processi decisionali. In termini di sanità pubblica, la logica di proteggersi o di andarci non è probabilistica, non deve dipendere dalla probabilità di incontrare un positivo o due o tre. Ci si deve proteggere e basta, a prescindere. Anche perché in ogni caso la stima è fatta su dati vecchi in partenza.

Qualche eventucolo. Il 6 ottobre con Infodata abbiamo raccontato in UE che cosa facciamo. Il video è qui. Adoro vedere l’apparenza dell’eleganza dell’outfit, mentre sotto scorre lo Stige della dura Verità.. (in foto. E sempre sia benedetta Daniela De Mori ANNA E WALTER😂).

Un altro evento in cui non c’entro niente ma è super, è quello di Slow News dove si parla di Linguistica dell’inclusione, con Vera Gheno, live ieri e oggi qui. Un esempio del perché ha senso ragionarci. Una delle cose che mi capita più spesso di sentirmi dire è questa: “Complimenti, a vederla così mingherlina, giovane, sbarazzina, non le davo due soldi”. Davvero eh. Ora, non mi offendo, ma fatico a trattenere il vaffanculo, specie se sono in una delle settimane DisagioCoiQueen. Un po’ come quando esagerate con i complimenti fisici “brava e carina”. Ci mette a disagio, non ci fa piacere. Ci fa piacere come gioco solo se siamo interessate sessualmente a voi (e io lo mostro, di solito, sono piuttosto schietta), altrimenti no.

Cambiamo argomento e parliamo di letture belle. Sta uscendo il nuovo libro di Alessandro Barbero 💛 “Dante”. Qui su Radio Radicale l’intervista a Barbero.Quanto amo quest’uomo… quanto amo Johannes Bückler. Qui il suo ultimo thread musicale, ma non ancitiicpo, come non lo fa lui, chi è la protagonista.

“Non potevo mancare. Come al funerale di tuo marito. Sapevi che solo le formiche e gli uomini seppelliscono i loro morti? Non ho nemmeno ascoltato le parole di conforto. In fondo non era solo il tuo funerale.Era anche il mio. Ricordando la prima volta che ti avevo incontrata”.

E con questa poesia, sani e grazie!

C.

Cinque cose che abbiamo imparato sulla seconda ondata del virus


Da più parti si ricomincia a paventare la paura che si stia piano piano ritornando alla situazione di questa primavera, con la differenza che siamo tutti molto più stanchi, anche di nuotare in un mare di numeri e di pareri. Noi che per lavoro ogni giorno ci confrontiamo sui numeri da considerare, da raccontare, di cui avere paura, sulle bufale e sui fraintendimenti, pensiamo che sia corretto suggerire ai nostri lettori 5 aspetti da tenere a mente per affrontare questo difficile inverno. Per non farsi confondere né da chi paventa la possibilità di un nuovo lockdown a ogni piè sospinto senza una traccia di “rischio calcolato”, né da chi – altrettanto senza dati e senza rischio, ha deciso di prendere tutto alla leggera e di non aver paura del virus.

Che decidiamo di avere paura o di non averla, di accusare il governo o chicchessia, che almeno la scelta dal punto di vista sanitario sia il più razionale possibile.

1 – Basta guardare i casi giornalieri, che ci danno una percezione distorta. Ci siamo abituati a ragionare in termini di oggi, di istante puntuale, come se i casi di ieri oggi non esistessero più. Ieri 2.800 nuovi casi, oggi “scendiamo” a 2.500. Bene, allora. No. 

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#1 – Mi ghe proe

🍁L’autunno è la stagione più bella per me, anche se quest’anno è tutto molto diverso. Ci si mette pure il maltempo: oggi qui in Dolomiti è tutto chiuso, anche le scuole. E prima che in Dolomiti si chiudano le scuole per la pioggia…dico, ce ne vuole. Vaia è una ferita ancora aperta.

Ieri sera dopo tanti quasi un anno sono stata a teatro, per l’apertura di Oltre Le Vette ed è stata un’emozione strana, dolce e strana. Il programma è qui, e vi invito ad ammirare bene la locandina, un’opera del pittore cadorino Maurizio De Lotto dal titolo “Equilibri instabili” che ben rappresenta il difficile rapporto tra l’uomo e la montagna, e oserei dire ben rappresenta questo anno difficile che sta sgretolando le certezze un po’ a tutti. Mi torna tanto in mente Montale in questi giorni: Talora ci si aspetta / di scoprire uno sbaglio di Natura/ il punto morto del mondo / l’anello che non tiene /il filo da disbrogliare che finalmente ci metta /nel mezzo di una verità.

💻 È stato il primo anno dopo quasi otto da che ho cominciato questo lavoro, che mi sono presa una piccola pausa fra settembre e ottobre, il periodo professionalmente più denso dell’anno, e in effetti non sono riuscita a vivere il pieno letargo che avevo pianificato, ma pazienza, verranno momenti. Il periodo non è facile, anzi è proprio difficile, e non solo per il diffondersi del contagio, ma per il modificarsi delle nostre relazioni sociali, amicali, a una velocità che mai abbiamo vissuto prima, e definitivamente. Siamo sospinti da un vento forza 10 e questo destabilizza. (Ogni volta che penso “forza-vento” mi viene in mente la bella canzone della Nannini). Tornando a noi, parte del mio lavoro è curare ambienti social media, miei e terzi, e in questi mesi ho notato, anzi vissuto, molta pressione qui sopra. Lo sintetizzerei con l’immagine di James Joyce frustrato qui sotto.

Ne parlavo giusto ieri in occasione di una delle lezioni del mio corso HealthCom Program: siamo overwhelmed, portiamo e scarichiamo tutti un bagaglio più pesante del solito. L’istinto in questi momenti è – appunto – andare in cima a una montagna, costruirsi una casetta di legno lassù, con la porticina rossa, gli scuri verdi. È, in effetti, il mio concetto di letargo. In questa settimana ho macinato boschi, sono stata a sentire i bramiti dei cervi in amore all’imbrunire, annusato sentieri e pioggia, ho cotto zucche, ammirabili in altre foto qui sotto. Meno male mi sento sempre a casa. Sono stata lontana dai social, ma non è una soluzione. Per chi fa un lavoro come il mio, per lo meno, dove questa è una bacheca essenziale per segnalare eventi, contenuti. È meglio cercare un modo diverso di fare le cose. Quindi nulla, proverò a modulare diversamente la mia presenza qui, limitando la condivisione giornaliera ma preferendo la differita, sintetizzando settimanalmente il meglio e il peggio in lunghi post come questo, ma senza la premessa con cui vi ho tediati finora. È un tentativo, proviamo.

📖Anzitutto segnalo delle cose belle che ho letto, partendo dal fatto che finalmente è uscito il risultato di 4 anni di fatiche della mia rompicoglioni-di-sistemi preferita Clara Zanardi: un libro dal titolo moderato, come suo solito: “La bonifica umana” (Unicopli), che racconta in profondità l’esodo della popolazione dalla Venezia insulare e la sua conversione a destinazione turistica. Lo fa partendo da un po’ più lontano, dalle trasformazioni ottocentesche, per arrivare ai giorni nostri, raccontando chi, quando e perchè se ne è andato da qui. Esplora le visioni politiche e i fallimenti governativi del passato e finisce dialogando con gli abitanti di oggi, per capire come è cambiato nel tempo il loro modo di abitare la città. Insomma: boia miseria!

✈️Ottobre sarà un mese denso di appuntamenti, e ringrazio ogni persona che ha pensato di invitarmi.

– Domenica 4 ottobre torno al CICAP Fest intervistando alle 16.30 in live sul sito web del festival Lorenzo Montali, professore di Psicologia sociale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca sul tema “Complotti al tempo del COVID”, appunto. Vale come la volta scorsa: fate domande live, io le vedo e le porgo all’intervistato.

– Martedì 6 ottobre alle 12 invece io e Riccardo Saporiti “andiamo in Europa”: con Info Data – Il Sole 24 Ore siamo stati gentilmente invitati dall’Unione Europea a tenere un Workshop di 30 minuti su come si racconta la Coesione sociale con i numeri. Sarà in inglese, ma gratuito. Un temino, insomma, faremo del nostro meglio.

– Sabato 10 ottobre, sempre al CICAP Fest modero con le stesse modalità di cui sopra Sergio della Sala su “La scienza è aperta oppure no?” Anche qua, argomentino light…

🧬🦠Riguardo al COVID, in questa settimana non ho elaborato cose particolarmente utili, ma ne ho viste in giro parecchie di inutili, che perdono di vista il nocciolo di tutto: cercare di non mettere in pericolo il prossimo inutilmente. Credo che alla fine le chiacchiere stiano ancora a zero e che valga la pena guardare soltanto queste dashboard globali: una e una due.

📊Oggi Papa Francesco firmerà la sua nuova enciclica “Fratelli tutti”. C’è stata parecchia discussione online su questo titolo, in un periodo in cui noi femministe e noi femministi stiamo lottando per l’attenzione verso la parità anche linguistica fra sessi. Per citare Luigino Bruni: “l’altro nome di Francesco è Chiara”. A tal proposito segnalo che dal 19 al 21 novembre si terrà The Economy of Francesco, che si potrà seguire online. Un evento mondiale, da non perdere assolutamente. Se posso permettermi, un “altro Davos” con ospiti di un certo calibro, dentro e fuori dalla chiesa, come il mio diletto Michael Marmot.

👂In settimana è uscita un’intervista a cui tengo molto, che ho fatto all’appena citato Luigino Bruni su come si misura un investimento Green. Ok, tutti pensiamo di saperlo, e invece credetemi che non lo sappiamo.

Chiudo con un post che ho cuorato tanto, scritto da Maffeo Vallaresso (avete capito chi si cela dietro questo nome?). Ci si interroga su chi orcocan sia sto “intellettuale” di cui si va parlando a perdifiato. E niente, io ho un debole per i post in dialetto.

Quindi, grazie se avete letto fin qua, e scusé le ciacole!