Sopravvivenza dopo un tumore: come leggere i dati

In molti probabilmente dopo una diagnosi di tumore, o anche solo davanti alla possibilità di esserne colpiti si sono messi a cercare informazioni sul web sul tasso di sopravvivenza dei pazienti colpiti. Chi lo ha fatto avrà appreso che l’indicatore universale utilizzato è la percentuale di persone vive a 5 e a 10 anni dalla diagnosi. Si scopre quindi un una buona notizia: i trend temporali ci indicano che nel periodo 2003-2014 anche la mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi. Lo racconta l’ultimo rapporto annuale AIOM “I Numero del cancro in Italia”, che contiene i dati dei vari Registri Tumori a livello regionale. Apprendiamo che complessivamente le donne hanno una sopravvivenza a 5 anni del 63%, contro il 54% degli uomini. Un vantaggio in gran parte dovuto al fatto che il tumore della mammella, la neoplasia più frequente nelle donne, ha solitamente una buona prognosi.

Ma che cosa significa questo in pratica? Qual è la reale probabilità di morte per cancro per ognuno di noi? La risposta più onesta è “dipende”: dall’età, dal sesso, ma soprattutto dalla presenza di malattie croniche concomitanti.

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Ogni 40 secondi un suicidio. I numeri dell’offerta psichiatrica pubblica in Italia

Ogni 40 secondi una persona si suicida. Lo mette nero su bianco l’Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale (10 ottobre). Il focus è evidentemente la prevenzione, lavorando sui i determinanti sociali che portano a una cattiva salute mentale. I dati europei sull’equità nella salute mostrano chiaramente che le disuguaglianze sociali si esprimono allo stesso modo tanto nella salute fisica che in quella mentale. Dietro un suicidio ci sono in media 20 tentativi non riusciti.
Anche l’accesso ai servizi, specie nell’emergenza, è tuttavia cruciale e le statistiche diffuse da Eurostat evidenziano un gradiente rilevante fra numero di posti letto ospedalieri in questa area fra i paesi europei.L’Italia è all’ultimo posto in Europa con 9 posti letto per 100 mila abitanti, contro i 69 della media europea: meno della metà del paese penultimo in classifica – Cipro – e meno di un terzo del terzultimo paese, la Spagna.

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Alcol, gioco d’azzardo, fumo: le cattive abitudini della Generazione Z

Il 90% degli adolescenti italiani (11, 13 e 15 enni) ha un’elevata percezione dello propria qualità di vita, nonostante 6 su 10 abbiano assunto farmaci nell’ultimo mese e anche se i dati indicano che persistono alcune abitudini non sane e in alcuni casi come l’abuso di alcol e il gioco d’azzardo, le cose sono addirittura peggiorate negli ultimi cinque anni.  Fra i 15 enni, un ragazzo su cinque e una ragazza su dodici presenta almeno due sintomi del disturbo da gioco d’azzardo come ad esempio aver rubato soldi per scommettere.

Sono i risultati della quinta indagine della sorveglianza Hbsc Italia (Health Behaviour in School-aged Children) che ha coinvolto oltre 58 mila ragazzi in tutta Italia, promossa dal ministero della Salute/Ccm, è coordinata dall’Iss insieme alle Università di Torino, Padova e Siena e viene svolta in collaborazione con il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, le Regioni e le Asl.

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Vegani a destra, vegetariani a sinistra. Ma chi lo fa per l’ambiente?

Il Rapporto Italia 2019 di Eurispes conta che 7 italiani su 100 (precisamente il 7,3%) sono vegetariani o vegani: il 5,4% del campione esaminato si dichiara vegetariano e un ulteriore 1,9% vegano. Sono tanti o sono pochi? Sostanzialmente gli stessi di cinque anni fa: nel 2014 il 7,1% del campione intervistato era  vegetariano o vegano, nel 2016 addirittura l’8%.

Un altro 4,9% di italiani ha ammesso di essere stato vegetariano ma di essere ritornato a una dieta onnivora. Nel complesso comunque si registra un aumento di un punto percentuale di persone che hanno scelto di non mangiare più nessun prodotto animale rispetto al 2018: nel 2018 i vegani all’interno del campione esaminato erano lo 0,9%, nel 2014 lo 0,6%. Sono diminuiti invece i vegetariani: erano il 6,2% degli intervistati nel 2018, anche se gli esperti precisano che quest’ultima variazione potrebbe essere spiegata dal passaggio da una dieta vegetariana a una vegana.

 

Il rapporto Eurispes correla questa abitudine alimentare anche con l’orientamento politico, ed emerge una sorpresa. Parafrasando Gaber: “Il vegano per scelta è più di destra, vegetariano forse di sinistra. L’8,1% di chi si colloca a destra o nel centro destra è vegano, contro lo 0,9% di chi si colloca a sinistra o nell’estrema sinistra. È inoltre vegano il 2,8% di chi ha votato Movimento 5 stelle. A sinistra sono tuttavia vegetariane 14 persone su 100, il doppio di chi si dichiara di centro destra. È vegetariano il 5,5% degli elettori del Movimento.

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