Inflazione alle stelle e salari sempre più bassi. È ora di decidere dove intervenire

Bisogna risalire all’agosto 1983 per trovare una crescita dei prezzi del “carrello della spesa” su base annua superiore a quella di ottobre 2022, che ha registrato un +11,8% su base annua e un +3,4% su base mensile. Il traino sono i prezzi dei beni energetici: +71% su base annua (contro il +44,5% di settembre), regolamentati e non. Mentre i beni alimentari hanno visto nell’ultimo mese i loro prezzi salire del 13,1% su base annua. 

Lo scrive nero su bianco Istat nella nota sui prezzi di consumo di fine ottobre 2022.  La crescita dei prezzi al consumo continua ad accelerare, con più veemenza fra le famiglie più povere, come è sempre stato. Il differenziale inflazionistico tra le famiglie meno abbienti e quelle con maggiore capacità di spesa continua ad allargarsi. 

Nel frattempo i salari italiani sono fermi. Secondo l’Employment Outlook 2022 di OCSE, negli ultimi 30 anni, l’Italia è stato l’unico Paese OCSE dove i salari si sono ridotti (parliamo dello -0,1% annuo tra 1990 e 2020). Si stima che nel 2022 il valore dei salari reali in Italia si ridurrà del -3,1% (la media dei paesi OCSE è del -2,3%). I giovani sono stati particolarmente colpiti dalle prime devastazioni della crisi. Entro il primo trimestre del 2022, in media nell’area OCSE, i giovani avevano recuperato gran parte del terreno perduto, ma erano ancora in ritardo rispetto agli adulti più anziani.

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Come si partorisce oggi in Italia? Le donne meno istruite fanno meno visite 

Ancora nel 2021 le donne con scolarità medio-bassa effettuano la prima visita più tardivamente rispetto a quelle più scolarizzate: 11 donne su 100 con titolo di studio elementare o senza nessun titolo che effettuano la prima visita dopo l’11° settimana di gestazione, contro il 2% fra le donne con scolarità alta. Attenzione però: anche l’1% delle laureate non ha effettuato nessun controllo in tutta la gravidanza, e il 2% nel primo trimestre. La giovane età della donna incide. Il 2,7% delle giovanissime non fa alcun controllo in gravidanza e il 12% di loro effettua la prima visita oltre l’undicesima settimana di gravidanza.
Nel complesso, nove donne su dieci 10 fanno più di 4 visite ostetriche in gravidanza, mentre 2 donne italiane su 100 si rivolgono al medico per una prima visita dopo il terzo mese di gravidanza, oltre 10 donne straniere su 100. Per quanto concerne le ecografie, nel 2021 a livello nazionale, sono state effettuate in media 5,6 ecografie per ogni parto. 3 donne su 4 fanno più di 3 ecografie, il numero raccomandato dai protocolli di assistenza alla gravidanza del Ministero della Salute. I dati rilevati evidenziano ancora una volta quindi un’eccessiva medicalizzazione e del sovrautilizzo di prestazioni diagnostiche in gravidanza. Fare più ecografie non è infatti risultato correlato con un parto più semplice o esiti migliori al parto.

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Anche con il Pnrr i dottorati in Italia restano di meno che nel resto d’Europa 

Negli ultimi anni il numero di neo dottori di ricerca in Italia è in costante calo: dagli oltre 10.000 che si contavano per l’anno 2017 siamo scesi a quasi 8.000 nel 2021. Il confronto con gli altri paesi europei con una popolazione simile alla nostra è impietoso: nel 2020 sono 31 mila gli iscritti a corsi di dottorato in Italia (la fonte è OCSE – Education at a Glance) contro i  182 mila della Germania, i 110 mila del Regno Unito, i 92 mila della Spagna e i 66 mila della Francia. Abbiamo sempre meno iscritti ai corsi di dottorato rispetto al 2013, che sebbene sia un trend comune anche ad altri paesi come la Germania, in termini di numeri assoluti evidenzia comunque una situazione particolarmente disagevole per chi vorrebbe fare ricerca, specie in Accademia. Un’eccezione positiva è quella della Spagna che ha visto aumentare costantemente il numero dei dottorandi nello stesso periodo, superando nel giro di cinque anni Italia e Francia.

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Dopo la pandemia sono di più i ragazzi insufficienti in italiano e matematica. Specie al Sud 

Non è una gara: perdiamo comunque tutti. Dal pre al post pandemia le competenze numeriche e alfabetiche dei ragazzi che nell’estate 2022 frequentavano terza media sono peggiorate in tutte le province italiane. Nel complesso 4 ragazzi e ragazze su dieci non raggiungono le competenze alfabetiche minime richieste, addirittura il 46% al Sud, e il 43% non raggiunge quelle numeriche, con picchi del 56% nel Meridione. Tutte le provincie d’Italia che presentano tassi di insufficienza nelle competenze numeriche superiori al 50% sono al Sud: Crotone (dove si sfiora il 70% di ragazzi insufficienti), Agrigento, Palermo, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caltanissetta, Siracusa, Enna, Trapani, Napoli, Cosenza, Catania, Sassari, Oristano, Foggia, Catanzaro, Ragusa, Caserta, Nuoro, Taranto, Messina, Brindisi, Salerno, Sud Sardegna, Matera, Frosinone, Cagliari e Latina. Vi sono al contempo province dove la percentuale di insufficienti in matematica è inferiore a un terzo, e sono praticamente tutte al Nord: Sondrio, Belluno, Lecco, Monza, Aosta, Trento, Udine, Vicenza, Padova, Como, Treviso, Siena e Pordenone. Un gap analogo si riscontra esaminando i risultati delle competenze alfabetiche minime. Di nuovo: non si tratta di una gara, ma di rilevare un gradiente che non può che avere un’origine socio-economica.

Lo riporta l’ultima Nota sulle misure del benessere equo e sostenibile dei territori di Istat.

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