Ogni 40 secondi un suicidio. I numeri dell’offerta psichiatrica pubblica in Italia

Ogni 40 secondi una persona si suicida. Lo mette nero su bianco l’Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale (10 ottobre). Il focus è evidentemente la prevenzione, lavorando sui i determinanti sociali che portano a una cattiva salute mentale. I dati europei sull’equità nella salute mostrano chiaramente che le disuguaglianze sociali si esprimono allo stesso modo tanto nella salute fisica che in quella mentale. Dietro un suicidio ci sono in media 20 tentativi non riusciti.
Anche l’accesso ai servizi, specie nell’emergenza, è tuttavia cruciale e le statistiche diffuse da Eurostat evidenziano un gradiente rilevante fra numero di posti letto ospedalieri in questa area fra i paesi europei.L’Italia è all’ultimo posto in Europa con 9 posti letto per 100 mila abitanti, contro i 69 della media europea: meno della metà del paese penultimo in classifica – Cipro – e meno di un terzo del terzultimo paese, la Spagna.

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I tempi di pagamento delle Pa: le regioni più virtuose, i ritardi e una buona notizia

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, nel 2018 l’80% degli importi fatturati è stato regolarmente saldato, con tempi medi migliori rispetto agli anni passati.
Il dato preliminare fornito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze parla di 26,9 miliardi di euro di fatture residue scadute e non pagate su 148,6 miliardi di euro effettivamente liquidabili (ossia al netto della quota IVA e degli importi sospesi e non liquidabili) al 31 dicembre 2018. Nel 2018 sono state registrate oltre 28 milioni di fatture ricevute, e non respinte, dalle pubbliche amministrazioni, per un importo totale pari a 163,3 miliardi di euro, di cui 148,6 miliardi effettivamente liquidabili (ossia al netto della quota IVA e degli importi sospesi e non liquidabili). Le fatture pagate rappresentano invece un importo pari a 120,7 miliardi di euro, che corrisponde all’81% del totale.

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Nuovi dati sul rischio cardiovascolare

Stimare il rischio cardiovascolare di un individuo che non ha mai presentato eventi acuti, come ictus o infarti, non è così semplice. Come sappiamo, sono molte le variabili che concorrono a comporre il rischio di conseguenze, fatali e non: l’età, il sesso, il peso, le abitudini alimentari, anche in termini di colesterolo, la genetica, il fumo, l’alcol, la mancanza di attività fisica.
Esistono a questo proposito delle carte del rischio (OggiScienza ne aveva parlato qui), che aiutano a schematizzare la nostra situazione sulla base delle nostre abitudini.

Si tratta tuttavia di una categorizzazione molto schematica, che tiene conto di alcuni dati, ma non di tutti. Su The Lancet Global Health è stato pubblicato un ampio studio internazionale che ha analizzato moli maggiori di dati rivisitando i diagrammi di rischio delle malattie cardiovascolari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, grazie allo sforzo congiunto di OMS, del BHF Centre for Research Excellence dell’Università di Cambridge, dello UK Medical Research Council, e del National Institute for Health Research britannico. Il risultato è molto importante perché per la prima volta consente un’identificazione più accurata delle persone ad alto rischio di malattie cardiovascolari in contesti diversi.

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Gli smartphone e i social stanno cambiando le interazioni sociali nelle economie emergenti?

Gli smartphone e i social media stanno cambiando le interazioni sociali nelle economie emergenti? Un sondaggio condotto da Pew Research Center su 28.122 adulti di 11 nazioni sparse per quattro continenti, ha rilevato che in tutti i paesi esaminati, coloro che usano gli smartphone – e in particolare quelli che usano i social media – hanno maggiori probabilità rispetto a quelli che usano telefoni meno sofisticati o che non hanno affatto telefoni, di interagire regolarmente con persone di diversi gruppi religiosi, opinioni politiche, etnia e livello socio economico.

In ogni modo l’81% (si tratta di un valore mediano) degli utenti di social media afferma di possedere o condividere uno smartphone.

Il 57% degli utenti  messicani riferisce per esempio di interagire frequentemente o occasionalmente con persone di altre religioni, rispetto al 38% registrato fra coloro che non usano lo smartphone: una differenza di ben 19 punti percentuali. In India il 70% di chi possiede uno smartphone è portato a interagire con persone di un altro credo, contro il 53% di chi non utilizza questo strumento. In Kenia le percentuali sono rispettivamente del 60% e del 43%.

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