Altro che 9 in pagella. Chi vive in famiglie svantaggiate ha voti più bassi.

Era un plebeo che, trovandosi aver quattro soldi, voleva competere coi cavalieri del suo paese; e, per rabbia di non poterla vincer con tutti, ne ammazzò uno; onde, per iscansar la forca, si fece frate.
Ha fatto parlare l’annuncio (poi mitigato) da parte del noto Liceo pubblico “Manzoni” di Milano, di dare la precedenza, per l’anno venturo, a quelli che hanno ottenuto la media del nove o del dieci in italiano, matematica e inglese in seconda media e risiedono nel centro di Milano. Gli spazi sono pochi: bisogna scegliere. Da subito i ragazzi stessi del collettivo del Manzoni non ci stanno: è discriminazione elitaria. Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società , come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Sebbene infatti ci siano sempre state le eccezioni di persone brillanti provenienti da famiglie operaie o con genitori con un basso livello di istruzione, non è questa la norma. La maggior parte di chi eccelle a scuola, non solo alle medie ma in tutto il percorso scolastico, proviene da famiglie di ceto sociale più elevato, con familiari laureati. E solitamente, lo sappiamo, non vive in periferia.

L’arbitrio non si deve intender libero e assoluto, ma legato dal diritto e dall’equità, e frequentare un buon liceo significa per molti avere una grande occasione. Con un criterio di questo tipo invece, chi parte svantaggiato è condannato a perdere sempre più terreno, anche perché sappiamo che ai licei nelle grandi città si iscrivono per la maggior parte persone provenienti da un ceto sociale benestante.

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#4 – SIOR TODERO

In questi giorni ho acquistato, accarezzato, annusato e poi letto con calma il libretto pubblicato da Sandro Carotta, osb, monaco dell’Abbazia di Praglia, (luogo magico, che ho avuto il privilegio di vivere per tre giorni l’anno scorso). Si intitola Dentro l’Opera. Riflessioni e suggestioni, e raccoglie le sue considerazioni su arte, brani musicali, vite. In copertina c’è un acquerello che ritrae Marlene Dietrich, e infatti il primo brano è dedicato a L’Angelo Azzurro. Che film.

Sta ceta, che se no inizi a divagare. Parlando di Sior Todero Brontolon, la geniale commedia goldoniana, Carotta riporta un brano che mi sono segnata. Scrive Goldoni nella prefazione all’opera, rispondendo a chi chiedeva a chi si fosse ispirato, fra i nobili Veneziani, per tratteggiare Sior Todero:

«Dio mi guardi dall’esporre al pubblico il difetto di chi che sia in particolare; ma in verità, quando scorgo tali caratteristiche odiose, faccio forza a me stesso, e vi vuole tutto quel principio di onestà che mi sono prefisso, per risparmiar loro quel ridicolo che si danno da se stessi»

Mi è apparso subito come un monito, non solo per me, per ricordarmi di trattenermi da tante brutte abitudini da social network, come quella di deridere sempre senza attesa. Ma soprattutto nella speranza che gli altri facciano lo stesso con me “per quel ridicolo che mi do da me stessa”. Che ci diamo tutti, alla fin fine.

Non vi sentite particolarmente ridicoli in questo periodo? Io sì. Un collega in questi giorni ha sintetizzato su Facebook la nostra situazione attuale in questo modo: “Non è grave, finché non è grave”. Credo venga da qui il senso di ridicolaggine che percepisco: la follia data dal fatto che è come se a ogni passo verso un burrone dicessimo “ohibò, ma c’è un burrone”, con lo stupore di chi non ricorda che anche al passo precedente si scorgeva il burrone con chiarezza. Mi viene in mente l’immagine disneyana dove il cane-scopa spazza via il sentiero intorno ad Alice e lei rimane persa nel suo istante.

Inutile che perda tempo a snocciolare i dati. Segnalo che su Infodata il nostro Sapomnia (Riccardo Saporiti) ha modificato il grafico che vi mostra in tempo reale la saturazione delle terapie intensive regione per regione. Ora è ancora più chiaro in che situazione siamo. Segnalo che alcuni colleghi su Wired hanno lanciato un appello alle istituzioni affinché si liberino dati dettagliati davvero utili. “E proprio a proposito delle terapie intensive, un indicatore importante della gravità dell’epidemia, è necessario sapere quanti siano i posti effettivamente disponibili” scrivono Saporiti, Dotti e Gentile. “Ma in tempo reale, non quando il commissario Domenico Arcuri trova il tempo per farlo. Perché è verosimile che nelle prossime settimane le regioni mettano in campo nuovi posti letto, come sta avvenendo in Lombardia con la riattivazione del tanto contestato ospedale all’interno della fiera di Milano.”

Non è allarmismo, è che i dati sono allarmanti, e sapevamo anche a giugno (e molti di noi lo ricordavano ogni giorno), che il via libera alle vacanze senza sottoporre nessuno a tampone al rientro (fino a fine agosto) ci avrebbe portato a questa medesima situazione. Ecco, vedete, sto rifacendo l’errore che Goldoni mi ricorda di non fare. Non piangiamo ora sul latte versato: attribuiamo le responsabilità ma guardiamo avanti. In questo momento sono in terrazza, sto bevendo un te alla menta godendomi uno degli ultimi tepori dolomitici ottobrini. L’autunno continua, con colori magnifici, che vi lascio in foto. Avrei dovuto essere a prove di coro a quest’ora, stiamo studiando un Magnificat di Francesco Durante che è una cosa meravigliosa. Ma è meglio così, anche se mi rattrista molto sospendere.

Altri consigli di lettura EP (esenti puttanate) che ho raccolto in settimana sono anzitutto questo articolo scientifico apparso su JAMA a firma di ricercatori di Yale che fa il punto sulla tanto discussa Immunità di gregge a proposito di COVID. Il punto è presto detto: contagiarsi tutti di COVID non è una soluzione per venirne fuori. “Una tale strategia è irta di rischi e inoltre, finora, non vi è alcun esempio di una strategia di immunità di gregge basata su infezioni intenzionali di successo su larga scala.” Il secondo suggerimento è questo articolo scritto dal collega Massimo Sandal per Facta che sintetizza tutto ciò che sappiamo davvero sugli asintomatici. Terzo consiglio di lettura: quanto stanno pesando i contagi nelle scuole? La risposta è su Infodata. Infine, su Le Scienze, la sintesi di cosa dice davvero la letteratura scientifica sull’efficacia dei vari tipi di mascherina.

“Tanto chi non crede a tutto questo non lo convinci dicendogli di leggere questi articoli”. Probabilmente è così: ma magari diamo argomenti validi a chi a casa sua, o al bar, prova a tu per tu a parlare con chi nega la gravità della cosa. A tu per tu si comunica sempre meglio.

(volevo postare il video sempiterno di Jack che ritrae Rose con il Cuore dell’Oceano, ma scopro che Youtube li ha oscurati perché sono contro il pudore. Per un seno. Una scena che è poesia pura. Per parafrasare Paolo Poli: “Pensavo fosse il secolo del sesso, e invece è solo il secolo del cibo”.)

Gli eventi non mancano in queste settimane. Non so se anche per voi è così, ma è un turbinio di incontri, conferenze, festival online. Non è la stessa cosa. Assurdo: me lo aveste chiesto un anno fa, mai avrei risposto così. Giovedì il nostro ufficio OMS di Venezia che si occupa di disuguaglianze di salute (dico “nostro” perché ci collaboro come consulente comunicazione, ma anche “nostro” perché è l’unico ufficio italiano anche se non lo sa nessuno), ha organizzato un #COVIDnar (webinar sul COVID che organizziamo settimanalmente da marzo) a cui ha partecipato sir Michael Marmot. Il Guru mondiale delle disuguaglianze di salute. Colui che ha contribuito a cambiare lo sguardo su come misuriamo la salute della popolazione. Incontro super, come al solito.

Vi lascio sotto alcune slides con i dati che ha presentato su COVID e svantaggio: siamo sulla stessa barca, ma è il Titanic, e c’è Rose in prima classe, mentre Jack è in terza.

Quando lo smartworking sconfina nel work-holism (E quando nel Monaworking)?

In questi giorni la Fondazione Studi Consulenti sul Lavoro ha pubblicato un documento  dal titolo Gli indici “rivelatori” dello sfruttamento del lavoratore nella giurisprudenza di legittimità, che esamina le sentenze della Corte di Cassazione, emesse dal 2015 a oggi sullo sfruttamento dei lavoratore, estrapolando alcuni indici per misurare con più precisione questa condizione.

In sintesi è da ravvisare un’ipotesi di sfruttamento quando sussistono una o più delle seguenti condizioni:

  • reiterate retribuzioni palesemente difformi dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale;
  • una reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
  • accertate violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
  • una sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti”.

Il documento precisa che in queste diciture sono incluse come sfruttamento la mancata previsione di ferie, condizioni di trasporto non igieniche o che costringono il lavoratore a viaggiare in piedi o seduto a terra; l’attività lavorativa prestata sotto minaccia di licenziamento e la mancata autonomia di  recarsi autonomamente all’occorrenza, presso i servizi igienici, dovendo utilizzare, previa autorizzazione del datore di lavoro, una scheda magnetica per essere monitorato. La definizione qui è tratta da una sentenza che riguardava appunto dei braccianti, ma l’obbligo di recarsi ai servizi solo in alcuni precisi e contati momenti della giornata, spesso cadenzati da una campanella, sussiste regolarmente ancora in grossa parte del mondo operaio all’interno della fabbrica. E ancora norma per molti operai in contesti aziendali perfettamente regolari non potersi fisicamente alzare dalla postazione di lavoro se non in momenti prestabiliti.

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Corso di Giornalismo Scientifico presso la Scuola di Giornalismo A. Chiodi di Mestre

Cari amici,

ho il piacere di essere quest’anno fra gli ospiti di questo Corso di Giornalismo Scientifico presso la Scuola di Giornalismo A. Chiodi di Mestre.

Il 14 novembre parleremo di datastorytelling sul COVID.

La formazione è una delle poche cose belle che possiamo fare in questi mesi difficili.

C’è ancora tempo per iscriversi e il prezzo è concorrenziale.