Webinar Gratuito – I 10 errori della comunicazione online in sanità

Cari amici,

all’interno del corso in 10 lezioni online in diretta di HealthCom Program, dove vedremo insieme come costruire insieme una strategia di comunicazione digitale efficace e produttiva, abbiamo pensato di offrirvi un contenuto gratuito preliminare:

un webinar GRATUITO su

“I 10 errori della comunicazione sanitaria online”

che si terrà il 14 maggio 2019 alle ore 15, e durerà circa un’ora.

Esamineremo i 10 errori più comuni che fa chi si occupa di comunicazione sanitaria attraverso l’analisi di esempi italiani e non.

È possibile iscriversi gratuitamente a questo link.

Se ancora non hai dato un’occhiata a HealthCom Program, ti consigliamo di farlo al più presto. 10 lezioni, tutte fruibili online, nel corso di sei mesi, al costo di una pizza ciascuna.

Per portarsi a casa delle competenze solide, pratiche e subito applicabili.

Secondo noi ne vale la pena.

 

PS: secondo voi, che cosa rappresenta questa immagine? I commenti sono aperti!

SPOILER: è la prima slide del webinar gratuito. 

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Mobile health e app: l’orizzonte si avvicina

Reblogged from eColloquia

È innegabile che uno dei maggiori benefici dell’avvento di internet in ambito sanitario è la possibilità di rendere meno distanti chi ha bisogno di cure e chi le sa fornire. Qualcosa che oggi è ancora una sfida, un divenire, più che qualche cosa di compiuto. La parola chiave di questo numero è “Orizzonti” e in questo senso il filo rosso che ha determinato la scelta delle app qui proposte riflette uno dei principali orizzonti della cosiddetta mobile health (m-health): permettere ai medici di arrivare dove altrimenti non sarebbe possibile, non solo in termini di distanza chilometrica. Una prospettiva non individuale, ma di salute collettiva, nell’ottica di un accesso alle cure sempre più uguale.

Qui di seguito proponiamo 5 tentativi di accorciare questo “orizzonte”, fra app e infrastrutture digitali, alcune sviluppate in Italia.

(vai a pagina 42)

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WHO launched an app against Zika

Reblogged from ASSET Project

During the Ebola outbreak in West Africa, the CDC (Centers for Disease Control and Prevention) developed an application that allowed people to share information on the spread of the contagion, which proved to be very useful to monitor the situation. Now that the Zika virus outbreak is raising concerns, would it be possible to use a similar approach? Some weeks ago, the experts of the CDC argued that developing an app to track the spread of Zika virus would not be as effective as it was with Ebola. The main difference being the modality of virus transmission: Ebola infection is conveyed through human contact, while Zika virus is mainly spread through mosquito bites. Therefore, in the case of Zika, tracking the vector of the infection and monitoring the epidemiological situation is harder.

Nevertheless, this does not mean that using a tool like an app is not useful to spread information, especially for health care providers. Some days ago, the World Health Organization (WHO) launched an app for both iOS and Android that contains all the information about Zika virus and its suspected complications. The app is especially designed for health care workers, it provides technical guidance complied by WHO experts and is focused on prevention and diagnosis, through a surveillance training and a facilitator’s guide.

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Da Melbourne arriva la prima spina dorsale bionica (lunga 3 cm)

Reblogged from StartupItalia

Nessuno scheletro artificiale, nessuna macchina ingombrante, ma solo un micro dispositivo impiantabile che permetterà alle persone che non possono camminare di cominciare a sperare. Un team di 39 neurologi e ingegneri ha messo a punto un device che si interfaccia con il cervello registrando l’attività neurale e collegandola agli arti, che possono essere arti bionici oppure esoscheletri. In altre parole invia gli ordini di movimento prodotti dal cervello a gambe e braccia.

Il lato innovativo di questa tecnologia è la sua bassissima invasività, dato che non richiede alcuna operazione al cervello, ma prevede solo un piccolo taglio sul collodel paziente. Si tratta infatti di un sensore di appena 3 cm di lunghezza pochi millimetri di diametro che viene impiantato nei vasi sanguigni vicino al cervello, e che come hanno dimostrato i primi risultati ottenuti in studi pre-clinici condotti su pecore e pubblicati su Nature Biotechnology, è in grado di registrare i segnali provenienti dalla corteccia cerebrale senza bisogno di operazioni al cervello.

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