HIV, scoperto come persiste nel nostro sistema immunitario

OggiScienza

Quando infetta le cellule T del sistema immunitario, il virus dell’HIV ne altera l’espressione genica e ne favorisce la sopravvivenza. Crediti immagine: NIAID, Flickr

RICERCA – Una delle caratteristiche che rende l’HIV un virus particolarmente fastidioso per il nostro organismo e che fa sì che non sia per nulla semplice capire come riuscire a debellarlo è il fatto che la proliferazione del virus non si può al momento arrestare, ma solamente inibire, limitare, attraverso la terapia antiretrovirale. Il problema è che non appena si interrompe la terapia, il virus riprende la sua corsa, come se avesse potuto contare su una “riserva” di cellule T (quelle che il virus attacca per diffondersi), un serbatoio a cui attingere nel momento del bisogno. L’origine e i meccanismi attraverso cui questa riserva virale rimane attiva nei malati sono tuttavia ancora ignoti.

Oggi però si apre una nuova strada verso una possibile risposta…

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Perché è importante (e facilissimo) donare il plasma

OggiScienza

La donazione di plasma è meno impegnativa per l’organismo rispetto a quella di sangue, e potrebbe essere effettuata ogni 15 giorni. Crediti immagine: Master Sgt. Linda Miller, Wikimedia Commons

SALUTE – È notizia di questi giorni che la Toscana è la prima Regione in Italia ad aver introdotto una “etichetta etica” per i prodotti emoderivati, cioè per le donazioni volontarie di plasma da donatori italiani. Le sacche di plasma sono poi inviate all’azienda produttrice di farmaci plasmaderivati – attualmente ce ne è solo una – per la sintesi dei farmaci. Stiamo parlando di prodotti come albumina, immunoglobuline, fattore VIII e altri fattori della coagulazione che sono chiamati farmaci salva-vita utilizzati per esempio per il trattamento di malattie rare come l’emofilia A e B.

“La legge italiana impone che non ci sia alcuna forma di remunerazione per chi dona sangue, plasma e piastrine, al contrario di altri Paesi – spiega Simona…

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Hemafuse, il dispositivo low cost per l’autotrasfusione

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Poter contare su una trasfusione di sangue può fare la differenza fra sopravvivere e morire, e per chi vive in un paese a basso reddito, magari vessato da epidemie che richiedono importanti quantitativi di sangue, l’accesso a una trasfusione può non essere scontato.

Come fare quindi per assicurare quantità sufficienti di sangue nuovo anche in zone colpite da guerre ed epidemie? Un’idea innovativa è quella dell’autotrasfusione, cioè di “depurare” il proprio stesso sangue.

 È questo il meccanismo che sta alla base di Hemafuse, un dispositivo meccanico per l’autotrasfusione intraoperatoria che raccoglie il sangue proveniente da una emorragia interna, riconvertendolo in sangue da utilizzare in situazioni diemergenza. Il dispositivo è un semi-riutilizzabile e può essere utilizzato fino a 50 volte attraverso filtri monouso. Fra un utilizzo e l’altro il corpo principale del dispositivo viene sterilizzato.

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Alzheimer, perché il prelievo di sangue non è ancora diagnosi

OggiScienza

2846621951_4e14ddbc01_zSALUTE –  No, non è vero che a breve sarà possibile sottoporsi a un semplice test di analisi del sangue per sapere con certezza se si ha o meno l’Alzheimer. Il test c’è ed è da anni in fase di sperimentazione, ma oggi come oggi la soglia di sicurezza si aggira intorno al 90%, una percentuale ancora troppo bassa perché si possa considerare raggiunto l’obiettivo, e soprattutto perché questi risultati sperimentali diano il via a una prassi medica. Parole chiare e dirette quelle di Sandro Iannaccone, primario dell’Unità di Riabilitazione Specialistica, disturbi neurologici, cognitivi e motori presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, che ci racconta perché è opportuno andarci piano quando si parla di test diagnostici e Alzheimer.

“Il fatto che un test diagnostico siffatto non possa essere ancora realtà non significa che gli sforzi finora fatti non sono degni di nota, anzi – precisa Iannaccone – la direzione…

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