4 app per conservare la propria identità

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Rendere conto a se stessi della propria identità è una sfida che ognuno di noi affronta nella vita. Può capitare durante un momento di difficoltà passeggero, può succedere all’inizio di una malattia che diventerà invalidante e che ci cambierà – come è la Malattia di Alzheimer – o che ci mette davanti alla paura concreta di non farcela. Ma può anche accadere con una diagnosi di cancro, o dopo un ictus. O ancora, quando stiamo vivendo un periodo di forti cambiamenti, che ci porta ansia, malinconia, paura di non farcela.
Salvaguardare la nostra identità, rimanere noi stessi il più possibile mantenendo le nostre attività, la possibilità di continuare a fare ciò che ci rende felici pur ridefinendola sotto alcuni aspetti, è dunque fondamentale per vivere un cambiamento quale è la malattia, rimanendo saldi con noi stessi. In questo numero Dr Geek propone 5 fra app e piattaforme pensate per aiutare il paziente e i suoi familiari in questa prospettiva.

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Alzheimer, tutto comincia nel reticolo

OggiScienza

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SALUTE – “Premessa: è impreciso dire che abbiamo svelato il meccanismo che origina l’Alzheimer – ci tiene a precisare Antonino Cattaneo, autore di uno studio apparso su Nature Communication e ripreso dalle varie agenzie di stampa – quello che abbiamo effettivamente scoperto è qual è la parte esatta della cellula nervosa dove si formano le strutture tossiche che sono responsabili della malattia, ovvero il reticolo endoplasmico.”

Questa è una precisazione assai importante per evitare fraintendimenti e facili sensazionalismi, e fondamentale anche per comprendere la rilevanza di una scoperta come quella del gruppo del dottor Cattaneo, neurobiologo, direttore del laboratorio sulle Malattie neurodegenerative dell’Ebri (European Brain Research Institute) e docente della Scuola Normale Superiore di Pisa. Non si tratta dunque di aver capito come si origina e dunque come sconfiggere l’Alzheimer, ma di aver trovato la sorgente che produce le sostanze tossiche che danneggiano il cervello, gli oligomeri, e di…

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Alzheimer, perché il prelievo di sangue non è ancora diagnosi

OggiScienza

2846621951_4e14ddbc01_zSALUTE –  No, non è vero che a breve sarà possibile sottoporsi a un semplice test di analisi del sangue per sapere con certezza se si ha o meno l’Alzheimer. Il test c’è ed è da anni in fase di sperimentazione, ma oggi come oggi la soglia di sicurezza si aggira intorno al 90%, una percentuale ancora troppo bassa perché si possa considerare raggiunto l’obiettivo, e soprattutto perché questi risultati sperimentali diano il via a una prassi medica. Parole chiare e dirette quelle di Sandro Iannaccone, primario dell’Unità di Riabilitazione Specialistica, disturbi neurologici, cognitivi e motori presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, che ci racconta perché è opportuno andarci piano quando si parla di test diagnostici e Alzheimer.

“Il fatto che un test diagnostico siffatto non possa essere ancora realtà non significa che gli sforzi finora fatti non sono degni di nota, anzi – precisa Iannaccone – la direzione…

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