Viaggiatori pericolosi: le malattie infettive nel mondo

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Immaginiamo di trovarci in una piccola biblioteca, dove non si trovano i best seller del momento, ma le opere sempiterne che verdeggiano nei programmi scolastici. Girandoci a destra incontreremmo prima di tutto il reparto dedicato agli Antichi, dove sono narrate tra le altre cose le vicende di Atene e dei suoi Pericle. Voltandosi a sinistra invece scorgeremmo gli antri misteriosi del cosiddetto Medioevo, dalle Sacre Scritture dove si racconta di colui che guariva i lebbrosi, alle vicende ludiche e amorose dei giovinetti decantati nel Decameron.
Sbarcheremmo oltreoceano, facendo la conoscenza dei vari Herman Cortes che hanno dettato la fine e l’inizio di un popolo. Esploreremmo poi i misteri dell’Universo con Galileo Galilei, in una cascina alle porte di Firenze e per concludere non mancherebbe Alessandro Manzoni, con i suoi Promessi Sposi e il suo lieto fine risorgimentale.
La nostra storia è dipesa in maniera definitiva dalle conseguenze delle epidemie che nel corso dei secoli hanno colpito il nostro pianeta: dalla peste al vaiolo, dal colera alla tubercolosi, dal morbillo all’aviaria, passando per l’AIDS.

I numerosi passi in avanti della scienza medica hanno fatto sì che nell’ultimo secolo l’Occidente abbia legato la maggior parte di queste epidemie alla storia, mentre i dati che vengono annualmente raccolti e analizzati dall’OMS illustrano come la maggior parte di queste malattie risiedano ancora oggi nel nostro pianeta, Europa e Italia incluse. Inoltre, i dati mostrano che oggi esistono sì dei contagi che interessano quasi unicamente i paesi in via di sviluppo, come il colera, la peste, la malaria, la meningite o la polio, ma che al contempo ce ne sono altri da cui anche l’Occidente è ben lungi dall’essere incontaminato, come la tubercolosi e la lebbra. Oltre, ovviamente, all’influenza.

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Immobiliare: il mercato in calo nonostante il Plafond Casa

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Male il sud con il 10% in meno rispetto al 2012, mentre a pagare le rate del mutuo più salate sono i cittadini del centro Italia

Il Plafond Casa è partito da un mese. Lo scopo è dare una possibilità in più alle famiglie di ottenere un mutuo a tasso agevolato per l’acquisto della prima casa o per effettuare ristrutturazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica. Il Governo Renzi, ha stanziato infatti 2 miliardi di euro che verranno presi dalla Cassa depositi e prestiti e messi a disposizione delle banche, perché queste ultime possano erogare mutui agevolati. Una convenzione dunque tra la Cassa depositi e prestiti e le banche aderenti che permetterà ai cittadini che posseggono certi requisiti, come come coppie giovani o che hanno un disabile in famiglia, di ottenere un mutuo a lungo termine, fino a 30 anni, a condizioni più favorevoli.

Il Plafond casa prevede un massimo di 100 mila euro per interventi di ristrutturazione, 250 mila euro per l’acquisto di un’abitazione principale senza interventi di ristrutturazione e 350 mila euro per l’acquisto di un’abitazione principale con accrescimento dell’efficienza energetica sulla stessa abitazione, il tutto con finanziamenti rimborsati a 10, 20 o 30 anni. L’accesso è semplice: si tratta di recarsi in una delle banche aderenti e richiedere di poter accedere all’agevolazione; ogni banca poi deciderà in base ai propri regolamenti interni se c’è la possibilità di erogare o meno il mutuo. L’accesso infatti sarà “a sportello” fino a esaurimento dei finanziamenti, che sono fissati a 150 milioni di euro per ciascuna banca aderente.

L’accesso è semplice dunque, almeno sulla carta. Dal punto di vista pratico però sembra che l’esistenza del Plafond non sia stata ancora pienamente recepita. Come si legge da un aggiornamentodatato 19 marzo sul sito web personale del Ministro Maurizio Lupi che è stato tra i promotori del Plafond, ad oggi si segnalano casi di ‘Cittadini che si sono presentati allo sportello delle banche che hanno aderito al Plafond casa per richiedere il mutuo per l’acquisto della prima casa o per la ristrutturazione e che si sono sentiti rispondere “Non ne sappiamo nulla”’. Il ministro Lupi però rassicura: “Ho girato queste mail a CDP e all’ABI perché verifichino che cosa è successo e risolvano il problema.”

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