Attività fisica per prevenire il cancro: un nuovo studio lo conferma

OggiScienza

Una corsa di media distanza è in grado di ridurre sostanzialmente la concentrazione di acidi biliari nel sangue, soprattutto quelli più nocivi, che concorrono alla patogenesi dei tumori del pancreas, delle vie biliari, dello stomaco e del colon-retto. Crediti immagine: Hamza Butt, Flickr

SALUTE – Tutti siamo a conoscenza del fatto che fare un po’ di attività fisica tre volte alla settimana sia un toccasana per la nostra salute, sia in termini cardiovascolari che per ridurre il rischio di sviluppare il cancro. Ma se riguardo al rischio cardiovascolare è più semplice per chiunque intuire il valore del movimento fisico come riduzione della pressione sanguigna e dei livelli di colesterolo cattivo nel sangue, il fatto che una corsa un paio di volte la settimana possa costituire un bonus per il rischio tumorale, come può esserlo smettere di fumare, è solitamente più difficile da comprendere. Eppure le evidenze scientifiche non mancano…

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Vaccini e screening: qualche dato sulla prevenzione in Italia

OggiScienza

SALUTE – La notizia di un aumento del 230% dei nuovi casi di morbillo in Italia nel gennaio 2017 rispetto ai mesi appena precedenti sta rimbalzando su tutti i giornali. Un dato su cui si tende a calcare la mano per ribadire la necessità di migliorare ulteriormente la copertura vaccinale, soprattutto in alcune aree d’Italia. Sono ben note le ragioni per cui è di primaria importanza per la salute di tutti vaccinare i propri figli contro il morbillo e altre malattie infettive, così come l’assenza di effetti collaterali gravi dovuti al vaccino, autismo compreso, e OggiScienza ne ha già ampiamente parlato per esempio quiqui e qui. Tuttavia la realtà non è per niente confortante.

È necessario tuttavia contestualizzare questo dato, per evitare di far pensare agli albori di un’epidemia di morbillo mai vista prima. Se andiamo a esaminare i dati forniti da Epicentro, il portale dell’Istituto Superiore…

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Come contrastare l’epidemia di violenza sulle donne? Ancora scarse le informazioni sull’efficacia dei trattamenti

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Ad allarmare, quando si parla di violenza sulle donne – violenza di qualsiasi tipo, fisica e mentale – non è solo la prevalenza, ma anche la cronicità. Statisticamente, una grossa fetta delle donne che è stata vittima di violenza una volta lo sarà ancora, e in molti casi per molto tempo. E nella maggior parte dei casi  a perpetrare la violenza è il partner.

Una relazione su tre nel mondo (dato WHO, 2013) ha incluso una qualche forma di violenza, e non parliamo solo di paesi in cui i diritti della donna non sono ancora equiparati a quelli dell’uomo nemmeno sulla carta: nei paesi ricchi, circa una donna su 4, il 23%, ha sperimentato violenza da parte del partner, e il 12,6% da parte di sconosciuti. Sono numeri agghiaccianti, perché mostrano senza troppi giri di parole che non siamo ancora riusciti a frenare questo fenomeno, nonostante i progetti messi in piedi, le raccomandazioni delle Organizzazioni Internazionali, le campagne che ciclicamente ci propongono i mass media.

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Dieci anni di LEA

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Abbiamo cominciato a conoscere il termine LEA ormai quasi 15 anni fa.
I Livelli Essenziali di Assistenza sono stati fissati dal DPCM del 29 novembre 2001, che per la prima volta in Italia ha stabilito nero su bianco che l’assistenza sanitaria dovesse essere garantita e accessibile a tutti a livello regionale.
I LEA sono infatti le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.
Oggi a distanza di oltre un decennio il Ministero della Salute ha pubblicato un documento approfonditosullo stato attuale dei LEA regione per regione con aggiornamento all’anno 2012. Un primo monitoraggio dei risultati di dieci anni di azione, per capire – anche in relazione all’aggiornamento del decreto relativo al Sistema di Garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria previsto dal Patto per la salute 2014-2016 – se c’è ancora del lavoro da fare per raggiungere standard efficienti. E soprattutto per un’omogeneità dal punto di vista sanitario che dovrebbe caratterizzare un paese. Oltre a permettere di individuare più facilmente le aree dove è più necessario intervenire a livello economico.
Il primo aspetto sottolineato proprio dal report del Ministero è proprio la questione delle differenze regionali in termini di prevenzione, controllo, assistenza domiciliare agli anziani e disabili, tasso di ospedalizzazione e cura, argomento di cui Scienza in Rete si era già occupata ampiamente anche qui. Un’elevata eterogeneità sia per quanto riguarda la domanda di prestazioni sanitarie, sia nell’erogazione delle prestazioni, dei livelli essenziali di assistenza da parte delle reti di offerta.

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