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Reblogged from Scienza in Rete

Immaginiamo di trovarci in una piccola biblioteca, dove non si trovano i best seller del momento, ma le opere sempiterne che verdeggiano nei programmi scolastici. Girandoci a destra incontreremmo prima di tutto il reparto dedicato agli Antichi, dove sono narrate tra le altre cose le vicende di Atene e dei suoi Pericle. Voltandosi a sinistra invece scorgeremmo gli antri misteriosi del cosiddetto Medioevo, dalle Sacre Scritture dove si racconta di colui che guariva i lebbrosi, alle vicende ludiche e amorose dei giovinetti decantati nel Decameron.
Sbarcheremmo oltreoceano, facendo la conoscenza dei vari Herman Cortes che hanno dettato la fine e l’inizio di un popolo. Esploreremmo poi i misteri dell’Universo con Galileo Galilei, in una cascina alle porte di Firenze e per concludere non mancherebbe Alessandro Manzoni, con i suoi Promessi Sposi e il suo lieto fine risorgimentale.
La nostra storia è dipesa in maniera definitiva dalle conseguenze delle epidemie che nel corso dei secoli hanno colpito il nostro pianeta: dalla peste al vaiolo, dal colera alla tubercolosi, dal morbillo all’aviaria, passando per l’AIDS.

I numerosi passi in avanti della scienza medica hanno fatto sì che nell’ultimo secolo l’Occidente abbia legato la maggior parte di queste epidemie alla storia, mentre i dati che vengono annualmente raccolti e analizzati dall’OMS illustrano come la maggior parte di queste malattie risiedano ancora oggi nel nostro pianeta, Europa e Italia incluse. Inoltre, i dati mostrano che oggi esistono sì dei contagi che interessano quasi unicamente i paesi in via di sviluppo, come il colera, la peste, la malaria, la meningite o la polio, ma che al contempo ce ne sono altri da cui anche l’Occidente è ben lungi dall’essere incontaminato, come la tubercolosi e la lebbra. Oltre, ovviamente, all’influenza.

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