Clima: un nuovo database sulle temperature degli ultimi 2000 anni

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Ricostruire le temperature al tempo di Giulio Cesare, di Carlo Magno, di Leonardo da Vinci, del Re Sole e di Charles Dickens: Oggi è già possibile, ma d’ora in avanti esse saranno sempre più accurate grazie al nuovo database, coordinato da PAGES2k, appena pubblicato su Scientific Data, il portale di Nature dedicato alla raccolta dei dati relativi alle variazioni del clima degli ultimi 2000 anni.
Un database aperto, consultabile gratuitamente da tutti, che raccoglie 692 record provenienti da 648 posizioni in tutto il mondo (vedi Figura 1) sia dalle regioni continentali che dai principali bacini oceanici. Anelli degli alberi, campioni di ghiaccio, sedimenti, coralli, e qualsiasi altro tipo di archivio paleoclimatico, che rappresentano la raccolta più completa di informazioni sul cambiamento globale della temperatura nel corso degli ultimi duemila anni.

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Il grano alla prova del climate change

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Quando pensiamo alle grandi carestie del passato, per esempio quella dell’inizio del XIV secolo che ha messo in ginocchio l’Europa per quasi un decennio, dovuta alla presenza di piogge massicce e continuate che uccidevano i raccolti, ci sentiamo in qualche modo molto lontani da questo tipo di esperienza. Eppure, anche oggi i cambiamenti climatici impattano notevolmente sulla produzione agricola, basti pensare alla grossa crisi nella produzione di grano che ha dovuto affrontare la Francia nel 2016.
Secondo uno studio pubblicato in questi giorni su Environmental Research Letters, lo stress dovuto alle ondate di calore, alla siccità o all’eccesso di acqua spiegherebbe ben il 40% delle variazioni dei rendimenti del grano da un anno all’altro.
Ci sbaglieremmo poi se pensassimo che oggi il grano non sia importante come lo era in passato: nel 2010 esso ha rappresentato il 20% di tutte le calorie alimentari su scala mondiale e svolge un ruolo rilevante nella sicurezza alimentare in tutto il mondo, specie in alcuni Paesi particolarmente dipendenti dalla produzione di questo cereale. Il grano occupa circa 2,1 milioni di km2 di terreno nel nostro pianeta, il che lo rende la coltura più abbondante del mondo, con una produzione complessiva di oltre 700 milioni di tonnellate (dato 2010).
Lo studio in questione ha esaminato le rese di grano dal 1980 al 2010, a livello globale e su scala nazionale, utilizzando una combinazione di indicatori per le anomalie climatiche dovute a ondate di calore, periodi di siccità e precipitazioni intense, per poi sviluppare un indicatore – il combined stress index (CSI) – in grado di descrivere le caratteristiche spazio-temporali dei processi fisici sottostanti nelle diverse aree del mondo. Lo stress termico sulle coltivazioni di grano è infatti aumentato notevolmente nel periodo 1980-2010, soprattutto a partire dalla metà degli anni Novanta. Quello che è emerso è che, contrariamente alla percezione comune, in molti Paesi l’eccesso di acqua influenza la produzione di grano più della siccità. Le precipitazioni eccessive e la copertura nuvolosa maggiore, specialmente durante le fasi di sviluppo sensibili della coltura, riducono di molto i rendimenti, poiché aiutano i parassiti e le malattie a proliferare e rendono più difficile per le piante raggiungere l’ossigeno e la luce di cui hanno bisogno.

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Climate change: che ne pensano gli elettori statunitensi?

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Secondo un recente sondaggio di Pew Research, il noto centro di ricerca USA, condotto fra maggio e giugno 2016, gli elettori repubblicani e democratici la pensano in modo profondamente differente sull’esistenza del cambiamento climatico e sulle sue conseguenze, così come è differente il grado di fiducia nei confronti degli scienziati. Gli elettori repubblicani – che, non dimentichiamo, rappresentano al momento circa il 40% degli adulti statunitensi – in media sono infatti non solo meno consapevoli della gravità della situazione climatica odierna, ma ritengono che gli scienziati non ci stiano dicendo proprio tutta la verità. Quello che emerge dall’analisi di Pew è una differenza di sguardo fra le due fazioni politiche – più negativo fra i repubblicani e più ottimista fra i democratici – circa la nostra possibilità di fare qualcosa per invertire la rotta. La maggioranza dei repubblicani conservatori, infatti, crede che ciascuna delle sei azioni per affrontare il cambiamento climatico potrà fare ben poca differenza e, di conseguenza, la consapevolezza della responsabilità individuale nei confronti dell’ambiente rimane molto bassa fra gli elettori repubblicani, in particolare fra i più conservatori. Un dato su tutti: solo il 15% dei repubblicani conservatori ritiene che il riscaldamento globale sia dovuto essenzialmente all’attività umana, contro il 30% dei repubblicani moderati, il 63% dei democratici più conservatori, mentre fra i liberal democratici, 8 su 10 concorda sulla responsabilità umana di questo fenomeno.

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Doha2012: an (environ)mental issue.

paris 09   8eme 028I start this part of my blog focusing on a theme that I feel so important: the awareness of climate risk.

Some days ago, I had the possibility to attend a conference at Sissa (trieste), illuminated by the energy of Luca Mercalli, one of the most active italians in the field of environmental risk communication.

 

He said that communicate sciences is like cooking,  in the sense that we must – first of all – put science communication into a wider perspective, considering the environmental problems only as the tip of the iceberg.

I agree with this idea: I think that the environmental problems we have now are the consequences of our narrow minded short-term, that considers  environmental issues only as  a column between other news.

In this sense, I link here some examples of how the most important  italian online newspapers have communicated today the beginning of the 18 ONU’s conference about Climate Changes in Doha (Qatar). To explore more the news, reflecting once again on what these environmental problems are essentially mindset issues.

ps: some national newspapers are not mentioned here. That because they have not talked about the news yet.

 And now, Mesdames et messieurs, the links:

http://www.corriere.it/ambiente/12_novembre_26/qatar-conferenza-onu-clima-doha_6f09a19e-37b8-11e2-94e7-603de4c26bba.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/26/cop18-lobiettivo-di-andare-oltre-kyoto/427073/

http://www.lastampa.it/scienza/ambiente?refresh_ce

http://www.repubblica.it/ambiente/2012/11/26/news/conferenza_doha_clima-47473137/

http://www.unita.it/ambiente/clima-al-via-summit-di-doha-br-kyoto-2-e-intesa-globale-1.468663