Un giornalismo dal basso fa le pulci alle elezioni USA

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Quis custodiet ipsos custodes? Chi controllerà i controllori? A chiederselo è Giovenale in una delle sue Satire. Siamo fra il I e il II secolo dopo Cristo, la Colonna Traiana illustra le gesta di un Impero Romano che si estende fino al Danubio. Nel poco soleggiato indomani delle elezioni americane, la domanda ritorna con tutta la sua urgenza, e un punto di partenza lo fornisce la rete. La democrazia nell’era di Internet ha assunto nuove forme, e una di queste – forse la più autentica – è il fact checking, la possibilità di un processo dal basso di controllo sui meccanismi di controllo stessi. Un’accezione di partecipazione nuova, per lo meno numericamente.

Matt Groening e colleghi – la satira da sempre anticipa i tempi – raccontarono brillantemente il fenomeno durante le elezioni del 2008, con un Homer Simpson accigliato davanti alla “voting machine” mentre cerca di votare per Obama, finendo solo per regalare una marea di voti al senatore Mc Cain.

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Climate change: che ne pensano gli elettori statunitensi?

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Secondo un recente sondaggio di Pew Research, il noto centro di ricerca USA, condotto fra maggio e giugno 2016, gli elettori repubblicani e democratici la pensano in modo profondamente differente sull’esistenza del cambiamento climatico e sulle sue conseguenze, così come è differente il grado di fiducia nei confronti degli scienziati. Gli elettori repubblicani – che, non dimentichiamo, rappresentano al momento circa il 40% degli adulti statunitensi – in media sono infatti non solo meno consapevoli della gravità della situazione climatica odierna, ma ritengono che gli scienziati non ci stiano dicendo proprio tutta la verità. Quello che emerge dall’analisi di Pew è una differenza di sguardo fra le due fazioni politiche – più negativo fra i repubblicani e più ottimista fra i democratici – circa la nostra possibilità di fare qualcosa per invertire la rotta. La maggioranza dei repubblicani conservatori, infatti, crede che ciascuna delle sei azioni per affrontare il cambiamento climatico potrà fare ben poca differenza e, di conseguenza, la consapevolezza della responsabilità individuale nei confronti dell’ambiente rimane molto bassa fra gli elettori repubblicani, in particolare fra i più conservatori. Un dato su tutti: solo il 15% dei repubblicani conservatori ritiene che il riscaldamento globale sia dovuto essenzialmente all’attività umana, contro il 30% dei repubblicani moderati, il 63% dei democratici più conservatori, mentre fra i liberal democratici, 8 su 10 concorda sulla responsabilità umana di questo fenomeno.

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