Clima: un nuovo database sulle temperature degli ultimi 2000 anni

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Ricostruire le temperature al tempo di Giulio Cesare, di Carlo Magno, di Leonardo da Vinci, del Re Sole e di Charles Dickens: Oggi è già possibile, ma d’ora in avanti esse saranno sempre più accurate grazie al nuovo database, coordinato da PAGES2k, appena pubblicato su Scientific Data, il portale di Nature dedicato alla raccolta dei dati relativi alle variazioni del clima degli ultimi 2000 anni.
Un database aperto, consultabile gratuitamente da tutti, che raccoglie 692 record provenienti da 648 posizioni in tutto il mondo (vedi Figura 1) sia dalle regioni continentali che dai principali bacini oceanici. Anelli degli alberi, campioni di ghiaccio, sedimenti, coralli, e qualsiasi altro tipo di archivio paleoclimatico, che rappresentano la raccolta più completa di informazioni sul cambiamento globale della temperatura nel corso degli ultimi duemila anni.

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Ecco come predire i cambiamenti climatici con maggior precisione

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Lo ha illustrato sulle pagine di Science di maggio un gruppo di ricercatori provenienti da Princeton, da Harvard e dall’Environment Defence Fund statunitense: per una valutazione il più possibile aderente alla realtà degli effetti delle alte concentrazioni di gas serra come diossido di carbonio e metano sui cambiamenti climatici è necessario sempre di più esaminare in parallelo due situazioni: lo scenario fra 100 anni e quello fra 20 anni. Prediligere, come spesso accade, lo scenario a lungo termine per la valutazione delle azioni da mettere in campo è uno sguardo che alla lunga si rivelerà miope.
I cosiddetti Global warming potentials (GWPs), l’unità di misura che esprime l’impatto di un certo gas serra relativamente all’effetto della CO2, sono diventati oggi un elemento essenziale delle politiche climatiche. Questo – si legge – nonostante si basino su un bias ben noto: i GWPs non evidenziano il gap fra gli obiettivi a breve termine e quelli a lungo termine. Lo scenario più comune, il GPW100 si focalizza infatti su una scala temporale di 100 anni, diluendo in qualche modo gli effetti a breve termine degli inquinanti climatici, ma ciò fa sì che il modello consideri anche l’effetto di inquinanti che nella realtà non sarebbero più presenti in atmosfera dopo un paio di decenni.

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Valutare l’impatto dei rischi climatici sul sistema finanziario

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L’urgenza di stimare l’impatto dei rischi climatici sul sistema finanziario è sempre più riconosciuta tra gli studiosi e professionisti. Se da ogni parte – o quasi – si invocano con urgenza politiche orientate alla sostenibilità e resilienza, in grado di arrestare il riscaldamento globale e mitigare le conseguenze che già hanno iniziato a colpire il nostro pianeta, dall’altro lato non possiamo chiudere gli occhi davanti al fatto che la finanza globale ruota anche intorno a ciò che ha creato il problema climatico, come ad esempio i combustibili fossili, dove consapevolmente o meno investitori grandi e piccoli hanno investito il proprio denaro.
In questa direzione ha lavorato un gruppo di ricercatori dell’Università di Zurigo, che su
Nature Climate Change ha pubblicato la propria metodologia per testare come l’introduzione rapida di nuove politiche climatiche stresserebbe il mercato azionario globale. «Nel nostro studio abbiamo osservato che una grossa parte dei portafogli azionari degli investitori, in particolare per i fondi di investimento e per quelli pensionistici, riguarda settori che verrebbero toccati da cambiamenti nelle politiche climatiche» commenta Stefano Battiston, uno dei ricercatori che ha lavorato al progetto.
L’analisi si è basata sui dati delle partecipazioni di tutte le società quotate in Europa e negli USA, sui dati di bilancio delle prime 50 banche europee quotate e sulle esposizioni finanziarie nei diversi settori.
Il test ha permesso ai ricercatori di avanzare due previsioni: primo, che l’introduzione di politiche ambientali nuove dovrebbe avere piccole conseguenze sulle principali banche europee, ma un effetto più marcato sui fondi pensione. Inoltre, che politiche climatiche rapide e stabili non implicherebbero un rischio sistemico, cosa che invece accadrebbe con più facilità se le nuove misure venissero introdotte in modo incerto.

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Conto alla rovescia per gli effetti del clima sulla salute

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L’hanno chiamato The Lancet Countdown, il conto alla rovescia, l’iniziativa multidisciplinare lanciata questa mattina in occasione di COP22 sul clima che si sta svolgendo in Marocco. Obiettivo: monitorare e analizzare gli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute delle popolazioni. Un’iniziativa enorme, che vedrà il contributo di 48 esperti di spicco provenienti da tutto il mondo e di 16 istituzioni partner, da quelle che operano a livello locale, fino alle organizzazioni internazionali, fra cui le Nazioni Unite stesse, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la World Meteorological Organisation (WMO).

Una sfida epocale e più che mai necessaria, nel momento in cui le maggiori organizzazioni mondiali – WHO in testa – concordano sul fatto che il cambiamento climatico è IL problema sanitario del XXI secolo. “The Lancet Countdown” giunge infatti in un momento cruciale per la cooperazione internazionale e l’azione nazionale sui cambiamenti climatici, dopo la ratifica dell’accordo di Parigi e il lancio dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo sostenibile a livello mondiale.

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