La filosofia secondo l’ANVUR

Reblogged from Scienza in Rete

Quello delle valutazioni dei dipartimenti di filosofia è un tema delicato e molto controverso. Abbondano i ranking a livello mondiale, il più recente dei quali sembra premiare al primo posto nel mondo l’Università di Pittsburgh, che certo non spicca fra le università più note al mondo per la filosofia. Si tratta di classifiche basate nella maggior parte dei casi su pochi indicatori, quali per esempio le citazioni dei ricercatori o la “reputazione” del dipartimento, che lasciano per ovvie ragioni il tempo che trovano, oltre a produrre un risultato di scarsa importanza, come un paragone fra dipartimenti diversi per paese, dimensione, composizione e via dicendo.

Altra cosa invece è cercare di valutare il livello della produzione dei dipartimenti umanistici di uno specifico paese, dipartimento per dipartimento e settore per settore, con l’obiettivo di capire con quali risultati vengono spesi i soldi pubblici. È questo l’obiettivo per esempio dell’ultimo rapporto di ANVUR sulla qualità della ricerca, già ampiamente discusso in particolare riguardo alla ricerca scientifica anche da Scienza in Rete, ma su cui è interessante soffermarsi nuovamente per osservare un altro panorama: quello della ricerca prodotta dai dipartimenti di filosofia, che all’interno delle classificazioni di ANVUR è contenuta nell’area 11 a.

Un bilancio positivo

“Il risultato complessivo di questo rapporto è positivo: avevamo fissato una soglia del 10% di prodotti valutati come eccellenti, e ci siamo ritrovati una percentuale di prodotti eccellenti ben oltre questo valore”. A parlare è Carlo Natali, professore Ordinario di Filosofia Antica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché sub-ccordinatore per filosofia dell’area 11a. Inoltre – e questo è un altro risultato positivo emerso – il rapporto ha evidenziato come vi siano sempre meno docenti universitari “inattivi”, cioè che lavorano nei dipartimenti di filosofia senza pubblicare nulla, cosa che  – precisa Natali – era abbastanza comune fino a qualche anno fa e che ora è tenuta meglio sotto controllo.

Read More

I pesticidi non sono necessari, lo dice l’ONU

Reblogged from Rivista Micron

Come è noto, la popolazione mondiale è destinata a raggiungere i 9 miliardi di abitanti nel 2050. Di pari passo l’industria dei pesticidi, un mercato che vale circa 50 miliardi di dollari l’anno, è considerata vitale per proteggere le colture e di garantire forniture alimentari sufficienti.
Non tutti però la pensano così, e le organizzazioni internazionali cominciano a porre dei dubbi. Secondo quanto emerge da un rapporto reso noto dalle Nazioni Unite, i pesticidi non sarebbero infatti un’ arma necessaria per garantire quantità di cibo sufficienti per una popolazione mondiale così in rapida crescita: i danni da essi prodotti sarebbero infatti ben peggiori dei benefici che produrrebbero, sia in termini di inquinamento del suolo, che – di conseguenza – di salute della popolazione. Insomma, la necessità di usare i pesticidi sarebbe un mito: il problema non sono le quantità di cibo che dobbiamo produrre, ma come questo cibo deve essere meglio distribuito in modo che nessuno rimanga indietro.

Read More