Il mal d’aria che continua a colpire l’Europa

Reblogged from Rivista Micron

Nel 2014-2015 è come se fosse sparita dall’Europa tutta Bologna, periferie comprese, solo per le polveri sottili. Sono oltre 400 mila infatti gli europei morti prematuramente nel 2015 a causa di emissioni di particolati, dovute al trasporto su strada, all’agricoltura, alle centrali elettriche, all’industria e ai nuclei domestici. Gli impatti stimati sulla popolazione dell’esposizione a concentrazioni di NO2 e O3 in 41 paesi europei nel 2014 sono stati invece rispettivamente di 78 mila e 14 mila morti premature all’anno.
Questo emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, pubblicato il 6 ottobre scorso, che ha esaminato i dati di oltre 2500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa nel 2015.
A questi dati dobbiamo aggiungere anche quelli provenienti da altre fonti di inquinamento che vanno ad aggravare la situazione. Basti pensare alla notizia resa nota qualche settimana fa da uno studio condotto da Orb Media, un organizzazione non profit di Washington sul The Guardian, avrebbe rinvenuto nell’83% delle acque correnti di tutto il mondo fibre di plastica microscopiche che renderebbero l’acqua contaminata.

Read More

4 app per conservare la propria identità

Reblogged from eColloquia

Rendere conto a se stessi della propria identità è una sfida che ognuno di noi affronta nella vita. Può capitare durante un momento di difficoltà passeggero, può succedere all’inizio di una malattia che diventerà invalidante e che ci cambierà – come è la Malattia di Alzheimer – o che ci mette davanti alla paura concreta di non farcela. Ma può anche accadere con una diagnosi di cancro, o dopo un ictus. O ancora, quando stiamo vivendo un periodo di forti cambiamenti, che ci porta ansia, malinconia, paura di non farcela.
Salvaguardare la nostra identità, rimanere noi stessi il più possibile mantenendo le nostre attività, la possibilità di continuare a fare ciò che ci rende felici pur ridefinendola sotto alcuni aspetti, è dunque fondamentale per vivere un cambiamento quale è la malattia, rimanendo saldi con noi stessi. In questo numero Dr Geek propone 5 fra app e piattaforme pensate per aiutare il paziente e i suoi familiari in questa prospettiva.

Read More

Malaria, chikungunya e migranti

Reblogged from Corriere della Sera

Alcuni casi di malattie infettive che vengono riportati dalle cronache inducono a ipotizzare “migranti untori”, carichi di malattie infettive. Di recente è stata la volta di due malattie “esotiche”: la chikungunya e la malaria. Riguardo alla malaria, dopo il caso di Trento del mese scorso, è di alcuni giorni fa la notizia di quattro braccianti extracomunitari, tre magrebini e un sudanese, ricoverati nel reparto Infettivi dell’ospedale di Taranto. A poco sono valse in questo caso le rassicurazioni della stessa ASL sul fatto che questi lavoratori fossero senza dubbio stati infettati, in Italia, vivendo nel nostro Paese da un periodo ben maggiore rispetto ai 20 giorni che richiede l’incubazione della malattia. Approfondendo le caratteristiche dell’incubazione e del contagio di queste malattie, però, e controllando i dati dei controlli alla frontiera sulla salute dei migranti, ci si può rendere conto che gli sbarchi non possono essere messi in relazione con la diffusione di malattie come la malaria o la chikungunya. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento che recita: «fra migrazioni e malattie trasmissibili non vi è nessuna associazione sistematica».

Dati sulla malaria

«Sia nel caso della chikungunya sia della malaria, si tratta di malattie per la maggior parte importate nel nostro Paese dal turismo, e che molto raramente possono essere veicolate attraverso viaggi lunghi e difficili come quelli affrontati da chi sbarca sulle nostre coste in fuga dal proprio Paese. E in ogni caso, anche qualora davvero si avesse il caso di un migrante che giunge malato in Italia, questi verrebbe individuato ancor prima dello sbarco o nelle fasi immediatamente successive» spiega Giovanni Baglio, epidemiologo dell’INMP, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, in prima linea nella gestione degli aspetti sanitari degli sbarchi. I dati a conferma si trovano nelle recenti Linee Guida sulla salute dei migranti, pubblicate a giugno 2017. Nel periodo 2010-2015 – si legge – sono stati notificati 3.633 casi di malaria in Italia, che hanno provocato 4 morti. Sono risultati autoctoni (cioè frutto di contagi avvenuti in Italia) 7 casi. Per gli altri 3.626 casi, nell’80% si è trattato di stranieri rientrati temporaneamente nel Paese di origine e lì contagiati prima del loro rientro in Italia (81% di questo 80%) o di richiedenti asilo al primo ingresso in Italia (13% di questo 80%, in ogni caso individuati e curati). Nel restante 20%, la malattia ha riguardato italiani che si erano recati all’estero per lavoro, turismo, volontariato o missione religiosa. Da queste percentuali, emerge che su 3.633 casi di malaria, 2.349 sono di stranieri residenti tornati in visita al Paese di origine e lì contagiati, 725 sono italiani che si erano recati all’estero per turismo o lavoro e solo 377 i migranti giunti in Italia su un barcone.

 

Read More