Tutti i debiti che lo Stato non ha ancora saldato

Reblogged from pagina99

Pubblica amministrazioneStato, Regioni ed enti locali non hanno ancora pagato quanto dovevano entro l’estate, come annunciato da Renzi nel salotto di Bruno Vespa. In totale 75 miliardi di euro. Dal 2013 a oggi ne sono stati stanziati 57 finiti soprattutto in sanità.

La pubblica Amministrazione non ha saldato i suoi debiti entro la fine dell’estate come promesso dal presidente del consiglio Renzi. E’ passato un mese e per pagare pagari i 75 miliardi di euro di spesa commerciale dovuti, sono stati resi disponibili per il momento 57 miliardi di euro, di cui 38,4 miliardi sono già stati erogati agli enti debitori e 31,3 miliardi, cioè il 53%, sono già stati pagati agli enti creditori.   Sono tanti, sono pochi questi 38,4 miliardi di euro? In realtà, se andiamo a vedere i dati, questo 53% rappresenta una media poco significativa, dal momento che 10 miliardi di questi 57 sono quelli previsti dalle leggi promulgate negli ultimissimi mesi, e dunque non è così strano che grossa parte delle risorse non sia ancora stata effettivamente erogata. Bisogna insomma, guardare passo a passo cosa è stato fatto e cosa no.   I 57 miliardi sono la somma totale finora stanziata dal governo in quattro momenti, rispettivamente dal D.L. 35/2013 che ha messo a disposizione la fetta più grossa cioè i primi 40 miliardi di euro, dal D.L. 102/2013 che ne ha messi sul tavolo altri 7,2 miliardi, dalla Legge di Stabilità 2014 che ne ha aggiunti altri 0,5 miliardi e infine dal D.L. 66/2014 che ne ha sommati ulteriori 9,3 miliardi, per un totale appunto di 57.

Read More

Salute, in Italia si paga sempre più di tasca propria

Reblogged from WIRED ITALIA

In Italia cresce il numero di chi paga di tasca propria le visite specialistiche e nel 2013 un terzo di questi pazienti ha sborsato in media più di 200 euro. Ma si fanno sentire le differenze regionali a partire dal Lazio.

“La salute è il primo dovere della vita” scriveva Oscar Wilde e pare che quanto a visite specialistiche e accertamenti diagnostici gli italiani ci mettano parecchio delle proprie tasche. Dall’ultimo rapporto Istat infatti, emerge che il 43% degli italiani che nel 2013 si è sottoposto a visita specialistica ha pagato interamente la tariffa, e un terzo di questi ha speso di tasca propria o eventualmente con rimborso oltre 200 euro. Un tasso inferiore rispetto al 2005, dove ha pagato interamente quasi il 50% dei pazienti. Per quanto riguarda invece gli accertamenti diagnostici, cioè gli esami strumentali di approfondimento, più esoneri rispetto al 2005, ma sono un quarto gli italiani che nei dodici mesi precedenti l’intervista hanno pagato interamente la quota, e il 30% di essi sborsando la cifra massima.

 

Read more

2035: verso quale energia? Meno petrolio più rinnovabili

Reblogged from Scienza in Rete

La storia ci ha dimostrato a più riprese quanto si riveli spesso erroneo basare le proprie scelte su previsioni numeriche, per quanto complesse, soprattutto se i protagonisti coinvolti giocano su scala mondiale e se la questione di cui si parla poggia le fondamenta su dinamiche dalla portata incommensurabile, come gli interessi economici, la finanza, la geopolitica.

Quello degli investimenti futuri legati alla domanda e alla produzione di energia è uno dei casi principe di questa difficoltà, e al contempo uno degli ambiti dove viene dipinto il maggior numero di scenari possibili, più o meno catastrofici. Per cercare di far convergere le statistiche elaborate fino a oggi, di recente l’International Energy Agency (IEA) all’interno del World Energy Outlook ha pubblicato un nuovo report speciale che cerca di tirare le fila su ciò che paiono raccontare i vari scenari che si prospettano per il nostro pianeta da qui al 2035.
A livello metodologico il dossier si caratterizza per lo sforzo di sintetizzare due scenari, considerati come i più significativi a cui fare riferimento: il New Policies Scenario e lo scenario 450: il primo, usato solitamente dall’IEA come riferimento, tiene conto degli impegni di massima delle politiche e dei piani nazionali che sono stati annunciati dai vari paesi, rispetto alla riduzione delle emissioni di gas serra, il secondo invece è uno scenario presentato nel World Energy Outlook che definisce un percorso energetico coerente con l’obiettivo di limitare l’aumento globale della temperatura a 2°C, limitando la concentrazione di gas serra in atmosfera di circa 450 parti per milione di CO2.

Read more

L’agricoltura italiana è in rosso, ma l’industria alimentare cresce

Reblogged from WIRED ITALIA

Il report Unioncamere conferma il trend negativo degli ultimi anni, ma mostra anche un ritorno alla terra di impiegati. Più colpito il Nord Est mentre accelera il Centro-Sud.

I dati parlano chiaro: l’agroalimentare italiano sta vivendo un periodo tutt’altro che florido, ma – è proprio il caso di dirlo – non si può fare di tutta l’erba un fascio. In particolare è necessario distinguere tra settore agricolo, in crisi, e industria alimentare, in leggera crescita. Anche l’ultimo trimestre del 2013 ha confermato infatti un trend globale negativo, con circa il 4% di aziende agricole in meno rispetto allo stesso periodo del 2012, tuttavia parlare di settore agroalimentare come un monolite può essere fuorviante. Secondo il dossier appena pubblicato da Unioncamere su dati AgrOsserva in collaborazione con Ismea, è infatti l’agricoltura italiana a vederci più nero, con 5.882 imprese agricole in meno solo negli ultimi tre mesi del 2013, che corrispondono a un 10% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2009. Il trend negativo che sta interessando il settore agricolo non sembra però coinvolgere l’industria agroalimentare, che – sempre secondo dati Unioncamere – registra un aumento su base annua dell’1,2%, pari a 802 aziende in più rispetto al 2012.

Read more