Cingolani ce l’ha fatta: parte Human Technopole

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Il grande progetto per un “Umanesimo” tecnologico italiano ha levato ufficialmente le ancore. Oggi a Milano il Premier Renzi presenta ufficialmente la versione definitiva di Human Technopole, che riceverà un finanziamento di circa 150 milioni di euro l’anno per 10 anni, e che sorgerà nei luoghi di Expo Milano, coinvolgendo 1.500 persone in 30 mila metri quadri di laboratori.

Il grande polo scientifico tecnologico milanese che si focalizzerà sulla comprensione della correlazione fra nutrizione, genomica, invecchiamento e aspettativa di vita, nella direzione di quella che viene definita “medicina di precisione”. L’obiettivo generale del progetto è infatti quello di utilizzare la genomica, i Big Data e le nuove tecniche di diagnostica per sviluppare approcci personalizzati, sia mediche sia nutrizionali, per affrontare in particolare tumori e malattie neurodegenerative. E per metter capo a nuovi approcci di nutraceutica e di biotecnologie applicate all’agricoltura.

Il progetto si propone di realizzare, ogni anno, circa 2.000 screening genomici di individui sani per la prevenzione di malattie; altri 2.000 screening genomici di paziente con tumori per mettere a punto una stratificazione e individualizzazione delle cure; infine 1.000 screening genomici post mortem di pazienti con malattie neurodegenerative e 1.000 screening di biomaracatori per scopi diagnostici.

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Chi è passato all’indeterminato? Meglio sul 2014, ma non sul 2013

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“La macchina è ripartita” ha scritto il Premier Renzi sul suo profilo Facebook nei giorni scorsi. La macchina in questione sarebbe quella occupazionale, e in particolare i primi presunti frutti del Jobs Act, che sembrano confermati dai recentissimi datipubblicati da INPS. Questi ultimi parlano infatti di un +24% di nuovi contratti a tempo indeterminato da gennaio a questa parte, complici gli sgravi fiscali per chi assume, previsti dalla manovra renziana.
La fotografia fornita da INPS pare cozzare però con i dati Istat, secondo cui a marzo 2015 gli occupati sarebbero stati 70mila in meno dell’anno precedente. Da un lato dunque pare che il mercato del lavoro si stia aprendo, dall’altro che la disoccupazione stia aumentando.

Contraddizione dunque? No, perché Istat e INPS raccontano due realtà differenti fra di loro: INPS raccoglie i dati che riguardano il lavoro subordinato, mentre Istat dipinge il quadro del mercato del lavoro nella sua complessità, partite iva comprese, che non hanno visto certo migliorare le loro condizioni. L’Osservatorio delle partite iva del Ministero dell’Economia e delle Finanze infatti, dopo il boom di fine anno, dettato dalla paura di rientrare nel regime dei nuovi minimi previsto dalla Legge di stabilità 2015, ha registrato un calo del 2% delle nuove partite iva sul corrispondente periodo del 2014. E la flessione non riguarda solo le persone fisiche, cioè quelli che probabilmente non hanno aperto una posizione perché sono riusciti a trovare un lavoro da dipendente, ma anche altre forme giuridiche.

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Asili e bonus da 80 euro, per le neo-mamme il problema è il lavoro

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Fare figli nell’età della grande depressione è una scelta non scontata. Ci sono i costi da affrontare in termini di asili nido, pannolini ed eventuale latte in polvere. Poi ci sono i costi possibili in termini di vita professionale per le neo mamme, il 22% delle quali nel 2012 ha lasciato il lavoro a due anni dalla nascita del proprio figlio. Nelle regioni del Sud questa fetta copre un terzo del totale. Nel 2005, prima della crisi, la media nazionale era del 18%.   In questo contesto il bonus di 80 euro mensile alle neomamme proposto dal Governo per il 2015 difficilmente produrrà effetti in termini di aumento delle nascite – e meno che mai in termini di partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Più significativo dovrebbe rivelarsi invece l’impegno del “1000×1000”, preso lo scorso settembre del Premier Renzi: istituire 1000 asili nido in 1000 giorni. Se quanto a coperture statali per le scuole materne l’Italia è ai primi posti in Europa, finiamo infatti al limite della classifica per quanto riguarda i servizi dedicati alla primissima infanzia.   Quel che emerge oggi dalle rilevazioni Istat è sì che le neomamme potranno comprare qualche pacco di pannolini in più, ma se non fossero costrette a rimanere a casa perché gli asili nido costano troppo o perché l’azienda non può per varie ragioni concedere loro un part-time, forse quegli 80 euro al mese potrebbero spenderli comunque e le risorse risparmiate potrebbero essere disponibili per gli asili.

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Tutti i debiti che lo Stato non ha ancora saldato

Reblogged from pagina99

Pubblica amministrazioneStato, Regioni ed enti locali non hanno ancora pagato quanto dovevano entro l’estate, come annunciato da Renzi nel salotto di Bruno Vespa. In totale 75 miliardi di euro. Dal 2013 a oggi ne sono stati stanziati 57 finiti soprattutto in sanità.

La pubblica Amministrazione non ha saldato i suoi debiti entro la fine dell’estate come promesso dal presidente del consiglio Renzi. E’ passato un mese e per pagare pagari i 75 miliardi di euro di spesa commerciale dovuti, sono stati resi disponibili per il momento 57 miliardi di euro, di cui 38,4 miliardi sono già stati erogati agli enti debitori e 31,3 miliardi, cioè il 53%, sono già stati pagati agli enti creditori.   Sono tanti, sono pochi questi 38,4 miliardi di euro? In realtà, se andiamo a vedere i dati, questo 53% rappresenta una media poco significativa, dal momento che 10 miliardi di questi 57 sono quelli previsti dalle leggi promulgate negli ultimissimi mesi, e dunque non è così strano che grossa parte delle risorse non sia ancora stata effettivamente erogata. Bisogna insomma, guardare passo a passo cosa è stato fatto e cosa no.   I 57 miliardi sono la somma totale finora stanziata dal governo in quattro momenti, rispettivamente dal D.L. 35/2013 che ha messo a disposizione la fetta più grossa cioè i primi 40 miliardi di euro, dal D.L. 102/2013 che ne ha messi sul tavolo altri 7,2 miliardi, dalla Legge di Stabilità 2014 che ne ha aggiunti altri 0,5 miliardi e infine dal D.L. 66/2014 che ne ha sommati ulteriori 9,3 miliardi, per un totale appunto di 57.

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