Rapporto GreenItaly 2016: in aumento le imprese “verdi”

Reblogged from Rivista Micron

Il quadro che emerge dal rapporto GreenItaly 2016, redatto da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola, giunto oramai alla settima edizione, è complessivamente positivo. Un’impresa su 4 dal 2010 al 2015 (il 26% del totale) ha investito in tecnologie green (o intende farlo nel 2016) per ridurre l’impatto ambientale, per il risparmio energetico e per una riduzione di CO2. Un terzo dell’industria manifatturiera (con particolare impeto – si legge – nell’industria petrolchimica e della gomma e plastica – e un quarto delle imprese di costruzioni). 134 mila imprese (il 9,3% del totale) dichiara di voler investire nel 2016, anche se a ben vedere si tratta di un trend in crescita dal 2013, ma in calo rispetto al 2011.

Read More

Illegalità fra le imprese in aumento, cosa dicono i numeri

Reblogged from datajournalism.it

Una su cinque. È la proporzione di imprese italiane che si sente limitata da una qualche forma di illegalità nella propria attività, mentre sono due terzi gli intervistati che affermano che la corruzione è la principale forma di distorsione del mercato. A raccontarlo sono i dati raccolti dallo studio I fenomeni illegali e la sicurezza percepita all’interno del sistema economico italiano pubblicato a maggio da Unioncamere, che ha coinvolto 2000 aziende in tutta Italia, e che rappresenta forse il primo tentativo di mettere a fuoco attraverso i dati la portata dell’illegalità a livello imprenditoriale nel nostro paese.

Una misura difficile
Certo, va detto che misurare un fenomeno sommerso come l’illegalità è di per sé un’operazione parziale, e i numeri in casi come questi vanno letti unicamente come uno spaccato interessante sul quale soffermarsi. Tuttavia emerge chiaramente il fatto che gli imprenditori percepiscono un netto aumento delle pratiche illegali e criminali: solo due su 100 ritengono che negli ultimi cinque anni il fenomeno si sia attenuato. E anche fra gli amministratori pubblici in molti casi non si dormono sonni tranquilli: nel periodo 2010 – 2013, l’8,4% delle intimidazioni ad amministratori locali viene perpetrata a Reggio Calabria, il 7,5% a Cosenza e il 6,4% a Palermo, solo per citare i primi tre della lista.

Eppure l’illegalità non paga, almeno in termini di fatturato delle imprese e quindi di sviluppo socio-economico di un’area. Quattro aziende su dieci affermano che se si debellassero le dinamiche criminali il loro fatturato crescerebbe, e non di poco. Una grossa fetta stima addirittura un possibile aumento di oltre 25% del proprio fatturato. Utopia? Forse, ma è bene ricordare che siamo di fronte a un fenomeno a più dimensioni: quando si parla di illegalità infatti non si intende solamente la criminalità organizzata, ma qualsiasi processo irregolare: corruzione, peculato, frodi fiscali, riciclaggio, estorsioni, lavoro sommerso e contraffazione, che nel complesso tirano parecchio indietro il carro dell’economia nazionale.

Read More

Imprese, l’artigianato italiano parla sempre più straniero

Reblogged from Wired Italia

Sono 76 mila le imprese artigiane in Italia che esistevano nel 2011 ma che nel 2014 non ci sono più, una tendenza opposta rispetto a quello che sta succedendo all’estero dove l’artigianato, anche se di poco, è cresciuto durante la crisi. A ben vedere però un trend positivo anche nel nostro paese c’è, ed è rappresentato proprio dalle aziende straniere, le uniche il cui numero è cresciuto dal 2011 ad oggi, tanto che nel settembre 2014 le 177.126 imprese artigiane con un titolare straniero erano il 12,8% del totale.

È straniera un’azienda artigiana su 3 che confeziona articoli di abbigliamento, una su 4 nel settore delle pelli, una su cinque nel campo delle costruzioni specializzate e dei servizi ambientali e una su 6 nel settore della ristorazione. Insomma, un contributo importante all’interno di un’economia, quella artigiana, che vacilla.
Questo quello che racconta l’analisi effettuata da Unioncamere e InfoCamere sulla base dei dati del registro delle imprese delle Camere di commercio.

 

Read More

Usura, in Italia sempre più imprese con il cappio al collo

Reblogged from WIRED ITALIA

Il 14% degli imprenditori italiani nel 2013 ha richiesto un prestito a privati, per pagare i propri fornitori o per far fronte alle scadenze fiscali. Secondo dati Eurispes il 35,7% degli imprenditori italiani ha chiesto un prestito bancario (il 9,5% in più rispetto al 2012) ma solo due su tre l’hanno ottenuto. Si paga sempre più in ritardo e nel frattempo ci si indebita, tanto che secondo la Banca d’Italial’indebitamento medio delle imprese italiane ammonterebbe a circa 180 mila euro, quasi il doppio dell’ultimo decennio. La cronacamese dopo mese si arricchisce di casi di tentato o riuscito suicidiodi chi non ce la fa più a pagare. Aumentano i protesti, l’usura prolifica e lo stato deve far fronte ai numerosi risarcimenti previsti per le vittime, che nel 2012 sono stati pari a 9,3 milioni di euro. Infine, è il sud a portare ancora una volta la maglia nera. Questo in sintesi è quello che emerge dal recente studio conoscitivo sul fenomeno dell’usura stilato dalla Fondazione Antiusura Interesse Uomo per Unioncamere.

Un terzo delle aziende non ottiene il prestito in banca

In tempo di crisi il ricorso al credito, come è ovvio, sale. Alcuni – pochi se consideriamo che i volumi di denaro necessari a un’azienda per sopravvivere sono di gran lunga superiori ai debiti che può contrarre una famiglia – possono permettersi di “rimanere in famiglia” beneficiando dell’aiuto economico di amici e parenti. Secondo il 47° Rapporto del Censis citato dallo studio e relativo al 2013 sarebberoquasi 8 milioni le famiglie che avrebbero ricevuto aiuti da familiarinell’ultimo anno, e 1,2 milioni da amici.

Read More