Quanto sono “green” i Millennials?

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Secondo un rapporto di Pew research, ai Millennials, o generazione Y – i ragazzi nati dal 1980 al 2000 – la parola “ambientalisti” non piace, anche se si ritengono comunque molto impegnati sul fronte della tutela del pianeta. Preferiscono la bici all’auto, amano mangiare bio e a km zero. Se si apre un sito web di crowdfunding qualsiasi per venire inondati da nuove startup green create da giovanissimi.

Che i giovani adulti siano più “green” dei propri genitori, i Baby Boomers – quelli cioè nati fra il 1946 e il 1965 circa – è diventato quasi un modo di dire. A suon di sharing economy, il messaggio che è passato un po’ ovunque negli ultimi anni è che questa è la generazione più verde della storia. Ma è proprio così? Se andiamo a scartabellare fra i principali studi sull’argomento ci accorgiamo che la risposta come spesso accade sta nel mezzo, forse perché essere “green” oggi è una questione complessa, che coinvolge sì la sfera dei trasporti, cioè scegliere i mezzi pubblici piuttosto che l’auto, ma anche l’alimentazione, la scelta di acquistare questo o quel marchio, il riciclaggio e il riuso, le abitudini e gli stili di vita legati ai consumi energetici.

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Come se la cava l’università italiana

Reblogged from Rivista Micron

Un divario profondo fra grandi e piccoli atenei e fra Nord e Sud quanto a tasse universitarie e numero di iscritti, un personale docente in calo rispetto al 2013, con 6000 ricercatori in meno, e una scarsa mobilità all’interno del corpo docente, dal momento che nel periodo 2013-2015 il 50% dei bandi era rivolto esclusivamente a interni all’istituzione che erogava il bando. Ma c’è anche una buona notizia: dopo anni di declino e stagnazione, si ricomincia a vedere una crescita del numero di immatricolazioni di giovani neo diplomati e sempre meno ragazzi che abbandonano l’università. Forse perché comunque, lo scarto fra laureati e non, è in aumento a favore di chi ha in tasca il famoso “pezzo di carta”.
Questi alcuni dati illustrati all’interno dell’ultimo rapporto di ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) che fa il punto della situazione a 3 anni dall’ultima pubblicazione. In questa prima puntata raccontiamo i caratteri del sistema universitario italiano, mentre nella prossima parte vedremo come sta il mondo della ricerca.

RIPRENDONO LE IMMATRICOLAZIONI, MA VERSO NORD
Partiamo dal dato positivo: nonostante il tasso di laureati italiani sia fra i più bassi in Europa, e sebbene negli ultimi anni abbiamo assistito a un calo delle iscrizioni, si inizia a scorgere un’inversione di tendenza con un +1,6% di nuove immatricolazioni. Non ovunque però: sono le università del nord a farla da padrona, con il 3,2% di nuove iscrizioni e, limitando l’analisi ai soli giovani con età pari o inferiore ai 20 anni, il nord ha registrato un +4,1%, contro l’1,1% del Centro e lo 0,8% del Mezzogiorno. In generale, la quota di residenti nel Mezzogiorno che si immatricolano in un ateneo del centro-nord è salita da circa il 18% della metà dello scorso decennio al 24%. Il medesimo trend si riscontra anche nella scelta della laurea magistrale: dal 2007/08 al 2013/14 la quota di laureati triennali in atenei del sud è crescita costantemente, passando dal 10,8% al 18%, e nelle isole si sfiora il 30%

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Mobile health e app: l’orizzonte si avvicina

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È innegabile che uno dei maggiori benefici dell’avvento di internet in ambito sanitario è la possibilità di rendere meno distanti chi ha bisogno di cure e chi le sa fornire. Qualcosa che oggi è ancora una sfida, un divenire, più che qualche cosa di compiuto. La parola chiave di questo numero è “Orizzonti” e in questo senso il filo rosso che ha determinato la scelta delle app qui proposte riflette uno dei principali orizzonti della cosiddetta mobile health (m-health): permettere ai medici di arrivare dove altrimenti non sarebbe possibile, non solo in termini di distanza chilometrica. Una prospettiva non individuale, ma di salute collettiva, nell’ottica di un accesso alle cure sempre più uguale.

Qui di seguito proponiamo 5 tentativi di accorciare questo “orizzonte”, fra app e infrastrutture digitali, alcune sviluppate in Italia.

(vai a pagina 42)

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