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Viaggiatori pericolosi: le malattie infettive nel mondo
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Immaginiamo di trovarci in una piccola biblioteca, dove non si trovano i best seller del momento, ma le opere sempiterne che verdeggiano nei programmi scolastici. Girandoci a destra incontreremmo prima di tutto il reparto dedicato agli Antichi, dove sono narrate tra le altre cose le vicende di Atene e dei suoi Pericle. Voltandosi a sinistra invece scorgeremmo gli antri misteriosi del cosiddetto Medioevo, dalle Sacre Scritture dove si racconta di colui che guariva i lebbrosi, alle vicende ludiche e amorose dei giovinetti decantati nel Decameron.
Sbarcheremmo oltreoceano, facendo la conoscenza dei vari Herman Cortes che hanno dettato la fine e l’inizio di un popolo. Esploreremmo poi i misteri dell’Universo con Galileo Galilei, in una cascina alle porte di Firenze e per concludere non mancherebbe Alessandro Manzoni, con i suoi Promessi Sposi e il suo lieto fine risorgimentale.
La nostra storia è dipesa in maniera definitiva dalle conseguenze delle epidemie che nel corso dei secoli hanno colpito il nostro pianeta: dalla peste al vaiolo, dal colera alla tubercolosi, dal morbillo all’aviaria, passando per l’AIDS.
I numerosi passi in avanti della scienza medica hanno fatto sì che nell’ultimo secolo l’Occidente abbia legato la maggior parte di queste epidemie alla storia, mentre i dati che vengono annualmente raccolti e analizzati dall’OMS illustrano come la maggior parte di queste malattie risiedano ancora oggi nel nostro pianeta, Europa e Italia incluse. Inoltre, i dati mostrano che oggi esistono sì dei contagi che interessano quasi unicamente i paesi in via di sviluppo, come il colera, la peste, la malaria, la meningite o la polio, ma che al contempo ce ne sono altri da cui anche l’Occidente è ben lungi dall’essere incontaminato, come la tubercolosi e la lebbra. Oltre, ovviamente, all’influenza.
Nel Lazio l’acqua sarà pubblica
La ricerca italiana sull’ HIV protagonista a Boston
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Si è conclusa il 6 marzo presso il Hynes Convention Center della città americana la conferenza CROI 2014che anno dopo anno fa il punto sulla ricerca mondiale su Retrovirus ed Infezioni Opportunistiche e che ha visto quest’anno più di 10mila partecipazioni di scienziati da tutto il mondo. Essa riunisce ogni anno tra i migliori ricercatori provenienti da tutti i continenti per condividere gli ultimi risultati riguardanti strategie terapeutiche, studi immunologici, e i migliori metodi di ricerca nella battaglia in corso contro l’HIV e le malattie infettive ad esso correlate .
“L’aspetto più significativo – spiega Massimo Andreoni, Presidente Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – è che ben 15 su 17 dei ricercatori italiani che hanno presentato i risultati delle loro ricerche, tutti al di sotto dei 40 anni, svolgono effettivamente il proprio lavoro sul territorio italiano, cosa tutt’altro che secondaria in un periodo come questo così difficile per la ricerca nel nostro paese.” Solo due ricercatori italiani su quindici infatti operano in strutture straniere.
Il focus della conferenza è stata certamente l’infezione da HIV, sebbene parlare di HIV oggi significhi prima di tutto considerare anche le patologie che si accompagnano alla malattia stessa, come la tubercolosi o l’ Epatite C.