Chirurgia estetica, gli italiani settimi nel mondo

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Siamo oggi al settimo posto al mondo per numero di interventi di chirurgia plastica, e addirittura una donna su 200 nel 2013 ha fatto uso di botulino. Nel mondo però si ricorre al bisturi prima di tutto per rifarsi seno e palpebre

Nel 2013 la fetta più grande di persone che sono ricorse alla chirurgia estetica nel mondo si è rifatta il seno, oltre 1.700.000 interventi in un solo anno, e a breve distanza troviamo le operazioni di liposuzione e alle palpebre. All’ultimo posto della classifica gli interventi di allungamento del pene, che hanno interessato 15.414 uomini, ma il dato forse più imprevedibile è che al mondo nel 2013 ci sono stati più interventi di vaginoplastica che trapianti di capelli.

In tutto questo l’Italia si colloca in settima posizione per numero di operazioni, anche se gli italiani ricorrono al bisturi essenzialmente per lipofilling e per trattamenti non chirurgici, come riempimenti di vario tipo, ringiovanimento facciale e soprattutto botulino.

Questi i dati pubblicati qualche giorno fa da ISAPS, The International Society of Aesthetic Plastic Surgeons, che ha sottoposto un questionario a oltre 1500 chirurghi estetici in tutto il mondo.

 

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Salute, in Italia si paga sempre più di tasca propria

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In Italia cresce il numero di chi paga di tasca propria le visite specialistiche e nel 2013 un terzo di questi pazienti ha sborsato in media più di 200 euro. Ma si fanno sentire le differenze regionali a partire dal Lazio.

“La salute è il primo dovere della vita” scriveva Oscar Wilde e pare che quanto a visite specialistiche e accertamenti diagnostici gli italiani ci mettano parecchio delle proprie tasche. Dall’ultimo rapporto Istat infatti, emerge che il 43% degli italiani che nel 2013 si è sottoposto a visita specialistica ha pagato interamente la tariffa, e un terzo di questi ha speso di tasca propria o eventualmente con rimborso oltre 200 euro. Un tasso inferiore rispetto al 2005, dove ha pagato interamente quasi il 50% dei pazienti. Per quanto riguarda invece gli accertamenti diagnostici, cioè gli esami strumentali di approfondimento, più esoneri rispetto al 2005, ma sono un quarto gli italiani che nei dodici mesi precedenti l’intervista hanno pagato interamente la quota, e il 30% di essi sborsando la cifra massima.

 

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