Agricoltura biologica sempre più forte, soprattutto al Sud

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Il boom del bio non si arresta, Sicilia in primis, e con chi produce aumenta anche chi acquista. Crescono moltissimo però anche le importazioni, e ci piacciono le patate egiziane e i fagioli cinesi

Che l’agricoltura biologica sia letteralmente un fiore all’occhiello della nostra economia è accertato da tempo. Solo nel 2013 si è registrato un aumento del 5,4% degli operatori del settore rispetto al 2012 e un 12,8%  in più di terreno adibito a coltivazioni bio, per un totale di 1.317.177 ettari complessivi lungo tutto lo stivale,grosso modo come Abruzzo e Molise messi insieme.

A trainare questa esplosione la Sicilia, dove si registra un incremento del 25% degli operatori che operano nel settore rispetto all’anno precedente.

Anche limitandoci all’agroalimentare, nessun’altro settore ha registrato negli ultimi anni incrementi simili. Cresce chi il biologico lo produce, ma anche chi lo acquista, italiano o no che sia. Al contempo infatti sono aumentate sensibilmente anche leimportazioni, il 12% in più rispetto al 2012.
Questi i dati forniti dal recentissimo dossier Bio in cifre 2014prodotto da SINAB – Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica su rilevamenti del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF), che confermano anche per quest’anno i dati relativi all’anno precedente. (Wired ne aveva parlato qui, in un articolo a firma di Marco Boscolo).

Boom siciliano, ma il sud non cresce. Per la Sicilia nel 2013 è proprio il caso di parlare di esplosione bio. Un aumento degli operatori del 25% in un solo anno, un incremento più che significativo se consideriamo che la media italiana si attesta intorno al 2,8% e che la seconda regione come tasso di crescita nel settore, le Marche, si ferma al +7,7%. A ben vedere però il sud non se la cava molto bene. La media risulta infatti pesantemente influenzata dal +25% siciliano: se non consideriamo la Sicilia, la media delle altre regioni del sud mostra addirittura una flessione negativa rispetto al 2012 ( -0,35%), e la media italiana si ferma a +1,6%.

È invece il nord a registrare gli incrementi più alti, in particolare il nord est (ivi compresa l’Emilia Romagna), mentre il centro rimane – anche se di poco – sotto la media.

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Spesa militare, la NATO ci chiede il 2% del Pil

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La NATO ci chiede di più. A noi, come ai tedeschi, ai francesi, ai norvegesi, ai polacchi, ai danesi e a quasi tutto il resto d’Europa. Altro che addio alle armi, alla luce dei recenti sviluppi bellici in Ucraina e soprattutto in Medio Oriente, durante l’ultimo vertice in Galles la NATO ha chiesto ai paesi europei di far sì che la spesa militare raggiunga il 2% del pil, cosa che oggi accade solo in tre paesi: nel Regno Unito, in Grecia e in Estonia. Un bello sforzo per il nostro Bel Paese, che come riportato dal recente dossier NATOpresentato il 24 febbraio 2014, investe nel settore della difesa l’1,2% del prodotto interno lordo, grosso modo come i nostri cugini tedeschi.

Sembrano pochi decimi di punto in percentuale, ma significano milioni di euro, in un momento in cui le casse italiane non traboccano certo di denaro. Ma soprattutto alla luce del fatto che come mostrano i dati SIPRI, oggi spendiamo di più in numero assoluto rispetto a 20 anni fa, ma negli ultimi 10 anni la spesa militare si è anno dopo anno via via assottigliata, a differenza di Regno Unito, Francia e Germania.

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Randagismo: anche i cani sentono la crisi

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Sempre più animali nei canili italiani, ma oggi i fondi sono scesi del 90% rispetto al 2010

Della serie: anche i cani sentono la crisi. I canili italiani sono stracolmi e ogni anno il numero di cani randagi che vengono portati presso strutture di accoglienza aumenta, specie d’estate. Non è lo stesso però per i fondi per la tutela del benessere e per la lotta all’abbandono degli animali da compagnia, che il Ministero della Salute stanzia a partire dal 1991, che nel 2012 sono stati di310 mila euro, un decimo rispetto al 2010. Ancora una volta ledifferenze regionali però si fanno sentire e  se consideriamo i dati del Ministero sul numero di cani registrati per regione scopriamo che – con le dovute eccezioni – al sud si registrano in media molti meno cani che al nord. In Calabria addirittura le statistiche parlano di un cane in media ogni 25 persone, mentre in Friuli- Venezia Giulia uno ogni 4 persone e la classifica rimane sostanzialmente invariata sia che consideriamo il numero assoluto di cani per regione, sia che consideriamo la cosa in termini di cane per numero di abitanti.

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Salute, in Italia si paga sempre più di tasca propria

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In Italia cresce il numero di chi paga di tasca propria le visite specialistiche e nel 2013 un terzo di questi pazienti ha sborsato in media più di 200 euro. Ma si fanno sentire le differenze regionali a partire dal Lazio.

“La salute è il primo dovere della vita” scriveva Oscar Wilde e pare che quanto a visite specialistiche e accertamenti diagnostici gli italiani ci mettano parecchio delle proprie tasche. Dall’ultimo rapporto Istat infatti, emerge che il 43% degli italiani che nel 2013 si è sottoposto a visita specialistica ha pagato interamente la tariffa, e un terzo di questi ha speso di tasca propria o eventualmente con rimborso oltre 200 euro. Un tasso inferiore rispetto al 2005, dove ha pagato interamente quasi il 50% dei pazienti. Per quanto riguarda invece gli accertamenti diagnostici, cioè gli esami strumentali di approfondimento, più esoneri rispetto al 2005, ma sono un quarto gli italiani che nei dodici mesi precedenti l’intervista hanno pagato interamente la quota, e il 30% di essi sborsando la cifra massima.

 

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