OMS avverte: ancora troppi antibiotici negli allevamenti

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Il 7 novembre scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento molto importante per la lotta, che attualmente stiamo perdendo, contro l’antibiotico-resistenza: le raccomandazioni sull’utilizzo degli antimicrobici negli allevamenti, che fanno seguito al piano d’azione contro la farmaco-resistenza adottato nel 2015 in occasione della World Health Assembly.
Queste raccomandazioni si possono riassumere in un unico concetto, ovvero serve una migliore appropriatezza terapeutica, perché in caso contrario tutti gli sforzi per far fronte all’antibiotico-resistenza negli essere umani finiscono per risultare vani.
Un dato su tutti lo evidenzia appunto l’OMS: in alcuni paesi l’80% del consumo totale di antibiotici avviene proprio nel settore dell’allevamento del bestiame, e per la maggior parte dei casi si tratta di un uso non necessario. Grossa parte degli antibiotici oggi è impiegata infatti per far crescere di più gli animali o come strategia preventiva per evitare l’insorgenza di eventuali malattie. Si somministrano cioè antibiotici ad animali sani.
Le raccomandazioni dell’OMS sono molto chiare riguardo a questi due punti: ridurre (non eliminare) l’uso di antibiotici per ragioni di mercato, cioè per cercare di migliorare la resa del bestiame. I farmaci vanno somministrati – prosegue l’OMS – solo in presenza di una diagnosi conclamata, e in ogni caso si raccomanda di scegliere gli antibiotici non considerati cruciali per l’uomo (l’OMS ha pubblicato la lista aggiornata qui). Inoltre – si precisa – in assenza di ulteriori indicazioni da parte dell’OMS, ogni nuovo farmaco che entra in commercio deve essere considerato cruciale per l’uomo e quindi non dovrebbe essere utilizzato negli allevamenti.

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Randagismo: anche i cani sentono la crisi

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Sempre più animali nei canili italiani, ma oggi i fondi sono scesi del 90% rispetto al 2010

Della serie: anche i cani sentono la crisi. I canili italiani sono stracolmi e ogni anno il numero di cani randagi che vengono portati presso strutture di accoglienza aumenta, specie d’estate. Non è lo stesso però per i fondi per la tutela del benessere e per la lotta all’abbandono degli animali da compagnia, che il Ministero della Salute stanzia a partire dal 1991, che nel 2012 sono stati di310 mila euro, un decimo rispetto al 2010. Ancora una volta ledifferenze regionali però si fanno sentire e  se consideriamo i dati del Ministero sul numero di cani registrati per regione scopriamo che – con le dovute eccezioni – al sud si registrano in media molti meno cani che al nord. In Calabria addirittura le statistiche parlano di un cane in media ogni 25 persone, mentre in Friuli- Venezia Giulia uno ogni 4 persone e la classifica rimane sostanzialmente invariata sia che consideriamo il numero assoluto di cani per regione, sia che consideriamo la cosa in termini di cane per numero di abitanti.

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Anche i mastini tibetani nel loro piccolo si adattano

OggiScienza

800px-11m-czny_mastif CRONACA – Seguendo i loro compagni bipedi, nel corso dei millenni anche i cani si sono dispersi nel mondo durante l’espansione della civiltà umana. Ora, attraverso tecnologie di sequenziamento del DNA, alcuni scienziati sono riusciti a esaminare il genoma canino e a porre nuova luce sulla storia evolutiva dei nostri amici a quattro zampe. In un nuovo studio , recentemente pubblicato su Molecular Biology and Evolution, un team di ricercatori cinesi e americani guidati da Dong-Dong Wu, ha esplorato le basi genetiche dell’adattamento alle alte quote dei m astini tibetani , addomesticati originariamente dai cinesi nativi delle pianure, fornendo informazioni importanti sulla diversità genetica di questa specie canina e sui meccanismi biologici messi in atto per contrastare l’ipossia

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