Fa bene camminare in un ambiente sano

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Ognuno di noi almeno una volta avrà pensato di iniziare ad andare al lavoro a piedi o in bicicletta per guadagnare in termini di salute, e alcuni magari sono anche riusciti a cambiare abitudini.Recentemente, anche le città si stanno attrezzando, incentivando anche economicamente chi sceglie la bici e lascia a casa l’auto, come è successo per esempio a Milano e a Torino. Parola d’ordine: mobilità sostenibile. Ma ci guadagniamo davvero in salute, e in che termini? È cosa nota infatti, che mezz’ora di camminata al giorno, anche una semplice passeggiata, ci può regalare fino a tre anni di vita in più. Un guadagno non solo in termini di perdita di peso corporeo – anche se l’obesità è un accertato fattore di rischio per le malattie cardiache, respiratorie e per i tumori – ma di qualità della vita, dal punto di vista relazionale e sociale, come ampiamente dimostrato in letteratura.

Camminare tuttavia non basta, bisogna camminare in luoghi salubri, dove il rischio di inalazioni dannose per l’organismo, come per esempio l’inquinamento atmosferico da smog, non vada ad azzerare gli effetti positivi dell’attività fisica. O addirittura, a peggiorare le condizioni di salute di chi va a piedi o in bicicletta rispetto a chi prende l’auto. Sempre secondo i dati pubblicati dall’OMS qualche mese fa, solo meno di un individuo su dieci al mondo respira un’aria che rispetta le più recenti linee guida in materia di inquinamento da PM10 e PM2,5, e sarebbero oltre 3 milioni le morti (dato 2012) dovute a malattie croniche riconducibili all’inquinamento ambientale, aria compresa.

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Il tabacco vince ancora

Reblogged from Scienza in Rete

L’edizione di quest’anno del World No Tobacco Day dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto di focalizzare l’attenzione sulle conseguenze in termini di aumento della povertà, dovuto alla crescita dei profitti delle multinazionali del tabacco a scapito dei paesi più poveri. Il messaggio principale di quest’anno è infatti “Tobacco – a threat to development” (Tabacco: una minaccia per lo sviluppo). La prospettiva a lungo termine dell’OMS è ovviamente ottimista: “Immagina una regione europea dell’OMS in cui il tabacco sia una cosa appartenente al passato, una regione libera da morbilità, mortalità e dipendenza dal tabacco” si legge nella home page del sito – Questa visione è realizzabile.” Realizzabile o meno, certo è che non siamo ancora a buon punto.

L’esposizione al consumo di tabacco, per quanto complessivamente in riduzione soprattutto grazie alle misure di contrasto al fumo avviate dalla Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Framework Convention on Tobacco Control, FCTC), resta uno dei fattori di rischio modificabili con il maggiore impatto sulla salute in tutto il mondo. Il Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) ne offre fotografie affidabili sia panoramiche sia a campo ristretto, in grado di orientare le politiche sanitarie a livello mondiale, nazionale o regionale. La recente indagine pubblicata su Lancet ha ricostruito la diffusione globale dell’abitudine al fumo e analizzato 38 fattori di rischio e i relativi esiti di salute.

Al momento nel mondo fuma il 25% degli uomini e il 5,4% delle donne (tassi standardizzati per età), con una riduzione del 28,4% e del 34,4%, rispettivamente, dall’anno in cui è iniziata la raccolta dei dati del GBD (1990). Tra gli uomini il calo è un dato abbastanza omogeneo, mentre tra le donne l’andamento è influenzato dal livello socio-demografico con prevalenze più elevate nelle realtà più avanzate. Il declino più marcato si è osservato nel periodo 1990-2005, per poi rallentare o arrestarsi, ad eccezione di 4 Paesi in controtendenza.

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Più tumori dove la qualità ambientale è bassa

Reblogged from Rivista Micron

Un nuovo studio rivela un’associazione tra l’esposizione prolungata a fattori ambientali dannosi (traffico, inquinamento dell’aria, eccetera) e l’incidenza del cancro negli Stati Uniti. I risultati – che confermano ancora una volta ciò che già sappiamo bene – emergono dalle pagine di Cancer. Il team di ricercatori della Chicago School of Public Health ha esaminato la situazione delle diverse contee statunitensi, quindi a un livello di dettaglio migliore rispetto agli studi su scala nazionale, in relazione a cinque “domini”: aria, acqua, terra, ambiente urbano e fattori sociodemografici, che determinano l’articolarsi della vita quotidiana degli abitanti, e dunque la loro esposizione a fattori inquinanti.
Comparando il quintile delle contee con una qualità ambientale peggiore con il quintile delle contee con qualità ambientale migliore è apparsa evidente la correlazione fra livelli di incidenza maggiore di cancro con il primo dei due quintili, sia negli uomini che nelle donne. I dati hanno inoltre indicato che l’incidenza diminuisce all’aumentare della qualità ambientale. In particolare, il cancro alla prostata e al seno sono i tumori che hanno mostrato la correlazione più evidente fra tassi di incidenza elevati e la scarsa qualità ambientale.
In media, considerando tutti i tipi di cancro, il tasso di incidenza è stato di 451 casi per 100.000 persone, mentre le contee con una scarsa qualità ambientale hanno mostrato un’incidenza di 39 casi in più sempre su di 100.000 persone – rispetto alle contee con elevata qualità ambientale.

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