Regno Unito: livelli di arsenico oltre le soglie negli alimenti per neonati

OggiScienza

Il processo di svezzamento ha aumentato di circa cinque volte l’esposizione dei bambini all’arsenico rispetto ai livelli riscontrati prima dello svezzamento. Crediti immagine: Alicia Voorhies, Flickr

APPROFONDIMENTO – Il 4 maggio scorso è apparso sulla rivista scientifica PLOS One uno studio condotto dai ricercatori dell’Institute for Global Food Security del Queen’s University a Belfast che riportava risultati allarmanti quanto alla presenza di elevati livelli di arsenico riscontrati in diversi alimenti per bambini nel Regno Unito. Gli scienziati hanno confrontato il livello di arsenico nei campioni di urina fra i neonati che erano stati allattati al seno e quelli alimentati artificialmente, prima e dopo lo svezzamento. Il risultato è che questi ultimi hanno mostrato maggiori concentrazioni di arsenico, in particolare fra coloro che erano stati nutriti con alimenti ricchi di riso, consigliati ai neonati con esigenze dietetiche come l’intolleranza al grano o ai latticini. Quasi la metà dei prodotti alimentari…

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Resistenza ai farmaci: un problema in crescita

OggiScienza

Anche l’HIV non è esente dal problema della resistenza ai farmaci: dati OMS mostrano che, nel 2010, dal 10 al 20% dei pazienti nei paesi ricchi presentava una resistenza ai medicinali di prima linea. Crediti immagine: Pixabay

SALUTE – La resistenza ai farmaci è un problema reale e in crescita. Lo rivela per esempio l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), pubblicato a fine gennaio, che riporta un aumento di batteri resistenti agli antibiotici nell’uomo, negli animali e nei cibi, con il risultato che le infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici portano a circa 25.000 decessi nell’UE ogni anno.
Un primo dato allarmante riguarda il batterio della Salmonella, per il quale la resistenza agli antibiotici è molto elevata in tutta l’UE tanto che la Salmonellosi, nelle sue diverse forme, è la seconda malattia di origine alimentare più comunemente…

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Frutti bosco surgelati: l’Italia con 1.300 casi di epatite A

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Per l’epidemia causata da frutti di bosco congelati contaminati dal virus dell’epatite A  tra il 2013 e il 2014 non è stata individuata l’origine. L’ipotesi più verosimile riconduce a ribes rossi provenienti dalla Polonia e more prodotte in Bulgaria. La tesi viene ufficializzata in un dossier pubblicato in questi giorni dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e ripreso anche da Ministero della sanità. In Italia gli ultimi dati parlano di 1.300 casi ospedalieri notificati (vedi tabella sotto), anche se solo in 346 è stato possibile raccogliere un campione di sangue da analizzare presso i laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità.

Secondo il nostro Ministero, a partire dal mese di ottobre 2013 non sono più stati identificati campioni di frutti di bosco surgelati contaminati in prodotti venduti al dettaglio, anche se l’epidemia si è protratta ancora per sei mesi con centinaia di casi. Questo fatto è dovuto probabilmente alla scarsa consapevolezza del pericolo fra i consumatori, sia per quanto riguarda i prodotti venduti al supermercato sia per i dolci serviti in bar e ristoranti.

La ricerca del focolaio di infezione – come riporta l’Efsa – è iniziata con l’analisi di 38 lotti di frutti di bosco provenienti da Italia e Irlanda, più ulteriori 5 lotti aggiunti nella primavera del 2014 provenienti da Francia, Norvegia e Svezia. Il lavoro ha confermato che il virus proveniva dai frutti di bosco e complesivamente sono state evidenziate 6.227 transazioni tra 1.974 operatori del settore alimentare. Una rete di questo tipo ha complicato non poco il lavoro e non ha permesso di identificare l’origine precisa del focolaio.

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Sicurezza alimentare: il nostro paese tra i migliori

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I paesi europei “industrializzati” sono davvero più immuni rispetto agli altri quanto a sicurezza alimentare? A guardare le statistiche sembrerebbe di no. Anzi, in molti casi la maglia nera per numero di infezioni batteriche da cibo nell’uomo spetta agli alfieri dell’Ue, Germania in primis, mentre l’Italia pare cavarsela un po’ meglio.
Questi i risultati che emergono da un dossier pubblicato lo scorso 19 febbraio dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sui focolai delle malattie a trasmissione alimentare in Europa nel 2012.

Il report, che viene pubblicato annualmente, raccoglie tutte le informazioni prodotte da ognuno dei 27 stati membri dell’Unione Europea a proposito delle cosiddette zoonosi, malattie trasmissibili direttamente o indirettamente tra animali ed esseri umani, ad esempio tramite il consumo di cibi contaminati o il contatto con animali infetti.

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