Regno Unito: livelli di arsenico oltre le soglie negli alimenti per neonati

OggiScienza

Il processo di svezzamento ha aumentato di circa cinque volte l’esposizione dei bambini all’arsenico rispetto ai livelli riscontrati prima dello svezzamento. Crediti immagine: Alicia Voorhies, Flickr

APPROFONDIMENTO – Il 4 maggio scorso è apparso sulla rivista scientifica PLOS One uno studio condotto dai ricercatori dell’Institute for Global Food Security del Queen’s University a Belfast che riportava risultati allarmanti quanto alla presenza di elevati livelli di arsenico riscontrati in diversi alimenti per bambini nel Regno Unito. Gli scienziati hanno confrontato il livello di arsenico nei campioni di urina fra i neonati che erano stati allattati al seno e quelli alimentati artificialmente, prima e dopo lo svezzamento. Il risultato è che questi ultimi hanno mostrato maggiori concentrazioni di arsenico, in particolare fra coloro che erano stati nutriti con alimenti ricchi di riso, consigliati ai neonati con esigenze dietetiche come l’intolleranza al grano o ai latticini. Quasi la metà dei prodotti alimentari…

View original post 526 altre parole

Annunci

Cibo, quanto è controllato ciò che mangiamo?

Reblogged from l’Espresso.it

Sul fronte sicurezza alimentare pare che noi italiani possiamo stare abbastanza tranquilli, almeno rispetto al resto d’Europa. Pochi casi rispetto alla media per le maggiori infezioni e un buon numero di controlli fra gli allevamenti.

La partita però rimane comunque una questione complessa perché si gioca su scala internazionale: in Europa nel 2013 si sono registrati 5.196 focolai di infezione per un totale di oltre 43 mila persone coinvolte e 5.946 ospedalizzazioni. Per non parlare di casi come quello dell’Epatite A associata al consumo di lotti di frutti di bosco infetti, che ha colpito dal gennaio 2013oltre 1.444 persone in 12 Paesi europei, il 90 per cento delle quali in Italia. Insomma, anche se i sistemi di controllo nazionali sono efficaci, quando si parla di sicurezza alimentare e di malattie infettive è difficile sbarrare ermeticamente le porte.

Il punto centrale sono le zoonosi, cioè tutte quelle malattie infettive che si trasmettono dall’animale all’uomo e che possono essere dovute a batteri, virus e parassiti. La più famosa è certamente la salmonellosi, ma sono zoonosi anche l’epatite A, la tubercolosi bovina o la toxoplasmosi.

A confermare che l’Italia su questo fronte non se la cava affatto male sono i dati pubblicati dall’Efsa e dall’Ecdc, che hanno recentemente pubblicato il report annuale relativo proprio alla presenza di zoonosi rilevate nei 32 paesi europei nel 2013.

I dati in questione parlano chiaro: in Italia si sono registrati pochi casi di infezioni di questo tipo negli esseri umani rispetto agli altri paesi europei: 1.400 casi di salmonellosi ogni 100.000 abitanti, mentre in Germania sono stati oltre 20mila e in Francia e Regno Unito più di 8 mila.

Read More

Using communication to fight epidemics

Reblogged from Science on the Net

During epidemics, pandemics, natural or environmental disasters, the problem of communication is one of the primary issues to deal with, and scientists and stakeholders know this well. It is a two-sided issue: communicating risk without creating any alarms, and an effective communication between persons who manage emergencies.

In this sense, many steps forward have been realized and many others are being made. In any case, there is a huge awareness in Europe concerning the need of a better health risk communication. The changing paradigms of public communication during infectious outbreaks are the core of TELLME Project(Transparent communication in Epidemics: Learning Lessons from experience, delivering effective Messages, providing Evidence), a collaborative project co-funded by the European Union’s 7th Framework Programme, which worked on these topics for three years. And on December 4-5, had its final conference hosted in Venice, with the intervention of national and European institutions that took part in the project.

THE PROJECT

TELLME’s main purpose was to develop new protocols for health communication, based on scientific evidence, to be applied when there are infectious disease outbreaks. It combines public health, social sciences, behavioural sciences, political sciences, law, ethics, communication and media. The aim was to develop original communication strategies regarding complicated messages and advice based on uncertainties, also addressing vaccine-resistant groups. Just visiting the project website, we realize that a considerable amount of activities have been done during these three years. Let us try to summarize here the main points that emerged from interventions during the final conference held in Venice, thus representing the lesson taught by TELLME experts.

Read More