Le estati future sulle Alpi

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Siamo ormai abituati a pensare che in un futuro purtroppo non molto lontano gli effetti del riscaldamento globale porteranno in Europa estati sempre più torride e precipitazioni più rade. Sebbene queste previsioni siano supportate da simulazioni con modelli climatici globali ed osservazioni empiriche che le validano su scala molto ampia, esse potrebbero non valere per le zone alpine. Le future estati potrebbero essere infatti tutt’altro che aride, bensì soggette a un significativo incremento delle precipitazioni, in particolare ad alte quote, e quindi anche di eventi estremi come gravi inondazioni.
A suggerirlo uno studio pubblicato nientemeno che su Nature Geoscience, da un team di ricercatori del Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” (ICTP) di Trieste, che ha elaborato un modello a scala regionale che utilizza una risoluzione spaziale molto più dettagliata, permettendo agli scienziati di notare alcune differenze importanti che interesseranno la zona alpina. Risultati che sono stati finora confermati anche da osservazioni empiriche, confrontando le previsioni con i dati attuali delle precipitazioni di alcune aree alpine. Il modello ha preso in esame tre scenari: la situazione da qui al 2030, il periodo dal 2030 al 2070 e infine che cosa accadrà nell’ultimo trentennio del secolo.

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Riscaldamento globale: parla Brian Hoskins

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Sono le attività umane a causare i cambiamenti climatici? Il livello di C02 nell’atmosfera è senza precedenti nella storia della Terra? Quanto velocemente si stanno innalzando i livelli del mare e quanto è rapida la riduzione dei ghiacci artici? Giovedì 5 maggio a Trieste presso il Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam si terrà la “Salam Distinguished Lecture Series” che quest’anno sarà tenuto proprio sui cambiamenti climatici da Sir Brian Hoskins, Chair del Grantham Institute for Climate Change all’Imperial College di Londra e professore di Metereologia all’Università di Reading. Abbiamo rivolto alcune domande al professor Hoskins.

La prima questione riguarda i dati sull’argomento: ogni anno gli scienziati sentenziano quello che dobbiamo e che non dobbiamo fare da qui al 2030 per evitare possibili scenari catastrofici. Ma, in sintesi, che cosa sappiamo veramente delle conseguenze del cambiamento climatico oggi?

Sappiamo che stiamo facendo un esperimento molto pericoloso con il nostro unico pianeta, che il riscaldamento globale esiste, e che continuare ad emettere anidride carbonica nell’atmosfera come adesso porterà molto probabilmente ad un ulteriore riscaldamento di circa 4 gradi centigradi entro la fine del secolo, che aumenterà in tutto il mondo il livello del mare.

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#nonsolosci: prima puntata

800px-Val_GardenaEcco la prima puntata di #nonsolosci, un progetto data giornalistico per raccontare attraverso i numeri il turismo sciistico nelle nostre Alpi nell’era del global warming. Si comincia con la Val Gardena, sul portale datajournalism.it. Se vi interessa cliccate qui, intanto sotto una piccola anticipazione.

Le perle non sono gemme molto durevoli. Ciò non significa che siano fragili, ma sicuramente non sono resistenti come il diamante o lo zaffiro. Oggi, la Val Gardena, nonostante la crisi globale, continua a dimostrarsi un sistema fiorente dal punto di vista turistico ed economico. Tuttavia, alla luce dei cambiamenti climatici in atto e ai conseguenti costi ambientali ed economici necessari per il mantenimento di questa potente macchina turistica, sembra il momento giusto per chiedersi se si possa continuare con la stessa strategia applicata negli ultimi trent’anni o se invece non sia necessario cominciare a invertire la rotta. In altre parole, se un sistema turistico alpino basato principalmente sullo sci sia ancora una prospettiva vincente oppure no, sia dal punto di vista economico che da quello ambientale.

Credits: wikipedia Commons, by Dmitry A. Mottl.