OMS avverte: ancora troppi antibiotici negli allevamenti

Reblogged from Rivista Micron

Il 7 novembre scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento molto importante per la lotta, che attualmente stiamo perdendo, contro l’antibiotico-resistenza: le raccomandazioni sull’utilizzo degli antimicrobici negli allevamenti, che fanno seguito al piano d’azione contro la farmaco-resistenza adottato nel 2015 in occasione della World Health Assembly.
Queste raccomandazioni si possono riassumere in un unico concetto, ovvero serve una migliore appropriatezza terapeutica, perché in caso contrario tutti gli sforzi per far fronte all’antibiotico-resistenza negli essere umani finiscono per risultare vani.
Un dato su tutti lo evidenzia appunto l’OMS: in alcuni paesi l’80% del consumo totale di antibiotici avviene proprio nel settore dell’allevamento del bestiame, e per la maggior parte dei casi si tratta di un uso non necessario. Grossa parte degli antibiotici oggi è impiegata infatti per far crescere di più gli animali o come strategia preventiva per evitare l’insorgenza di eventuali malattie. Si somministrano cioè antibiotici ad animali sani.
Le raccomandazioni dell’OMS sono molto chiare riguardo a questi due punti: ridurre (non eliminare) l’uso di antibiotici per ragioni di mercato, cioè per cercare di migliorare la resa del bestiame. I farmaci vanno somministrati – prosegue l’OMS – solo in presenza di una diagnosi conclamata, e in ogni caso si raccomanda di scegliere gli antibiotici non considerati cruciali per l’uomo (l’OMS ha pubblicato la lista aggiornata qui). Inoltre – si precisa – in assenza di ulteriori indicazioni da parte dell’OMS, ogni nuovo farmaco che entra in commercio deve essere considerato cruciale per l’uomo e quindi non dovrebbe essere utilizzato negli allevamenti.

Read More

Antibiotico-resistenza: troppo pochi i farmaci ora in sperimentazione

OggiScienza

I batteri della specie Staphylococcus aureus possono causare infezioni a diversi organi del corpo umano. Crediti immagine: NIAID

SALUTE – L’Organizzazione Mondiale della Sanità è preoccupata: la ricerca biomedica nella lotta contro l’antibiotico-resistenza è troppo lenta rispetto al problema stesso, che diventa anno dopo anno sempre più aggressivo. Secondo quanto riporta un rapporto dell’OMS pubblicato in questi giorni dal titolo Antibacterial agents in clinical development, le nuove molecole che sono attualmente in fase di studio contro i principali agenti batterici resistenti agli antibiotici sono troppo poche.

Quello della farmaco-resistenza è un problema di cui si parla spesso e molto più vicino di quello che pensiamo. Per esempio, a maggio 2017 è stato pubblicato il primo Report sulle batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha elaborato per la prima volta in un rapporto i risultati del sistema di sorveglianza istituito dal Ministero della Salute…

View original post 931 altre parole

Se la gonorrea resiste agli antibiotici

OggiScienza

Secondo quanto riportano gli autori su PLOS ONE, i dati dal 2009-2014 mostrano una continua diffusa resistenza alla penicillina, alla tetraciclina e alla ciprofloxacina nel trattamento della gonorrea. Crediti immagine: Pixabay

SALUTE – Lo ha annunciato nientemeno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità con un articolo pubblicato il 7 luglio scorso su PLOS ONE: i casi di gonorrea resistente agli antibiotici sono in aumento, e i numeri di quest’incidenza sono preoccupanti: oltre il 60% dei paesi del mondo dove sono attivi sistemi di sorveglianza sull’antibiotico-resistenza riportano casi di gonorrea resistente agli antibiotici. Fra i paesi presi in esame dall’OMS su scala globale, il 97% ha riportato casi che erano resistenti alla ciprofloxacina, il trattamento più economico e più ampiamente disponibile, l’ 81% ha riportato casi di gonorrea resistenti all’azitromicina, e il 66% alle cefalosporine. Serve iniziare a pensare a nuovi farmaci in grado di curare queste nuove forme di gonorrea…

View original post 1.004 altre parole

L’antibiotico-resistenza tra le conseguenze dell’inquinamento atmosferico

Reblogged from Rivista Micron

L’inquinamento atmosferico sembra essere associato a un aumento del potenziale di infezione dei batteri che causano disturbi respiratori, in particolare di naso, gola e polmoni, producendo un’alterazione circa l’efficacia del trattamento antibiotico, ad affermarlo è uno studio pubblicato in questi giorni su Environmental Microbiology da parte di un gruppo di ricercatori dell’Università di Leicester, nel Regno Unito. Si tratta di un problema tutt’altro che secondario in termini di salute pubblica, dal momento che le cose stanno peggiorando. L’ultimo rapporto EFSA-ECDC riporta infatti un aumento di batteri antibiotico-resistenti nell’uomo, negli animali e negli alimenti, con il risultato che le infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici portano a circa 25.000 decessi ogni anno nella sola Europa.

Read More