Giovani, +541% di nuove partite Iva a dicembre

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È successo esattamente quello che ci si aspettava, anzi forse di più: orde mai viste di giovani con meno di 35 anni che hanno fatto in modo di diventare liberi professionisti entro il 31 dicembre 2014, giusto in tempo per andare a festeggiare il nuovo anno con la serenità di non rientrare nel regime dei nuovi minimi, previsto dalla Legge di stabilità 2015, che prevede per le nuove aperture una tassazione minima triplicata, dal 5% al 15%.

76.336 nuove aperture in regime di vantaggio solo a dicembre 2014, un aumento cioè del 541% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 197% rispetto al mese prima, che a sua volta aveva mostrato un incremento delle nuove aperture. Si potrebbe dire che se l’obiettivo era dare una spinta all’imprenditoria giovanile, è stato pienamente raggiunto, con224.399 nuovi minimi dal 1 gennaio al 31 dicembre 2014.
Dei (pochi) pro e del (molti) contro di questo nuovo piano, Wired ha parlato già diffusamente qualche giorno fa, e ora siamo andati a vedere che cosa dicono i numeri relativi a dicembre, resi noti dall’Osservatorio delle Partite IVA del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che permettono di fare una panoramica dell’anno appena passato.

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The WHO report on violence throughout the World

Reblogged from Science on the Net

Homicide is the third leading cause of death globally for males aged 15-44 years. In general, there are 1.3 million people worldwide die each year from some form of violence, particularly among low-income people. A quarter of all adults report having been physically abused as children, one in five women reports having sexually abused as a child. One in three women has been a victim of physical or sexual violence by an intimate partner at some point in her lifetime. And one in 17 older adults reported abuses in the past month.

These are just some of the data contained within the Global status report on violence prevention in 2014,published in December 2014, the first WHO study that provides an accurate picture of the current situation concerning violence worldwide.

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Malattie non trasmissibili: ecco gli obiettivi per il 2025

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Nel 2012 le cosiddette malattie non trasmissibili (NCD), come cancro, diabete o malattie cardiocircolatorie, hanno mietuto 38 milioni di vittime, il 68% di tutte le morti registrate nel mondo nello stesso anno. Fra queste, 16 milioni le persone con meno di 70 anni e oltre l’80%, nei paesi poveri. A riportare questi dati è l’Organizzazione mondiale della sanità, all’interno del Global Status Report on noncommunicable diseases 2014, pubblicato di recente, che presenta i numeri delle NCD su scala mondiale e propone nove obiettivi che è necessario perseguire da qui al 2025.

PREMESSA: NOI RICCHI CE LA PASSIAMO DAVVERO MEGLIO?

Guardando i dati ci rendiamo conto che vi è un’importante distinzione preliminare da fare: quella fra i numeri della mortalità, che evidenziano senza mezzi termini la più banale delle intuizioni, e cioè che più un paese è povero, meno strumenti ha per far fronte anche all’assistenza sanitaria più semplice; e i dati invece che raccontano i diversi stili di vita degli abitanti del pianeta. Riguardo a questi ultimi, che comprendono per esempio il consumo di alcol, il fumo e l’alimentazione, il binomio “ricco è bene” va decisamente rivisto. In altre parole, i dati sulla mortalità non raccontano solo l’incidenza della malattia, ma anche la presenza o l’assenza di misure sanitarie adeguate a gestirla. Diverso è invece considerare la prevalenza di una patologia come per esempio il cancro, o stimare il numero di obesi o fumatori in percentuale sulla popolazione.
In molti casi non è nemmeno semplice classificare in maniera univoca se un paese è ricco o povero. A questo proposito l’OMS fa propria la definizione della World Bank, che il 1 luglio di ogni anno calibra i parametri quantitativi che identificano un paese rispettivamente come “high income”, con un RNL superiore a 12,7 dollari per persona, “low income”, con un RNL inferiore a 1 dollaro pro capite, e fra questi estremi “upper-middle income” e “low-middle income”.
Secondo questa classifica, i paesi considerati “ricchi”, fra cui figura l’Italia, per quanto mostrino un bassa probabilità di morire di NCD prematuramente, cioè fra i 30 e i 70 anni di età, stanno decisamente peggio se si osserva l’incidenza di alcol e fumo o la pressione sanguigna, in media molto più elevata nei paesi ricchi.

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La nutrizione globale. In kcal

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Con Expo il 2015 è stato battezzato ufficialmente come l’anno del cibo, un momento di riflessione, che dovrebbe essere trasversale, su come riuscire a nutrire il pianeta. Non sono certo dati sconosciuti quelli che raccontano l’ambivalenza del mangiare globale, che produce da un lato 500 milioni di obesi, dall’altro 800 milioni di persone che non riescono ad assumere abbastanza calorie. Oltre a quelli che riescono in qualche modo a nutrirsi ma la cui dieta è troppo povera di micronutrienti come vitamine e minerali. Secondo il recente report FAO Food and Nutrition in Numbers, dal quale sono tratti questi dati, una persona su 9 al mondo si corica la sera con lo stomaco semivuoto.

In realtà in tutto questo una buona notizia c’è: dal 1990 a oggi, raccontano sempre le stime FAO, la percentuale di persone denutrite al mondo sarebbe diminuita non di poco, passando dal 18,7% di 25 anni fa all’11% complessivo di oggi. In numero assoluto 100 milioni di denutriti in meno nell’ultimo decennio e 209 milioni nell’ultimo quarto di secolo.

A essere particolarmente interessante è la situazione regionale. È l’Asia infatti ad aver registrato il maggiore decremento, dato che la denutrizione si è praticamente dimezzata. Segue l’Africa che è passata dal 27% del 1990 al 20% del 2014 e infine l’America Latina dove la situazione sembra invece stagnante.

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