Se vuoi vivere più a lungo ecco come devi mangiare

Reblogged from L’Espresso

Anche i piccoli cambiamenti nelle proprie abitudini alimentari fanno la differenza sull’avere una vita più o meno lunga. Non sono necessarie scelte radicali: basta solo consumare un po’ meno carne, più verdure e cereali integrali per veder diminuire sensibilmente il rischio di mortalità, in particolare per malattie cardiovascolari. A fare la differenza però è la costanza: non serve stravolgere le proprie abitudini, diventare necessariamente guru del veg per vivere più a lungo: l’importante è adottare qualche escamotage alimentare per tutta la vita, anche a partire da un’età non più giovanissima.

Ad affermarlo è una ricerca pubblicata i giorni scorsi sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine, che ha esaminato le abitudini alimentari di 74 mila americani, valutando l’associazione fra l’essere passati a una dieta sana ed equilibrata per un periodo di 12 anni dal 1986 al 1998 – lo studio prende in esame tre diete, fra cui la dieta mediterranea – e i tassi di mortalità complessiva nel 12 anni successivi, dal 1998 al 2010. Quello che è emerso è che il gruppo composto da chi aveva modificato anche di poco la propria dieta, aveva un rischio di morte precoce sensibilmente più basso rispetto a chi aveva continuato con una dieta non sana. Ma non solo: lo studio ha anche mostrato il contrario e cioè che peggiorare le proprie abitudini alimentari aumentava il rischio di mortalità.

“Il messaggio di questo studio è molto positivo perché conferma che mangiare meglio ti fa davvero vivere più a lungo e soprattutto che chiunque anche con piccoli gesti e a qualsiasi età può iniziare a godere di questi benefici” spiega a l’Espresso Alice Cancellato, nutrizionista presso il reparto di ginecologia oncologica e per il centro scienze natalità dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Read More

Annunci

Nutrire il pianeta? Sì, ma solo a parole Gli aiuti alimentari internazionali sono crollati

Reblogged from L’Espresso

L’Expo 2015 di Milano, con il suo slogan “nutire il pianeta”, è ormai alle porte. Ma mentre i grandi del mondo si preparano a partecipare alla manifestazione, non sembrano altrettanto pronti a tramutare le intenzioni in azioni concrete.

E’ quello che si scopre andando ad analizzare i dati sugli aiuti alimentari nel mondo. Secondo il World Food Programme , una costola delle Nazioni Unite che fornisce i numeri più completi in merito, nell’ultimo anno finora esaminato, cioè il 2012, questi aiuti sarebbero ammontati a 5 milioni di tonnellate di cibo, l’85 per cento delle quali costituite da cereali e l’89 per cento distribuite gratuitamente alla popolazione dei paesi bisognosi.

Read More

La nutrizione globale. In kcal

Reblogged from datajournalism.it

Con Expo il 2015 è stato battezzato ufficialmente come l’anno del cibo, un momento di riflessione, che dovrebbe essere trasversale, su come riuscire a nutrire il pianeta. Non sono certo dati sconosciuti quelli che raccontano l’ambivalenza del mangiare globale, che produce da un lato 500 milioni di obesi, dall’altro 800 milioni di persone che non riescono ad assumere abbastanza calorie. Oltre a quelli che riescono in qualche modo a nutrirsi ma la cui dieta è troppo povera di micronutrienti come vitamine e minerali. Secondo il recente report FAO Food and Nutrition in Numbers, dal quale sono tratti questi dati, una persona su 9 al mondo si corica la sera con lo stomaco semivuoto.

In realtà in tutto questo una buona notizia c’è: dal 1990 a oggi, raccontano sempre le stime FAO, la percentuale di persone denutrite al mondo sarebbe diminuita non di poco, passando dal 18,7% di 25 anni fa all’11% complessivo di oggi. In numero assoluto 100 milioni di denutriti in meno nell’ultimo decennio e 209 milioni nell’ultimo quarto di secolo.

A essere particolarmente interessante è la situazione regionale. È l’Asia infatti ad aver registrato il maggiore decremento, dato che la denutrizione si è praticamente dimezzata. Segue l’Africa che è passata dal 27% del 1990 al 20% del 2014 e infine l’America Latina dove la situazione sembra invece stagnante.

Read More