Health in Europe. Improvement through cooperation

Reblogged from Science on the Net

Talking about the European Region does not mean speaking of a homogeneous situation, also from the point of view of health. To realize how complex and articulated the European scenario is, just think that in Ukraine, Romania, Moldova and Turkey twice as many children die before the age of five if the figures are compared with so-called industrialized countries. Not to mention the infectious diseases, the use of alcohol and tobacco, which reflect a Europe still deeply layered and with several countries still extremely dependent on their history.

The issue is not trivial because if it is true that Europe wants to brand itself as a unique community and pursue common objectives, it is necessary to take the issue of health policies very seriously. Health is in fact a major resource and asset for societies, because good health benefits all sectors, including economic growth.

This is the viewpoint of the World Health Organization that in September 2012 has launched Health 2020, the new European policy framework for health and well-being, involving the 53 Members States of the WHO European Region. The philosophy of Health 2020 is very clear: its aim is not to make national and local health systems even but to make them evenly better. This is at once a challenge and a turning point. A challenge that basically translates into two points: first, the need to improve health for all and reduce the health divide and, moreover, the need to strengthen leadership and participatory governance for health. 

Specifically, Health 2020 is based on four priority areas: investing in health through a life-course approach and empowering people; tackling the most important challenges of noncommunicable and communicable diseases; strengthening people-centred health systems and, finally, creating resilient communities and environments.

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Andrea Raimondi: quando hacker non è sinonimo di computer

Reblogged from PJ Magazine

Essere hacker civici oggi è molto di più che saper usare un linguaggio di programmazione, è partecipazione tecnologica. PJ Magazine ha incontrato Andrea Raimondi, giovane filosofo e civic hacker, intervenuto a State of the Net.

Andrea Raimondi si definisce un hacker civico, ma ci tiene a specificare che non passa le sue ore chino davanti al pc a lavorare sui codici. «Hacking non è un codice – spiega Raimondi –significa promuovere un’idea di futuro. Come? Semplicemente partecipando facendosi aiutare dalla tecnologia
Una voce singolare quella di Raimondi, romano e dottorando in filosofia della scienza presso l’Università di Nottingham, che ha raccontato ai microfoni di Pj Magazine la sua storia:

Andrea, da dove nasce questa tua esigenza di partecipazione e come si è sviluppata?

Diciamo che la mia esigenza di partecipazione è piuttosto intrinseca, ce l’ho da sempre. Mi sono sempre sentito vicino ai problemi degli altri e ho sempre sentito il bisogno – per dirla grossolanamente – di dare una mano.
In realtà l’idea di migliorare la realtà che ci circonda partecipando è un’idea vecchia come il mondo, quello che invece caratterizza la nostra epoca sono il tramite che utilizziamo per veicolare la nostra presenza, e in questo senso la rete e più in generale le nuove tecnologia hanno fatto sempre più la differenza negli ultimi anni. Io nasco come filosofo, ma fare questo di professione, per esempio attraverso un dottorato, è una dimensione che tende molto spesso a fagocitare le energie convogliandole verso uno studio da una parte settoriale, dall’altra non molto partecipativo. Mi sono dunque dato da fare in primo luogo dando il mio contributo alla creazione del portale Open Data INPS, e poi attraverso la rete italiana che si interessa di dati aperti, primi fra tutti gli attivisti di Spaghetti Open Data.

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Quel miliardo di euro per l’edilizia scolastica

Reblogged from Scienza in Rete

Un totale che supera il miliardo di euro per il risanamento dell’edilizia scolastica: questo il piano annunciato il 24 febbraio scorso da Matteo Renzi durante il suo discorso di fiducia alle Camere, progetto che pare stia prendendo finalmente forma, per lo meno sulla carta.
Come si legge sul sito del MIUR, le azioni previste dovrebbero essere oltre 20 mila, per un totale di quasi 18 mila scuole coinvolte in interventi di piccola manutenzione e abbellimento all’interno del progetto#scuolebelle e quasi 2500 istituti che dovrebbero subire interventi di messa in sicurezza, il progetto#scuolesicure, che dovrebbe rispondere all’esigenza dimostratasi anche negli ultimi anni tristemente attuale, e oggetto peraltro dell’inchiesta #scuolesicure apparsa su Wired alla fine del 2012. Infine, 404 strutture che dovrebbero secondo le aspettative beneficiare del progetto #scuolenuove, che come dice il nome stesso significa l’avvio di nuovi cantieri.

MA DA DOVE VENGONO TUTTI QUESTI FINANZIAMENTI?

 Come spiega il MIUR, ognuno di questi tre progetti, #scuolebelle, #scuolesicure e #scuolenuove, è la conseguenza di precise manovre economiche. Per quanto riguarda #scuolenuove si tratta di 244 milioni di euro originati dallo sblocco del Patto di Stabilità con i comuni per il 2014 e il 2015 e che andranno a finanziare gli oltre 400 progetti segnalati dai vari sindaci italiani entro il 3 marzo scorso. #scuolesicure e #scuolebelle invece pare beneficeranno della ridistribuzione dei Fondi di Sviluppo e Coesione, approvata da una delibera del Cipe lo scorso 30 giugno. In particolare per quanto riguarda #scuolesicure si tratterà di 400 milioni di euro, che però verranno sbloccati ufficialmente una volta terminato l’iter di registrazione delle delibere e i comuni e le province avranno tempo fino al 30 ottobre prossimo per dare gli appalti dei primi 1635 progetti.

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