Tagliati 30 miliardi alla sanità?

“Sono dato [sic] drammatici: in questi anni sono stati tagliati 30 miliardi euro alla #sanità pubblica, in particolare nel Mezzogiorno. Forse qualcuno ha pensato di risolvere cosi’ alla radice la Questione Meridionale…”

Il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, commentando un tweet dell’Ansa che riportava gli ultimi dati del rapporto di OsservaSalute sul gap in termini di mortalità per le malattie croniche fra Nord e Sud, ha scritto su Twitter che negli ultimi anni sarebbero stati tagliati 30 miliardi di euro alla sanità pubblica, in particolare proprio nel Meridione.

Siamo andati a verificare.

L’andamento della spesa sanitaria

Fratoianni non specifica il lasso di tempo a cui si riferisce, ma possiamo controllare la situazione sanitaria degli ultimi anni grazie a diversi indicatori e rapporti. Uno dei più utili è il rapporto più recente sulla spesa sanitaria della Ragioneria generale dello Stato (RGS), pubblicato a luglio 2017.

La RGS mostra che nel periodo 2010-2013 c’è stata in effetti una diminuzione: in quegli anni, la spesa sanitaria è passata da 113,131 miliardi di euro a 109,614 miliardi. Ma poi la spesa è tornata a crescere, raggiungendo i 112,5 miliardi nel 2016. Tra il 2015 al 2016 il tasso di incremento è stato dell’1,2%.

Come si vede, gli ordini di grandezza di cui stiamo parlando rendono subito difficile che la dichiarazione di Fratoianni sia veritiera. Dato che la spesa sanitaria corrente, in Italia, si aggira intorno ai 110 miliardi, un taglio di 30 miliardi vorrebbe dire una diminuzione di oltre un quarto. Se prendiamo in considerazione questo parametro, insomma, Fratoianni ha torto. Al massimo si potrebbe dire che, rispetto al picco del 2010, la spesa sanitaria è oggi inferiore per circa 600 milioni di euro.

Dove sono avvenute queste riduzioni? Dal 2010 a oggi è diminuita principalmente la parte di spesa corrente per i dipendenti. Anche il Rapporto OsservaSalute 2017, pubblicato il 19 aprile e curato dall’Università Cattolica, ha mostrato chiaramente la contrazione del personale medico negli ultimi anni: il personale medico del Servizio Sanitario Nazionale è passato da circa 109 mila unità nel 2012 a 105 mila tre anni più tardi.

 

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Health in Europe. Improvement through cooperation

Reblogged from Science on the Net

Talking about the European Region does not mean speaking of a homogeneous situation, also from the point of view of health. To realize how complex and articulated the European scenario is, just think that in Ukraine, Romania, Moldova and Turkey twice as many children die before the age of five if the figures are compared with so-called industrialized countries. Not to mention the infectious diseases, the use of alcohol and tobacco, which reflect a Europe still deeply layered and with several countries still extremely dependent on their history.

The issue is not trivial because if it is true that Europe wants to brand itself as a unique community and pursue common objectives, it is necessary to take the issue of health policies very seriously. Health is in fact a major resource and asset for societies, because good health benefits all sectors, including economic growth.

This is the viewpoint of the World Health Organization that in September 2012 has launched Health 2020, the new European policy framework for health and well-being, involving the 53 Members States of the WHO European Region. The philosophy of Health 2020 is very clear: its aim is not to make national and local health systems even but to make them evenly better. This is at once a challenge and a turning point. A challenge that basically translates into two points: first, the need to improve health for all and reduce the health divide and, moreover, the need to strengthen leadership and participatory governance for health. 

Specifically, Health 2020 is based on four priority areas: investing in health through a life-course approach and empowering people; tackling the most important challenges of noncommunicable and communicable diseases; strengthening people-centred health systems and, finally, creating resilient communities and environments.

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