La laurea ultimo baluardo contro la disoccupazione giovanile

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I dati sul lavoro parlano chiaro: la crisi non è finita. Sia per i giovani che per i meno giovani i contratti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato continuano a diminuire anno dopo anno, mentre aumentano quelli che una volta messa la corona d’alloro al collo assaporano il senso dell’horror vacui.   Le vecchie professioni “sicure” come il medico o l’avvocato non assicurano più i frutti di un tempo, ma ciò non significa che studiare serva sempre meno, anzi. I laureati sono l’unica fascia fra gli under-29 in cui il numero di assunzioni previste a tempo indeterminato, seppure in progressivo calo rispetto al 2010, supera quelli a tempo determinato. Le cose vanno male insomma, ma vanno ancora peggio per chi ha un titolo di studio basso o non ne ha nessuno.   Non si tratta del solito allarmismo basato sui racconti dei molti che a più di un anno dal temine degli studi non sano più dove sbattere la testa, ma di un trend la cui evidenza è dimostrata dalla banca dati ufficiale Excelsior costruita da Unioncamere a partire dal 2010, che fa il punto sui nuovi contratti di lavoro dichiarati dalle aziende italiane. Il dato meno incoraggiante emerge considerando i contratti non stagionali a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, esclusi gli ”interinali”, i contratti di apprendistato e le sostituzioni.   È evidente che il mercato del lavoro è oggi assai più complesso rispetto al binomio indeterminato-determinato: ci sono parecchie tipologie contrattuali, oltre all’avanzare del fenomeno del lavoro sommerso e dei sempre più numerosi casi delle “false partite iva”. Quello che emerge dai dati Unioncamere è dunque un calo progressivo dei contratti di lavoro standard per come siamo stati abituati a intendere il lavoro negli ultimi decenni.

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Grants for Italian SMEs within Eurostars-2

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Good news for the small and medium enterprises (SMEs) that aim to bring their own scientific research at an international level. The Ministry of Education and Research has officially committed to fund and support Italian participants in Eurostars-2, with a budget of 0.5 million euro in grants and 2 million euro in loans, in order to develop new ideas as part of the action taken under Article 185 of the Treaty on the Functioning of the European Union (TFEU). Which means funds with a better rate than that proposed by the actual market.

TFEU aims to integrate parts of national programs in order to build a common European research program.Eurostars is an European programme that supports research-performing SMEs for the development of innovative products, processes and services that should be rapidly commercialized. The European Community has funded Eurostars-2 with 287 million euro for the period between 2014 and 2020, requiring the member states a funding at least three times higher. Hence the commitment of the Ministry of Education to invest a total amount of 2.5 million euro in this second phase of the project (the Ministry of Education did not participate to the first deadline, last March).

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Escher mostra a Roma: la geometria è arte

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Apre a Roma il 20 settembre una mostra interamente dedicata all’opera di M. C. Escher, le cui litografie affascinano da decenni tutto il mondo, e che a quanto pare attingeva molta ispirazione dal paesaggio, specie quello italiano.

Nominare Mauritius Cornelius Escher (1898-1972) evoca senza dubbio complessi disegni in bianco e nero, litografie nelle quali perdersi, scale da salire o da scendere senza andare mai da nessuna parte, mani che disegnano se stesse, finestre che dall’interno guardano all’interno, figure geometriche che non possono logicamente stare così come stanno, ma in cui è difficile individuare esattamente dove stia l’inghippo. L’incongruenza logica in arte. E la notizia è che dal 20 settembre fino al 22 febbraio 2015 non servirà recarsi all’Aia, in Olanda, per ammirare il genio di questo artista, grazie a una speciale mostra dedicata all’artista ospitata al Chiostro del Brabante, a Roma. Una raccolta di 150 opere prodotta dal Dart Chiostro del Bramante e Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Escher e curata da Marco Bussagli, che ha potuto contare fra gli altri sui preziosi prestiti della Collezione di Federico Giudiceandrea.

Il tema portante della mostra è la natura.

Sì perché anche se a prima vista la natura pare quasi un elemento secondario nella complessità di costruzioni artistiche come quelle di Escher, quasi più decorativa che essenziale, in realtà la sua presenza è primaria nei suoi disegni, come lo è nei suoi viaggi.

 

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Agricoltura e gas serra nonostante Kyoto

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Nuova allerta delle Nazioni Unite su effetto serra e global warming, questa volta contenuto in una bozzadi 127 pagine che sintetizza l’ultimo rapporto del pannello intergovernativo dell’Onu (Ipcc) che a ottobre verrà presentato alla Conferenza sul Clima di Copenaghen.
Ancora una volta al centro del mirino le alte concentrazioni di gas serra – CO2, CH4 e N2O, ma anche i più pericolosi alocarburi – prodotti dall’antropizzazione del pianeta Terra e che il Protocollo di Kyoto ha più volte intimato di abbassare dell’8% rispetto al 1990. Perchè se i gas serra, esclusi gli alocarburi, sono prodotti dalla stessa natura, l’eccessiva presenza di questi gas in atmosfera, dovuta all’azione umana, porta con sé un lento ma progressivo riscaldamento globale. E un’impronta tutt’altro che secondaria è quella del settore agricolo e alimentare.
Se andiamo a indagare questo campo scopriamo che nonostante i moniti di Kyoto, il settore continua a produrre enormi quantità di CO2 equivalente, e in molti paesi come la Cina e l’India, quantità assai più elevate rispetto al 1990.

Esaminando i dati Faostat sui Big 10, cioè gli stati più popolosi del mondo scopriamo che solo in Argentina e Francia il settore agricolo emette oggi meno quantità di CO2 equivalente rispetto al 1990, mentre se consideriamo gli stati europei le cose paiono andare molto meglio.
Nel caso della Russia invece, oggi il terzo paese più popolato al mondo, il confronto con il 1990 è più complesso e meno veritiero, alla luce dei mutamenti geopolitici dovuti alla caduta della cortina di ferro.

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