Arrivata in Italia la prima laurea in Videogiochi

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Apre a Roma il primo corso di laurea triennale in Videogiochi, per formare tutte le professionalità di questo settore in espansione. Con crociera inclusa.

Da quest’anno accademico chi ha la passione sfrenata per i videogiochi potrà addirittura laurearvisi direttamente, senza passare per complesse e noiose (!) lauree in informatica o in ingegneria. Apre i battenti a Roma il primo corso di laurea triennale in videogiochi, proposto da Link Campus University, un’università privata internazionale legalmente riconosciuta dallo Stato Italiano eVigamus Academy, un museo e centro di intrattenimento in Italia interamente dedicato al settore del Videogioco.

La tassa di iscrizione annuale ammonta a 4.500 euro, in cui è compresa una crociera nel Mediterraneo (sì, una vera crociera, la “Splendida” di MSC) insieme al gruppo classe dove gli studenti potranno godere i privilegi di un viaggio come questo e frequentare on the boat dei laboratori di videogiochi. Per chi non potesse permettersi di spendere 13.500 euro per una laurea triennale inoltre sono disponibili delle borse di studio.

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Frutti bosco surgelati: l’Italia con 1.300 casi di epatite A

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Per l’epidemia causata da frutti di bosco congelati contaminati dal virus dell’epatite A  tra il 2013 e il 2014 non è stata individuata l’origine. L’ipotesi più verosimile riconduce a ribes rossi provenienti dalla Polonia e more prodotte in Bulgaria. La tesi viene ufficializzata in un dossier pubblicato in questi giorni dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e ripreso anche da Ministero della sanità. In Italia gli ultimi dati parlano di 1.300 casi ospedalieri notificati (vedi tabella sotto), anche se solo in 346 è stato possibile raccogliere un campione di sangue da analizzare presso i laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità.

Secondo il nostro Ministero, a partire dal mese di ottobre 2013 non sono più stati identificati campioni di frutti di bosco surgelati contaminati in prodotti venduti al dettaglio, anche se l’epidemia si è protratta ancora per sei mesi con centinaia di casi. Questo fatto è dovuto probabilmente alla scarsa consapevolezza del pericolo fra i consumatori, sia per quanto riguarda i prodotti venduti al supermercato sia per i dolci serviti in bar e ristoranti.

La ricerca del focolaio di infezione – come riporta l’Efsa – è iniziata con l’analisi di 38 lotti di frutti di bosco provenienti da Italia e Irlanda, più ulteriori 5 lotti aggiunti nella primavera del 2014 provenienti da Francia, Norvegia e Svezia. Il lavoro ha confermato che il virus proveniva dai frutti di bosco e complesivamente sono state evidenziate 6.227 transazioni tra 1.974 operatori del settore alimentare. Una rete di questo tipo ha complicato non poco il lavoro e non ha permesso di identificare l’origine precisa del focolaio.

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