Continuare a studiare dopo la laurea: quanto pesano le differenze di reddito

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In Italia, lo sappiamo, ci sono pochi laureati rispetto agli altri paesi europei. Ci sono però altri due aspetti che vengono solitamente meno sottolineati: il primo è che dal 2007 a oggi sono sempre meno i giovani che decidono di proseguire gli studi dopo la laurea, il secondo è la scarsa mobilità sociale del sistema universitario italiano, che fa sì che statisticamente chi proviene da contesti familiari meno favorevoli finisca per accontentarsi di un titolo di studio inferiore. Insomma, nonostante il sistema universitario italiano grazie a borse di studio e case dello studente favorisca l’accesso alla migliore istruzione di chi ha meno possibilità meglio di come fanno altri paesi, non si può proprio dire che produca come output una reale equità. I dati di cui stiamo parlando sono quelli raccolti da Almalaurea, pubblicati alla fine di aprile, e riguardano il 2015.

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Fame, un mondo diviso tra denutriti e obesi

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In un ipotetico gruppo di 10 persone, sedute in cerchio una accanto all’altra, ne troveremmo una denutrita e 4 in sovrappeso. Ancora oggi nel mondo l’11 per cento della popolazione, cioè 1 persona su 9, è denutrita, mentre il 40 per cento è sovrappeso o addirittura – 1 su 10 – obesa.

Se il gruppo fosse composto da bambini, a essere denutriti sarebbero 2,5 bambini su 10, e altri 1,5 su 10 sarebbero gravemente sottopeso. Insomma, non è vero che ovunque nel mondo stiamo riuscendo a sconfiggere la fame: non è così in Africa Subsahariana e non è così nelle regioni meridionali e occidentali dell’Asia e in Oceania, dove oggi le persone hanno meno disponibilità di cibo rispetto a 25 anni fa.

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Flo, bastano 3 dollari per cambiare la vita di una giovane donna

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Un pacchetto con 10 assorbenti usa e getta costa a una ragazza africana circa 1,2 dollari. Un costo enorme in paesi dove grosse fette della popolazione vivono con meno di 2 dollari al giorno. Con il risultato che una ragazza su 10 durante il ciclo mestruale non va nemmeno a scuola, e che 9 ragazze su 10 utilizzano assorbenti riutilizzabili, che altro non sono che pezzi di stoffa che vengono poi lavati.

Viene da pensare che anche le nostre nonne non utilizzavano assorbenti igienici usa e getta, e sopravvivevano, ma c’è in realtà una profonda differenza: nei paesi a basso reddito – pensiamo alle condizioni di vita di una slum – è spesso difficile, se non impossibile trovare acqua pulita o detergenti adeguati per disinfettare i tessuti da germi e batteri.

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