Non fare figli non è una colpa, essere sottopagate sì

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In molti si sono indignati nei giorni scorsi all’uscita di alcuni dati Istat che hanno sottolineato un nuovo record per l’anno appena trascorso: quasi la metà delle donne fra i 18 e i 49 anni, cioè in età potenzialmente fertile, non ha dei figli.

Non serve dirlo, il tono con il quale la notizia è stata diffusa sui media è stato ancora una volta di sgomento giudicante: troppe donne oggi preferiscono posticipare la maternità per poter consolidare la propria posizione lavorativa dopo anni di studio, di specializzazione. Un posticipare che “spesso si traduce in una rinuncia”, ha scritto qualche esperto. Senza considerare che i figli non li fanno solo le donne ma le coppie, nella maggior parte dei casi.

Ancora una volta il messaggio fra le righe è che queste donne sono colpevoli di non aver fatto tutto ciò che avrebbero potuto fare, invece di cogliere l’occasione per parlare di lavoro e del fatto che oggi una donna con meno di 30 anni che inizia un percorso professionale da professionista guadagna il 10% in meno di un suo collega uomo. Gap che fra i 30 e i 40 anni – che per la donna non sono solo gli anni cruciali per la maternità ma anche per l’avviamento di una professione – diventa del 27%. Oggi in Italia una professionista di 35 anni guadagna un terzo in meno rispetto al suo collega di scrivania. Fra i 40 e i 50 anni il gap è ancora del 23%.

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Disparità nel trattamento dell’infarto, e le donne muoiono di più

OggiScienza

Le differenze fra uomini e donne in termini medici sono fuori discussione, sia in termini strutturali che di metabolismo e a livello di sistema immunitario, e non a caso negli ultimi decenni ha preso piede una branca della medicina nota come “medicina di genere”. Crediti immagine: Pixabay

SALUTE – Uno studio condotto fra Svezia e Regno Unito e pubblicato sul Journal of the American Heart Association, che ha esaminato per 10 anni 180.368 pazienti svedesi che avevano avuto un infarto miocardico acuto, ha osservato che all’interno di questo ampio campione le donne mostrano una mortalità più elevata rispetto agli uomini, che diventava simile a quella maschile nei gruppi di donne che erano state trattate con i medesimi trattamenti indicati della linea guida per il trattamento d’urgenza dell’infarto miocardico acuto (angioplastica entro poche ore dall’infarto/ stent cardiaci/sostituzione delle valvole). Inoltre, le donne avevano due volte più probabilità di morire…

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Procreazione medicalmente assistita in Italia: i primi dati sull’eterologa

OggiScienza

SALUTE – Il 30 giugno scorso è stata presentata al Parlamento la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita (PMA), relativamente al 2015, che per la prima volta presenta i risultati relativi alla fecondazione eterologa. Il dato complessivo è che sono 12 836 i bambini nati vivi nel 2015 grazie alla fecondazione assistita. Certo, non è una passeggiata per queste coppie, dal momento che i tassi di successo ancora non sono molto alti: il totale dei cicli effettuati nel complesso nel 2015 arriva infatti a 95 000.

L’eterologa è ancora poca, ma porta risultati

In un anno è aumentato del 5% il numero delle coppie che si sono sottoposte ad almeno un ciclo di PMA: da 70 000 a 74 000, per quasi un 1% di bambini nati vivi in più rispetto al 2014. Oggi i bambini nati da fecondazione assistita…

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Studiata una proteina che frena la metastasi del tumore mammario

OggiScienza

Si registrano circa 50 mila nuovi casi l’anno di tumore mammario. Tra questi, circa il 20% riguardano la sottoclasse dell’oncogene HER2. Crediti immagine: maf04, Flickr

SCOPERTE – Il tumore mammario è oggi il tumore più diffuso ma anche uno dei meglio curabili per la donna, anche se il problema della formazione delle metastasi permane fra i maggiori responsabili degli esiti più infausti. Capire come bloccare la formazione di metastasi è dunque fondamentale e una buona notizia arriva proprio da uno studio italiano, pubblicato su Nature Communications: i ricercatori del Centro di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell’Università di Torino, grazie a un finanziamento AIRC, hanno individuato una proteina, la p140Cap, che sarebbe in grado di limitare la crescita del tumore mammario. Si tratta di ricerca di base, ma che potrebbe in futuro portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per le donne che non hanno questa proteina…

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