Immunoterapia: chi vince e chi perde contro il cancro

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Una slot machine del casinò: per sbancare è necessario ottenere un allineamento della giusta combinazione di figure sullo schermo. Forzando un po’, il ruolo dell’immunoterapia nella lotta ai tumori potrebbe richiamare alla mente queste infernali macchinette, che a seconda dei casi possono regalare una guarigione e in molti altri casi dare ancora la vincita al banco. Durante le sessioni  dedicate all’immunoterapia del Congresso europeo di oncologia tenutosi a fine gennaio ad Amsterdam (ECCO 2017) l’impressione generale che si riceveva era di speranza mista a cautela, come in tutte le rivoluzioni terapeutiche che si rispettano.

Fuor di metafora, l’immunoterapia è un’opzione sempre più concreta anno dopo anno – già negli ultimi 3 anni i passi in avanti sono stati molti anche quanto a offerta terapeutica in Italia. Nel caso del melanoma avanzato, per esempio, dopo uno stallo durato decenni ora abbiamo circa il 20% di pazienti ancora vivi a 10 anni di distanza grazie a queste nuove cure. Tuttavia è presto per parlare di risposte valide per tutti. I risultati – spiega Ton Schumacher, immunologo in forza del Netherland Cancer Institute – dipendono dalle circostanze. Da molte circostanze.

Ogni tumore è un mondo a sé

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. L’incipit di Anna Karenina torna utile anche per introdurci al tema di fondo della cura dei tumori, vale a dire l’eterogeneità dei tumori e delle risposte immunitarie da un paziente all’altro. C’è poi il problema della tossicità di questi nuovi farmaci, ossia quell’insieme di effetti collaterali che si stanno riscontrando nelle varie sperimentazioni, che vanno dalla semplice diarrea alla polmonite, alla nefrite, all’epatite in alcuni casi, a seconda del malato.

La soluzione passa necessariamente da terapie sempre più mirate al singolo paziente, a seconda del profilo genetico-molecolare del tumore e del suo microambiente. Peccato che sia ancora troppo presto per applicare una vera “medicina di precisione” alla cura dei tumori, in grado oltre tutto di superare le varie forme di resistenza alle nuove terapie che i tumori riescono a mettere in campo grazie alla loro instabilità genetica e al dialogo continuo con il sistema immunitario.

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Tumori, 500 milioni per i farmaci innovativi: ma mancano ancora regole chiare

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Sono 113 complessivamente i miliardi di euro previsti per il 2017 per il comparto sanitario dalla bozza della nuova legge di bilancio, un trend in crescita rispetto agli ultimi anni. La novità però è un’altra: 500 milioni di euro annui supplementari dedicati specificatamente al rimborso alle regioni per l’acquisto di farmaci oncologici innovativi, un fondo che già esisteva dal 2015, ma che ora diviene strutturale.

La domanda è ovvia: sono tanti, sono pochi questi 500 milioni? Cambieranno davvero le condizioni terapeutiche dei malati? L’introduzione di questo fondo rappresenta certamente di un tentativo di rispondere alle esigenze di un mercato, quello delle cure sanitarie oncologiche, sempre più costoso anno dopo anno, ma per valutare se e quanto questo denaro potrà cambiare davvero la vita dei malati sono necessarie valutazioni a monte, a partire dalla presa di coscienza che oggi una vera definizione, condivisa a livello internazionale, sulla definizione di “farmaco innovativo” non esiste.

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