Attività fisica per prevenire il cancro: un nuovo studio lo conferma

OggiScienza

Una corsa di media distanza è in grado di ridurre sostanzialmente la concentrazione di acidi biliari nel sangue, soprattutto quelli più nocivi, che concorrono alla patogenesi dei tumori del pancreas, delle vie biliari, dello stomaco e del colon-retto. Crediti immagine: Hamza Butt, Flickr

SALUTE – Tutti siamo a conoscenza del fatto che fare un po’ di attività fisica tre volte alla settimana sia un toccasana per la nostra salute, sia in termini cardiovascolari che per ridurre il rischio di sviluppare il cancro. Ma se riguardo al rischio cardiovascolare è più semplice per chiunque intuire il valore del movimento fisico come riduzione della pressione sanguigna e dei livelli di colesterolo cattivo nel sangue, il fatto che una corsa un paio di volte la settimana possa costituire un bonus per il rischio tumorale, come può esserlo smettere di fumare, è solitamente più difficile da comprendere. Eppure le evidenze scientifiche non mancano…

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Tumori, 500 milioni per i farmaci innovativi: ma mancano ancora regole chiare

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Sono 113 complessivamente i miliardi di euro previsti per il 2017 per il comparto sanitario dalla bozza della nuova legge di bilancio, un trend in crescita rispetto agli ultimi anni. La novità però è un’altra: 500 milioni di euro annui supplementari dedicati specificatamente al rimborso alle regioni per l’acquisto di farmaci oncologici innovativi, un fondo che già esisteva dal 2015, ma che ora diviene strutturale.

La domanda è ovvia: sono tanti, sono pochi questi 500 milioni? Cambieranno davvero le condizioni terapeutiche dei malati? L’introduzione di questo fondo rappresenta certamente di un tentativo di rispondere alle esigenze di un mercato, quello delle cure sanitarie oncologiche, sempre più costoso anno dopo anno, ma per valutare se e quanto questo denaro potrà cambiare davvero la vita dei malati sono necessarie valutazioni a monte, a partire dalla presa di coscienza che oggi una vera definizione, condivisa a livello internazionale, sulla definizione di “farmaco innovativo” non esiste.

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Cura dei tumori, un abisso tra Nord e Sud: così al malato non resta che emigrare

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Il peso dell’oncologia all’interno della spesa sanitaria italiana cresce anno dopo anno, insieme al numero di decessi dovuti a forme tumorali. Se nel 2010, secondo gli ultimi dati Airtum , le nuove diagnosi erano state circa 2,5 milioni, nel 2015 si sono superati i 3 milioni di casi. Non stupisce quindi cheper la prima volta nel 2014 la spesa sanitariaper i farmaci per il cancro ha superato quella per gli antimicrobici e per i medicinali per il sistema cardiovascolare, collocandosi al primo posto per un totale di 3,2 miliardi di euro complessivi. Un trend in linea con il costo medio delle terapie farmacologiche oncologiche, che nel periodo 2005-2009 ammontava a 25.675 euro ed è arrivato a 44.900 euro fra il 2010 e il 2014.

Il punto cruciale di questo sistema rimangono però le forti disuguaglianze che intercorrono fra regione e regione, per quanto riguarda l’accesso alle cure, prestazioni di terapia del dolore (in alcune zone inesistenti quando invece dovrebbero venire erogate), profonde differenze nell’assistenza domiciliare, disparità di accesso ad adeguate terapie nutrizionali, disomogeneità nel numero di posti letto e di servizi di hospice per le cure palliative. Questo nonostante tutte le prestazioni di assistenza tutelare siano definite come LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) dal 2001.

Una situazione messa in luce dall’ “Ottavo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici” pubblicato dalla FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) che registra una disomogeneità geografica di servizi e strutture, e quindi di accesso alle cure.

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