“Incoraggiamo la maternità e l’allattamento dopo il cancro al seno”

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Le donne che hanno avuto un tumore al seno non sembrano correre il rischio di una recidiva in caso di gravidanza dopo le cure. Crediti immagine: David J Laporte, Flickr

SALUTE – Per troppo tempo le donne che ricevevano una diagnosi di cancro alla mammella hanno sentito che oltre a quel peso da affrontare ce ne era anche un altro: la negata possibilità di diventare mamme dopo la malattia. Nel 2013 la svolta: uno studio internazionale a cui ha partecipato anche l’Italia e pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, per la prima volta ha studiato un campione di 333 donne malate – quindi cospicuo – che avevano sostenuto una maternità dopo la fine delle cure, mettendo nero su bianco che non vi è nessuna controindicazione nel diventare mamme dopo la malattia per un eventuale rischio di recidiva a 5 anni dall’inizio dai trattamenti.

La maternità non rende le donne…

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Tumore al seno: chiariti nuovi meccanismi per terapie più efficaci

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Lo sviluppo tumorale dipende dagli estrogeni: il più efficace trattamento farmacologico prevede l’impiego di molecole in grado di inibire la produzione di questi ormoni. Crediti immagine: Difu Wu, Wikimedia Commons

TRIESTE CITTA’ DELLA SCIENZA – Le cellule cancerogene della mammella sono caratterizzate dal possedere tre tipi di recettori: il recettore dell’estrogeno (ER), il recettore del progesterone (PR), e l’HER2/neu. Nel caso dei tumori al seno ER+, dove cioè le cellule tumorali posseggono recettori per gli estrogeni e che rappresenta più del 70% dei tumori al seno, lo sviluppo tumorale dipende dagli estrogeni, e per questa ragione il più efficace trattamento farmacologico prevede l’impiego di molecole in grado di inibire appunto la produzione di questi ormoni, agendo sull’enzima che catalizza la loro sintesi.

Su questo filone di ricerca si inserisce il lavoro di un gruppo di ricercatori della SISSA e dell’Istituto Officina dei Materiali (IOM) del CNR di Trieste, svolto in…

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Più tumori dove la qualità ambientale è bassa

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Un nuovo studio rivela un’associazione tra l’esposizione prolungata a fattori ambientali dannosi (traffico, inquinamento dell’aria, eccetera) e l’incidenza del cancro negli Stati Uniti. I risultati – che confermano ancora una volta ciò che già sappiamo bene – emergono dalle pagine di Cancer. Il team di ricercatori della Chicago School of Public Health ha esaminato la situazione delle diverse contee statunitensi, quindi a un livello di dettaglio migliore rispetto agli studi su scala nazionale, in relazione a cinque “domini”: aria, acqua, terra, ambiente urbano e fattori sociodemografici, che determinano l’articolarsi della vita quotidiana degli abitanti, e dunque la loro esposizione a fattori inquinanti.
Comparando il quintile delle contee con una qualità ambientale peggiore con il quintile delle contee con qualità ambientale migliore è apparsa evidente la correlazione fra livelli di incidenza maggiore di cancro con il primo dei due quintili, sia negli uomini che nelle donne. I dati hanno inoltre indicato che l’incidenza diminuisce all’aumentare della qualità ambientale. In particolare, il cancro alla prostata e al seno sono i tumori che hanno mostrato la correlazione più evidente fra tassi di incidenza elevati e la scarsa qualità ambientale.
In media, considerando tutti i tipi di cancro, il tasso di incidenza è stato di 451 casi per 100.000 persone, mentre le contee con una scarsa qualità ambientale hanno mostrato un’incidenza di 39 casi in più sempre su di 100.000 persone – rispetto alle contee con elevata qualità ambientale.

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Attività fisica per prevenire il cancro: un nuovo studio lo conferma

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Una corsa di media distanza è in grado di ridurre sostanzialmente la concentrazione di acidi biliari nel sangue, soprattutto quelli più nocivi, che concorrono alla patogenesi dei tumori del pancreas, delle vie biliari, dello stomaco e del colon-retto. Crediti immagine: Hamza Butt, Flickr

SALUTE – Tutti siamo a conoscenza del fatto che fare un po’ di attività fisica tre volte alla settimana sia un toccasana per la nostra salute, sia in termini cardiovascolari che per ridurre il rischio di sviluppare il cancro. Ma se riguardo al rischio cardiovascolare è più semplice per chiunque intuire il valore del movimento fisico come riduzione della pressione sanguigna e dei livelli di colesterolo cattivo nel sangue, il fatto che una corsa un paio di volte la settimana possa costituire un bonus per il rischio tumorale, come può esserlo smettere di fumare, è solitamente più difficile da comprendere. Eppure le evidenze scientifiche non mancano…

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