Come contrastare l’epidemia di violenza sulle donne? Ancora scarse le informazioni sull’efficacia dei trattamenti

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Ad allarmare, quando si parla di violenza sulle donne – violenza di qualsiasi tipo, fisica e mentale – non è solo la prevalenza, ma anche la cronicità. Statisticamente, una grossa fetta delle donne che è stata vittima di violenza una volta lo sarà ancora, e in molti casi per molto tempo. E nella maggior parte dei casi  a perpetrare la violenza è il partner.

Una relazione su tre nel mondo (dato WHO, 2013) ha incluso una qualche forma di violenza, e non parliamo solo di paesi in cui i diritti della donna non sono ancora equiparati a quelli dell’uomo nemmeno sulla carta: nei paesi ricchi, circa una donna su 4, il 23%, ha sperimentato violenza da parte del partner, e il 12,6% da parte di sconosciuti. Sono numeri agghiaccianti, perché mostrano senza troppi giri di parole che non siamo ancora riusciti a frenare questo fenomeno, nonostante i progetti messi in piedi, le raccomandazioni delle Organizzazioni Internazionali, le campagne che ciclicamente ci propongono i mass media.

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A cosa serve un’epidemiologia dell’uso delle armi

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Ogni anno solo negli Stati Uniti muoiono per colpa di armi da fuoco 32 mila persone, e altre 67 mila vengono ferite, anche in modo grave. Si tratta del 7,1% delle cosiddette morti premature, e di queste il 2% è non intenzionale, frutto dell’errore insomma. E del fraintendimento, ampiamente falsificato dalle statistiche, che possedere un’arma si traduca in una maggiore e migliore probabilità di autodifendersi.

Diffondere dati epidemiologici sull’uso delle armi è importante, perché capire la natura e l’impatto del problema è il primo passo per prevenire questo genere di violenza. Lo è soprattutto oggi che il numero di omicidi e di suicidi per arma da fuoco negli Stati Uniti è in aumento rispetto agli ultimi 20 anni e all’interno di una campagna elettorale dove il candidato Donald Trump non più tardi dello scorso maggio prometteva ai suoi elettori di abolire una volta eletto le gun free zones, le aree pubbliche dove attualmente è vietato portare pistole o fucili, come scuole, chiese e uffici. Si tratta di un argomento caldo anche in Europa, e in Italia, dove la discussione intorno alla legittimità della difesa armata dei cittadini è ciclicamente in fermento.

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