medicina
Tumori, 500 milioni per i farmaci innovativi: ma mancano ancora regole chiare
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Sono 113 complessivamente i miliardi di euro previsti per il 2017 per il comparto sanitario dalla bozza della nuova legge di bilancio, un trend in crescita rispetto agli ultimi anni. La novità però è un’altra: 500 milioni di euro annui supplementari dedicati specificatamente al rimborso alle regioni per l’acquisto di farmaci oncologici innovativi, un fondo che già esisteva dal 2015, ma che ora diviene strutturale.
La domanda è ovvia: sono tanti, sono pochi questi 500 milioni? Cambieranno davvero le condizioni terapeutiche dei malati? L’introduzione di questo fondo rappresenta certamente di un tentativo di rispondere alle esigenze di un mercato, quello delle cure sanitarie oncologiche, sempre più costoso anno dopo anno, ma per valutare se e quanto questo denaro potrà cambiare davvero la vita dei malati sono necessarie valutazioni a monte, a partire dalla presa di coscienza che oggi una vera definizione, condivisa a livello internazionale, sulla definizione di “farmaco innovativo” non esiste.
Brexit: le controindicazioni per la sanità d’oltremanica.
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Tentare previsioni sulle future conseguenze della Brexit in ambito sanitario, dopo che il referendum del 24 giugno scorso ha dato il via al processo per portare
il Regno Unito fuori dall’Unione Europea (UE), non è semplice, dato
che al momento si vive una fase transitoria, dove è ancora tutto da
discutere tra Unione Europea e Regno Unito. Quello che pare certo è tuttavia che la Brexit si abbatte su un paese tutt’altro che solido dal punto di vista dell’autosufficienza
nel settore medico e odontoiatrico.
Il sistema sanitario britannico sta infatti vivendo un momento di forte crisi per quanto riguarda la forza lavoro, iniziato diversi anni fa: ci sono pochi medici e ancora meno
odontoiatri, e molti di quelli che ci sono, circa il 10-15%, provengono da altri paesi, comunitari e non.
L’Italia attualmente si trova al quinto posto come forza lavoro, con oltre 4.500 medici residenti nel Regno Unito. Questo perché nel Regno Unito il percorso per diventare medico è molto lungo e scoraggiante per un giovane diplomato” spiega Sara Tenconi,
chirurgo toracico presso l’Ospedale di Leicester, che lavora oltremanica da tre anni.
Medicina: quegli eventi avversi non riportati in letteratura
Reblogged from Rivista Micron
Comunicare il rischio in medicina è un elemento cruciale, così come l’equilibrio fra efficacia e sicurezza per un nuovo trattamento o un nuovo farmaco. Sulla base di ciò che viene reso noto dalla letteratura, i cosiddetti “decisori” stabiliscono quale trattamento implementare, quale farmaco utilizzare, quali pazienti coinvolgere, che tipo di follow upseguire nel tempo e, soprattutto, sono in grado di effettuare delle stime del rischio per questi effetti avversi a livello di popolazione. Si tratta però di una catena di decisioni che parte dal presupposto che la conoscenza degli effetti avversi sia completa.
Negli anni, diversi studi hanno mostrato che molto spesso non è così: numerosi effetti “avversi”, in gergo tecnico AEs, non vengono riportati in letteratura, un dato confermato da una revisione sistematica pubblicata in questi giorni su PLOS, che ha rilevato come la maggior parte dell’informazione sugli effetti avversi di farmaci o terapie si “perda” nella versione definitiva del paper che viene poi sottomesso alle riviste scientifiche per la pubblicazione. Lo studio ha analizzato 28 precedenti ricerche che avevano esaminato il problema dell’omissione dei dati sulla sicurezza di alcuni trattamenti – per lo più si trattava di farmaci – confrontando le versioni precedenti la pubblicazione di questi studi, con quelle effettivamente pubblicate. Sebbene i ricercatori stessi evidenzino le ridotte dimensioni del campione, i risultati sono stati netti: il 95% degli studi preliminari alla pubblicazione riportavano gli effetti avversi del farmaco in questione, contro il 46% dei paper effettivamente pubblicati. Una differenza enorme.