Stranieri più sani di noi ma prevengono meno

Reblogged from OMCEO Milano

Se agli stranieri residenti in Italia capita di ammalarsi, non è per una maggiore incidenza di comportamenti a rischio, quanto piuttosto per le stesse ragioni per cui capita di ammalarsi a chiunque di noi: perché abbiamo perso il lavoro, o perché non abbiamo più una casa, un riparo. Di Daniel Blake, per citare l’ultimo toccante film di Ken Loach, in Italia ce ne sono molti, e non certo solo nella popolazione straniera. La differenza principale fra gli stranieri e gli italiani è che i primi in molti casi provengono da aree del mondo dove sono endemiche malattie che da noi Stranieri più sani di noi, ma prevengono meno non rappresentano più un problema per la salute pubblica, come la tubercolosi, patologie che possono ripresentarsi con tutta la loro virulenza in casi di indigenza, che costringe gli immigrati, anche quelli regolari, a vivere in condizioni igienico-sanitarie precarie. In ogni caso, anche nelle situazioni più difficili, le premesse non sono allarmanti. Secondo i dati riferiti, per esempio, da una sorveglianza sindromica condotta tra maggio 2011 e giugno 2013 dall’Istituto Superiore di Sanità su oltre 5.000 persone ospitate presso centri di accoglienza, sono state riferite solo 20 allerta statistiche: 8 infestazioni, 5 sindromi respiratorie febbrili, 6 gastroenteriti e 1 caso di sospetta tubercolosi polmonare. Non si tratta dunque di untori, anche se monitorare lo stato di salute della popolazione immigrata, regolare e non, per paese di provenienza rimane importantissimo.

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Droga, l’allarme: sempre più in crescita quelle sintetiche

Reblogged from L’Espresso

Secondo le stime, il mercato della droga ha prodotto nel 2013 un giro di denaro di 24,3 miliardi di euro, dominato per la maggior parte ancora da cannabis, eroina e cocaina. Al contempo però il panorama si sta facendo anno dopo anno più eterogeneo e complesso da monitorare, con nuove sostanze che vengono sintetizzate e vendute e di cui spesso non si conoscono appieno gli effetti sulla salute.

Nel 2015 il numero di nuove sostanze psicoattive notificate per la prima volta al sistema di allerta rapido dell’Ue è salito a 98, contro le 24 contate nel 2009, per la maggior parte cannabinoidi sintetici. Preoccupante è anche la crescita del numero di oppiacei sintetici (esclusa quindi l’eroina) presenti oggi sul mercato: nel 2013 11 paesi europei segnalavano che oltre il 10 per cento dei trattamenti per la tossicodipendenza da oppiacei sintetici era dovuta a sostanze che non erano l’eroina. Solo un anno dopo, nel 2014, questo 10 per cento veniva superato in 18 paesi.

Secondo l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda) si tratta di un problema tutt’altro che secondario in un’ottica di salute pubblica, e non solo in termini di infezioni come HIV ed epatite.

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The (un)health that surrounds Ebola

Reblogged from Science on the Net

It is known that a virus like Ebola finds an ideal breeding ground of infection in weak healthcare systems. However, the fear of a large-scale European contagion is spreading. Although it is true that Ebola is really frightening, it is equally true that a comparison between a country such as Italy and countries like Liberia, Sierra Leone and Guinea is at least difficult to maintain. Tuberculosis, Malaria, HIV, low rates of vaccinations: the African ecosystem in which Ebola has developed is crippled, and the majority of its inhabitants are highly exposed to infections. How much crippled? The WHO data describe the incidence of major infectious diseases in the area and of the systems of vaccination.

As we have already pointed out, three out of the four affected nations – Guinea, Liberia and Sierra Leone – are among the poorest in the world, with much of the population without a salary. Three countries in which the health expenditure in 2012 has been less than 200 dollars per capita, while a country like Italy has spent 3,040 dollars per capita in the same year.

Moreover, as pointed out on August 5th by James Ball of The Guardian,“Since the beginning of the Ebola outbreak in February, around 300.000 people have died from malaria, while tuberculosis has likely claimed over 600.000 lives. Ebola might have our attention, but it’s not even close to being the biggest problem in Africa right now.”

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La ricerca italiana sull’ HIV protagonista a Boston

Reblogged from Scienza in Rete

Si è conclusa il 6 marzo presso il Hynes Convention Center della città americana la conferenza CROI 2014che anno dopo anno fa il punto sulla ricerca mondiale su Retrovirus ed Infezioni Opportunistiche e che ha visto quest’anno più di 10mila partecipazioni di scienziati da tutto il mondo. Essa riunisce ogni anno tra i migliori ricercatori provenienti da tutti i continenti per condividere gli ultimi risultati riguardanti strategie terapeutiche, studi immunologici, e i migliori metodi di ricerca nella battaglia in corso contro l’HIV e le malattie infettive ad esso correlate .
“L’aspetto più significativo – spiega Massimo Andreoni,  Presidente Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – è che ben 15 su 17 dei ricercatori italiani che hanno presentato i risultati delle loro ricerche, tutti al di sotto dei 40 anni, svolgono effettivamente il proprio lavoro sul territorio italiano, cosa tutt’altro che secondaria in un periodo come questo così difficile per la ricerca nel nostro paese.” Solo due ricercatori italiani su quindici infatti operano in strutture straniere.
Il focus della conferenza è stata certamente l’infezione da HIV, sebbene parlare di HIV oggi significhi prima di tutto considerare anche le patologie che si accompagnano alla malattia stessa, come la tubercolosi o l’ Epatite C.

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