Tubercolosi, immigrazione e Italia. Tutti i numeri

Il 24 marzo scorso in occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi, l’ECDC (Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha pubblicato i dai relativi alle morti per tubercolosi nel 2016 in Europa: 4300 decessi su oltre 5 milioni di morti complessive. Nel 2015 i decessi erano stati 4500, e in generale il trend è andato diminuendo negli ultimi 10 anni, nonostante il numero di nuovi casi sia purtroppo cresciuto nello stesso periodo.

La buona notizia è che l’Italia rimane un paese a bassa incidenza di tubercolosi (<20 casi/100.000), anche oggi, dopo anni di migrazioni. Dal 2012 al 2016 in Italia il tasso di notifica di TB è diminuito in media del 1,8% ogni anno.

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Tubercolosi multiresistente e migranti

OggiScienza

La ricerca ha individuato in tutta Europa, dal febbraio 2016 all’aprile 2017, 29 casi di tubercolosi multiresistente in persone provenienti dal Corno d’Africa. Tutti i ceppi sono stati analizzati mediante sequenziamento del genoma. Crediti immagine: Pixabay

SALUTE – Di migranti e sanità parlano in molti, spesso citando il pericolo di epidemie di tubercolosi, che alla prova dei fatti – è sufficiente consultare i dati del bollettino epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità – non si sono mai verificate. Pochissimi però sanno che sei mesi fa l’ECDC, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, ha lanciato un progetto pilota per sequenziare il genoma di tutti i ceppi di micobatteri tubercolari resistenti ai farmaci isolati in Europa.

Lo scopo di questo progetto è arrivare a riconoscere i casi di trasmissione della tubercolosi multiresistente in modo da poter mettere in atto azioni di prevenzione adeguate attraverso un metodo per riconoscere e…

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Tubercolosi farmaco-resistente: il primo identikit delle mutazioni genetiche coinvolte

OggiScienza

Le statistiche dicono che un quarto delle morti ogni anno per tubercolosi sono dovute a forme resistenti agli antibiotici. Crediti immagine: CDC; Wikimedia Commons

RICERCA – La tubercolosi multi-resistente (MDR-TB) è una forma di tubercolosi causata da micobatteri diventati resistenti ai due farmaci più efficaci, l’isoniazide e la rifampicina, richiedendo delle terapie dette “di seconda linea”, più lunghe e soprattutto più costose.
Le stime affermano che addirittura un quarto delle morti ogni anno per tubercolosi siano dovute a forme resistenti agli antibiotici. Si tratta di un problema più vicino di quanto pensiamo. Secondo quanto riporta EpiCentro, che cita a sua volta i dati del rapporto Ecdc-Oms, circa un quarto dei 480.000 casi mondiali stimati di Mdr-Tb nel 2014 si sono verificati nella Regione Europea. Se si combinano i dati di tutti i Paesi della regione, si stima che il 15% dei casi nuovi nel 2014 ed il 48%…

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I migranti? Non portano malattie, ma sono traumatizzati. Il problema è la salute mentale

Reblogged from L’Espresso

Sono oltre 500 mila le persone sbarcate sulle coste italiane negli ultimi anni: 170 mila nel 2014, 154 mila nel 2015 e 170 mila circa nel 2016. Una cifra che corrisponde, grosso modo, agli abitanti di una città come Genova, anche se per una grossa fetta di coloro che arrivano nel nostro Paese l’Italia è solo un paese di passaggio.

C’è chi ha parlato addirittura di “sesto continente” riferendosi ai movimenti migratori, volontari e non, che interessano l’intero pianeta; anche se nel caso italiano più che a un sesto continente siamo di fronte alla Terra dei fraintendimenti. Il più grave, quello per cui la vulnerabilità sanitaria dei migranti viene interpretata come un problema che può mettere a repentaglio la salute degli autoctoni.

“Il vero problema che dobbiamo affrontare oggi riguardo alla salute di chi sbarca sulle nostre coste non è rappresentato dalle gravi malattie infettive e diffusive, la cui incidenza è assai contenuta per il fenomeno del “migrante sano” ormai ampiamente dimostrato dai dati, ma dal disagio psicologico di queste persone” spiega all’Espresso Giovanni Baglio, epidemiologo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM).

“Dal punto di vista della salute mentale, l’effetto migrante sano tende a esaurirsi rapidamente, già prima dell’arrivo, a seguito delle condizioni spesso estreme in cui il percorso migratorio si compie: coloro che arrivano, donne, uomini e bambini, sono estremamente vulnerabili e manifestano forme reattive quali depressione, disturbi di adattamento, disordini post-traumatici da stress, stati d’ansia”.

Non si tratta di nascondersi dietro a un dito, di spostare l’attenzione da un problema a uno pseudoproblema, come sottolinea nientemeno che il prestigioso Karolinska Insitutet svedese sulle pagine dell’altrettanto prestigiosa rivista Nature , dove gli esperti hanno affermato senza mezzi termini che “I paesi ospitanti devono affrontare i livelli elevati di disordini della salute mentale nei migranti, nell’ottica di far sì che essi si integrino il meglio possibile”.

Mentre nel nostro paese si fa politica intorno alle millantate conseguenze epidemiologiche dell’accoglienza, il focus sulla salute mentale è entrato oramai a pieno titolo nelle agende internazionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità per esempio ha dedicato la giornata mondiale della salute 2017 proprio alla salute mentale, anche in relazione al fenomeno delle migrazioni. Tuttavia, una primo passo l’abbiamo fatto anche in Italia: il 3 aprile scorso sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale  le Linee guida per la programmazione degli interventi di assistenza e riabilitazione nonché per il trattamento dei disturbi psichici dei titolari dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale

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