Ultimi dati OSMED: l’insostenibile pesantezza dei farmaci

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L’Italia spende per il settore farmaceutico quasi il 2% del pil, e circa il 18% di quanto spende per la sanità. Numeri che crescono in maniera sensibile anche da un anno all’altro, come mostra l’ultimo rapporto OSMED, presentato da AIFA qualche giorno fa. Nel 2015 la spesa farmaceutica a livello nazionale è aumentata dell’8,6% rispetto al 2014, toccando i 28,9 miliardi di euro. Il 76% di questa spesa è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale e il 14% è compartecipata dal cittadino. L’aumento della spesa riflette anche un aumento dei consumi: nel 2015 in media è come se ognuno di noi – bambini, adulti e anziani – avesse consumato quasi 2 dosi di farmaco ogni giorno. Sempre in questi giorni però AIFA ha pubblicato anche il monitoraggio dei primi due mesi del 2016, che mostra una recessione della spesa farmaceutica ospedaliera. Un rosso complessivo – sottolinea il Sole 24 Ore –  di 340,9 milioni di euro.

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Continuare a studiare dopo la laurea: quanto pesano le differenze di reddito

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In Italia, lo sappiamo, ci sono pochi laureati rispetto agli altri paesi europei. Ci sono però altri due aspetti che vengono solitamente meno sottolineati: il primo è che dal 2007 a oggi sono sempre meno i giovani che decidono di proseguire gli studi dopo la laurea, il secondo è la scarsa mobilità sociale del sistema universitario italiano, che fa sì che statisticamente chi proviene da contesti familiari meno favorevoli finisca per accontentarsi di un titolo di studio inferiore. Insomma, nonostante il sistema universitario italiano grazie a borse di studio e case dello studente favorisca l’accesso alla migliore istruzione di chi ha meno possibilità meglio di come fanno altri paesi, non si può proprio dire che produca come output una reale equità. I dati di cui stiamo parlando sono quelli raccolti da Almalaurea, pubblicati alla fine di aprile, e riguardano il 2015.

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Cura dei tumori, un abisso tra Nord e Sud: così al malato non resta che emigrare

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Il peso dell’oncologia all’interno della spesa sanitaria italiana cresce anno dopo anno, insieme al numero di decessi dovuti a forme tumorali. Se nel 2010, secondo gli ultimi dati Airtum , le nuove diagnosi erano state circa 2,5 milioni, nel 2015 si sono superati i 3 milioni di casi. Non stupisce quindi cheper la prima volta nel 2014 la spesa sanitariaper i farmaci per il cancro ha superato quella per gli antimicrobici e per i medicinali per il sistema cardiovascolare, collocandosi al primo posto per un totale di 3,2 miliardi di euro complessivi. Un trend in linea con il costo medio delle terapie farmacologiche oncologiche, che nel periodo 2005-2009 ammontava a 25.675 euro ed è arrivato a 44.900 euro fra il 2010 e il 2014.

Il punto cruciale di questo sistema rimangono però le forti disuguaglianze che intercorrono fra regione e regione, per quanto riguarda l’accesso alle cure, prestazioni di terapia del dolore (in alcune zone inesistenti quando invece dovrebbero venire erogate), profonde differenze nell’assistenza domiciliare, disparità di accesso ad adeguate terapie nutrizionali, disomogeneità nel numero di posti letto e di servizi di hospice per le cure palliative. Questo nonostante tutte le prestazioni di assistenza tutelare siano definite come LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) dal 2001.

Una situazione messa in luce dall’ “Ottavo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici” pubblicato dalla FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) che registra una disomogeneità geografica di servizi e strutture, e quindi di accesso alle cure.

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Laureati: quanti stage e quanti posti di lavoro?

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La corsa al tirocinio si fa sempre più veloce settimana dopo settimana, ma solo per una piccola parte questa opportunità significherà davvero entrare nel mondo del lavoro. Recentemente il Governo ha reso noti gli ultimi dati relativi a Garanzia Giovani, aggiornati al 1 giugno 2016: 918.360 ragazzi dai 15 ai 29 registrati, di cui 703.449 presi in carico da parte dei Servizi per l’Impiego. Alla metà di questi, precisamente a 339.597 giovani, è stata proposta almeno una qualche posizione occupazionale, fra tirocini, stage, servizio civile, e formazione gratuita.

Un boom anche per il progetto “Crescere in Digitale” a cui sono iscritti 62.558 e 2.441 imprese, che si sono rese disponibili ad accogliere 3.255 tirocinanti (il 5% degli iscritti) grazie al Super Bonus Occupazionale che riconosce fino a 12.000 Euro alle aziende ospitanti. Leassunzioni previste dalle aziende però, cioè tutto ciò che non è stage, voucher e tirocini, sono molte di meno.

Dei 284 mila neolaureati stimati nel 2015, circa 138 mila saranno quelli che proveranno a immettersi nel mondo del lavoro, e uno su 3 provenendo da una laurea in ambito umanistico. La buona notizia è che più della metà dei laureati (neolaureati o meno) è previsto in entrata con un contratto a tempo indeterminato, quella cattiva che su le assunzioni previste dalle aziende nel 2015 sono solo 82.900 e solo la metà di queste, 43.700 sono le assunzioni aperte anche a neolaureati. Per i diplomati, come si diceva, le cose vanno un po’ meglio: con 178.500 neodiplomati che si sono immessi nel mercato del lavoro nel 2015 per circa 130 mila assunzioni previste per neodiplomati.

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