Allarme clima, troppi i paesi che emettono più gas serra del 1990

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Barack Obama ha lanciato la sua campagna sul clima, ma a poche settimane dalla Cop 21, la conferenza sul clima prevista per il 7-8 dicembre a Parigi, ci sono ancora molti paesi che oggi emettono più gas serra rispetto a 25 anni fa.

Non a caso l’obiettivo della Conferenza di Parigi è ancora una volta concludere un accordo vincolante e universale sul Clima che sia accettato da tutti i paesi, per attuare, fra le altre cose una completa messa al bando dei famosi CFC (clorofluorocarburi), responsabili dell’allargamento del buco dell’ozono, entro il 2030 e ridurre le emissioni di alcuni gas serra, al di sotto delle soglie rilevate nel 1990.
A oltre 20 anni di distanza, quello che è stato fatto non basta. Molti paesi hanno ridotto anche fortemente le emissioni, ma non tutti i paesi l’hanno fatto, nonostante i dettami del Protocollo di Kyoto. Entrato in vigore nel 2005, il protocollo prevedeva la riduzione del biossido di carbonio e di altri cinque gas serra, (metano,ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore all’8,65% rispetto alle emissioni registrate nel 1985 entro il 2015.

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Italia, sette anni di stipendi per comprare casa

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L’Italia, il paese in Europa con il più alto numero di case per 1000 abitanti, 580 contro una media europea di 452, offre in questo momento un mercato residenziale decisamente in controtendenza rispetto al resto d’Europa. E per una volta non in senso negativo, perché se dal punto di vista della disoccupazione, specie quella giovanile, non siamo certo in una buona posizione rispetto al resto d’Europa, sul comprare casa sembra siamo competitivi.

Se negli altri paesi infatti i prezzi medi delle abitazioni sono saliti a un ritmo medio del 6,5%, nel nostro paese nel 2014 le case costavano il 4% in meno dell’anno precedente.

A Roma il prezzo medio è di 3561 Euro per mq, a Milano 3661 Euro/mq e a Torino 2086 Euro/mq. A Londra, la città più cara d’Europa, siamo sui 14.000 Euro/mq.

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Un algoritmo per vincere. Da una spin-off del Polimi, l’app che prevede le mosse dell’avversario

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Un algoritmo che analizza le mosse dei giocatori di pallavolo in tempo reale, simula scenari di gioco, analizza stato e rendimento dei propri campioni e aiuta a prevedere le mosse dell’avversario. Il sogno di allenatori e sportivi oggi è una realtà made in Italy. Per ora riservata alla pallavolo.

Chi è nato negli anni Ottanta ricorderà di certo Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo, il cartone animato giapponese che appassionò schiere di ragazzine al mondo della pallavolo. Nella tredicesima puntata (minuto 11.40) un’incredula Mila scopre che la squadra avversaria, le famose Sunlight Players, utilizza un enorme sistema computerizzato con il quale monitora costantemente le performance delle giocatrici. Un sistema che rende le Sunlight imbattibili. Ora questa primitiva tecnologia che aveva stupito i trentenni non solo è realtà, ma sta in una mano, una tecnologia innovativa che non viene dal Giappone, bensì da un lavoro di squadra – è il caso di dirlo – fra Italia e Slovenia.

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Beentouch: il software di 6 ragazzi catanesi per videochiamare senza problemi di linea

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Non capita spesso di riuscire a fare una videochiamata senza che cada la linea, senza ritardi, latenza, o asincronia fra audio e video. Danilo Mirabile, studente di ingegneria informatica, oggi CEO & Co-Founder, decide un giorno che le persone meritano qualcosa di più, che permetta loro di concentrarsi sulla conversazione, di rilassarsi, invece di focalizzarsi sui frequenti intoppi.

Non è un caso che uno dei tweet più recenti di Beentouch, questo il nome della startup made in Sicily, riporti: “the business of business is relationships, the business of life is human connection”. La connessione, la relazione, come primo elemento della vita umana.

È così che insieme a Emanuele Accardo, Alberto Longo, Federica Munzone, Daniele Pecoraro ed Emanuela Toscano, Danilo pensa a Beentouch, un obiettivo ambizioso per un gruppo di giovani studenti: creare un software che fosse migliore di quelli esistenti in circolazione. Come? Basandosi sull’architettura Peer-to-Peer, in modo che i server esterni, responsabili della scarsa qualità delle chiamate, entrino in gioco solamente nella prima fase, per mettere in contatto i partecipanti alla chiamata.

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