La sedia a rotelle che si muove col pensiero

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Per il momento si tratta di un prototipo testato su un gruppo di scimmie, ma i risultati sono assai promettenti anche per una futura implementazione sull’uomo. Si tratta di una nuova sedia a rotelle che utilizza un’interfaccia cervello-macchina (brain-machine-interfaces, o BMIs) che utilizza i dati dell’attività corticale per indurre il movimento meccanico.

Finora diversi gruppi hanno sviluppato interfacce simili, ma sempre per controllare arti artificiali singoli, mai per governare uno strumento complesso come una sedia a rotelle in movimento continuo nello spazio. È necessario infatti raccogliere i segnali emessi da centinaia di neuroni in due aree del cervello e tradurli in segnali elettrici che a loro volta inducono il movimento.

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Il rapporto fra americani e privacy spiegato in 10 punti

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Molti sociologi sostengono che una delle maggiori conseguenze a cui ci ha portato l’avvento della digitalizzazione è un vertiginoso aumento della complessità del sistema. Una complessità che nasconde una profonda ambivalenza: da un lato internet ha significato una maggiore possibilità di connessione, di scambio di dati, di condivisione, e quindi di partecipazione, dall’altro ha portato con sé una perdita di controllo del singolo cittadino sulle informazioni che lo riguardano.

È innegabile che oggi scegliere di condividere un’informazione in rete, per quanto ci si sforzi di renderla privata, significa comunque accettare di farcela sfuggire di mano. E il risultato è che il cittadino, l’utente, finisce per voler partecipare con la convinzione di trarne dei benefici in termini di servizi – e non si può negare che questo accada – ma al tempo stesso sente che più lo fa, più aumenta il suo senso diinsicurezza. E non parliamo solo di intercettazioni di email o telefonate, ma anche, per esempio, di tutto il mondo dello IoT, l’internet delle cose.

Un cittadino insomma che per partecipare deve anzitutto delegare. A confermare questo trend sono gli stessi americani, che sono stati interpellati nientemeno che da Pew Research per un periodo di due anni e mezzo, per analizzare lo stato dellaprivacy negli Stati Uniti.

Ecco cosa evidenzia il report di Pew Research, in 10 punti e 3 grafici.

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Fukushima 5 anni dopo

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Elevate concentrazioni di contaminanti riscontrate nelle nuove foglie di cedro e nei pollini, aumento delle anomalie nella crescita degli abeti, mutazioni ereditarie riscontrate nelle farfalle Zizeria maha, danni al DNA dei vermi nelle zone altamente contaminate e riduzione della fertilità nella rondine comune. Uno studio quadriennale ha rilevato inoltre una diminuzione della quantità di esemplari di 57 specie di uccelli nelle aree a maggiore esposizione, elevati livelli dell’isotopo di cesio nei pesci d’acqua dolce che poi vengono immessi in commercio e contaminazione radiologica degli estuari, che rappresentano uno degli ecosistemi più importanti del Giappone. Infatti, se è vero che gli effetti della contaminazione radioattiva sugli ecosistemi costieri e marini sono significativi, quelli sui bacini di acqua dolce sono ancora più evidenti. L’accumulo di cesio radioattivo in pesci d’acqua dolce dopo il disastro di Fukushima per esempio, è risultato circa 100 volte più elevato rispetto a quello che si è riscontrato nei pesci di mare.

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