Google Street View per andare indietro nel tempo

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Da oggi sarà possibile vedere com’erano le più grandi città del mondo anni o decenni fa. Tutto con un semplice click, grazie alla nuova funzione di Google Maps

Si dice che il colosso Google sia vincente perché sa guardare in avanti, basti pensare ai Google Glass, ma in questo caso sembra che la sa marcia in più derivi dal suo saper guardare all’indietro, e non metaforicamente, ma fisicamente al passato.

L’azienda californiana ha lanciato infatti una nuova funzione di Google Maps che dà la possibilità all’utente diesplorare alcuni luoghi non solamente come sono ora, ma come erano in passato. O come sono con il cambiare delle stagioni. Google ha infatti raccolto le immagini dellemappature passate, che raccontano come le nostre città o le nostre zone verdi si siano rapidamente modificate: dove si trovava quell’alberghetto romantico della nostra luna di miele, l’ufficio dove abbiamo lavorato alcuni mesi, il piccolo negozio di alimentari ora dismesso dove facevamo la spesa gli anni dell’università, il bar del paese che ora non c’è più. Ma la nuova funzione è in realtà meno banale di quello che sembra a prima vista, perché oltre ad alimentare copiosa i nostri più intimiamarcord, si potrebbe rivelare molto utile a chi fa ricerche, e non solo storiche. Basti pensare per esempio aigiornalisti che stanno lavorando a un’inchiesta e si chiedono quale fosse lo stato di avanzamento dei lavori in un certo luogo, un certo mese di un certo anno. Oppure alle forze dell’ordine, agli investigatori, che nel seguire una pista si trovano nella necessità di ricostruire a distanza di tempo una scena del crimine. E ancora chi si occupa di antropologia e studia i fenomeni di urbanizzazione a livello mondiale o locale.

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Cucinare il giardino con Libereso Guglielmi

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Capita talvolta che di alcuni grandi personaggi, magari del passato, si conoscano a menadito alcuni aspetti, tramite i racconti tramandati da poche, note voci, che distolgono lo sguardo dell’ascoltatore da altre sfaccettature non meno interessanti riguardanti lo stesso personaggio.

Questo pare accadere per esempio nel caso di Italo Calvino, di cui si raccontano per la maggior parte la produzione letteraria e la vita intellettuale. Ma c’è qualcuno che può testimoniare e raccontare un altro aspetto della vita dello scrittore, e questo qualcuno è lo storico giardiniere della famiglia Calvino, Libereso Guglielmi, che nei suoi 89 anni ha sedimentato giorno dopo giorno conoscenze e competenze non comuni, ma la cui voce è poco nota, tanto che nell’era in cui anche i pupazzi dei programmi per bambini hanno una loro pagina wikipedia, della sua ad oggi non c’è traccia.

Mario Calvino, il padre di Italo, come la madre Eva Mameli, era un insigne botanico, che nella sua Villa Meridiana a Sanremo coltivava innumerevoli varietà di fiori e piante da ogni parte del mondo.

Lì si forma Libereso, giovane figlio di una famiglia di esperantisti – da qui il nome, che in esperanto significa “libertà” – che diventerà, per prossimità di età, amico in adolescenza del giovane Italo. Oggi Libereso rappresenta un pozzo inesauribile di conoscenze botaniche, accumulate fra e altre cose grazie all’esperienza come capo giardiniere al giardino botanico di Middleton–House dell’Università di Londra.

Ciò che tuttavia colpisce di più di Libereso è il suo rapporto “mangereccio”, come lui stesso lo definisce, con le piante, con i fiori. Perché per Libereso il valore delle piante che ci circondano, non deve essere per noi solo estetico, decorativo, bene che vada terapeutico, ma anche e soprattutto gastronomico.

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Mostra a Roma per Pier Paolo Pasolini

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Parlando di Anna Magnani, Mamma Roma, scrisse: “sotto le ciocche disordinatamente assolute, risuona nelle disperate panoramiche, e nelle sue occhiaie vive e mute si addensa il senso della tragedia.”

Roma è stata per Pasolini una fonte insopprimibile di ispirazione politica e intellettuale e proprio Roma oggi lo celebra, a quasi quarant’anni dalla sua morte, con una retrospettiva fino al 20 luglio presso il Palazzo delle Esposizioni, per raccontare i suoi 25 anni romani.

Non è certo semplice scegliere una modalità narrativa quando ci si trova a dover raccontare una personalità come Pasolini, migrato trasversalmente dalla poesia al romanzo, al cinema, al giornalismo. Lo sapeva bene Gianni Borgna, intellettuale romano curatore della retrospettiva, scomparso lo scorso febbraio, che ha scelto insieme aJordi Ballò e Alain Bergala non uno ma più canali narrativi per abbracciare la poetica e il pensiero di Pasolini.

La mostra, se dunque di mostra si può parlare, è organizzata su più piani ma cronologicamente in sei tappe, che rappresentano grosso modo i periodi della vita di Pasolini a partire dal suo arrivo a Roma nel 1950. Gli incontri, le discussioni, le arrabbiature, quelle che alimenteranno a partire dal 1973 gli Scritti Corsari. L’amicizia con grandi donne come Oriana Fallaci e Miriam Mafai.

Si comincia con una serie di incontri lungo tutto il mese di maggio, per raccontare le contaminazioni dell’opera Pasoliniana, dai cori greci di Medea all’India, da cui è scaturito nel 1961 L’odore dell’India, il diario del viaggio che Pasolini fece insieme a Alberto Moravia ed Elsa Morante.

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L’agricoltura italiana è in rosso, ma l’industria alimentare cresce

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Il report Unioncamere conferma il trend negativo degli ultimi anni, ma mostra anche un ritorno alla terra di impiegati. Più colpito il Nord Est mentre accelera il Centro-Sud.

I dati parlano chiaro: l’agroalimentare italiano sta vivendo un periodo tutt’altro che florido, ma – è proprio il caso di dirlo – non si può fare di tutta l’erba un fascio. In particolare è necessario distinguere tra settore agricolo, in crisi, e industria alimentare, in leggera crescita. Anche l’ultimo trimestre del 2013 ha confermato infatti un trend globale negativo, con circa il 4% di aziende agricole in meno rispetto allo stesso periodo del 2012, tuttavia parlare di settore agroalimentare come un monolite può essere fuorviante. Secondo il dossier appena pubblicato da Unioncamere su dati AgrOsserva in collaborazione con Ismea, è infatti l’agricoltura italiana a vederci più nero, con 5.882 imprese agricole in meno solo negli ultimi tre mesi del 2013, che corrispondono a un 10% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2009. Il trend negativo che sta interessando il settore agricolo non sembra però coinvolgere l’industria agroalimentare, che – sempre secondo dati Unioncamere – registra un aumento su base annua dell’1,2%, pari a 802 aziende in più rispetto al 2012.

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