Open Data: una sfida per l’ambiente

From Micron Arpa Umbria

Probabilmente fra cent’anni o magari
anche meno, nei libri di storia dei nostri
nipoti il termine Open Data comparirà
tra le parole chiave di questo nostro decennio.
Dati aperti, dati grezzi, dati crudi,
come vengono da più parti definiti,
Big Data, per utilizzare una locuzione
internazionale, sono senza dubbio nel
periodo che stiamo vivendo sinonimo
di rivoluzione culturale. Gli Open Data
sono infatti un modo di pensare alla
nostra società, la filosofia secondo cui
tutti i dati che vengono prodotti dalle
pubbliche amministrazioni e dagli enti
che sono mantenuti anche dalle tasse dei
contribuenti, devono essere resi pubblici
ai cittadini stessi in maniera libera e
aperta, per fare in modo che tutti possano
leggerli ma, soprattutto, riutilizzarli e
trasformare così questi dati in servizi per
la comunità.
Tra le due parole, Open e Data, la più significativa
è certamente la prima: Open,
che caratterizza il pensiero alla base di
altre comunità che fanno di questo termine
la propria bandiera, come l’Open
Source, che può essere tradotto come
“software aperto”, che offre la possibilità
ad altri programmatori di modificarne il
sorgente per migliorarne le prestazioni
in modo totalmente libero. Oppure l’Open
Access, cioè l’accesso libero a qualsiasi
contenuto di interesse pubblico, come
per esempio tutto il materiale prodotto
dalla ricerca scientifica

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AMS Prize to Bottazzini: “History of mathematics is modern”

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Another international scientific award that speaks Italian. Umberto Bottazzini, Full Professor at the University of Milan and Fellow of the American Mathematical Society, was recently awarded the 2015 Whiteman Prize “For His many works in the history of mathematics, notably on the rise of modern mathematics in Italy and on analysis in the 19th and early 20th centuries.”

His activity concerning history of mathematics is wide and varied, both as a researcher and as a communicator. We interviewed Professor Bottazzini on what it means to study history of mathematics today and what are the most important paths to be covered. The answer he has given to us is simple: nowadays the history of mathematics should serve first of all to the mathematicians themselves, and to do this it is necessary to especially focus on the mathematics of the last two centuries, which is not yet studied enough.

Although they have been very wide, in fact, Bottazzini’s studies have always followed a precise direction: “history must serve primarily to the present, and possibly to the future.” An idea that has been translated over the years into the choice to focus on the mathematics developed after the French Revolution, in particular on the history of real and complex analysis. “If you take any book concerning the history of mathematics, you realize it has a ‘pyramidal structure’ (with very rare exceptions): a wide base devoted to the mathematics in the Antiquity, the works of Euclid, Apollonius and Archimedes. Conversely, as the centuries pass, the pages dedicated to the most recent contributions are always less. I believe that we must reverse the pyramid and investigate what happened in the last centuries, for instance since Napoleonic age.”

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Amianto, mesoteliomi e Fibronit. I numeri della Lombardia

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La sentenza Eternit ha fatto giustamente rumore. Una decisione che il 19 novembre scorso ha cancellato in un secondo le speranze di chi esigeva che qualcuno pagasse per le numerose morti per asbestosi nella zona dove sorgeva quella che è stata da più parti definita la “fabbrica della morte”.
Eternit però non è certo un caso isolato. Di luoghi come Casale Monferrato in Italia ce ne sono altri, e uno di questi si trova nel pavese. Il paesino in questione è Broni, poco meno di 10mila abitanti, noto per aver ospitato dal 1932 fino al 1993 gli impianti della Fibronit, un’azienda leader nella produzione di cemento-amianto, seconda per dimensioni in Italia dopo Eternit. Attualmente anch’essa al centro di un processo che si sta svolgendo in rito abbreviato a carico di sette persone (l’ultima udienza si è svolta il 24 ottobre scorso) per presunto disastro doloso che avrebbe provocato nel corso degli ultimi 40 anni 433 morti per mesotelioma.

147 CASI CAUSATI DALLA FIBRONIT TRA IL 2000 E IL 2011

Ma mentre il processo va avanti, procedono anche le ricerche per quantificare con sempre maggiore precisione l’impatto della Fibronit sulla salute dei cittadini di Broni e delle aree limitrofe.
Nuovi risultati in questo senso arrivano dal Dipartimento di Medicina Preventiva della Fondazione IRCCSCa’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, in cui è attivo dal 2000 il Registro Mesoteliomi Lombardia (RML), situato nella storica Clinica del Lavoro “Luigi Devoto”, che ha recentemente valutato l’impatto della lavorazione del cemento-amianto della Fibronit in relazione alla frequenza di mesoteliomi, non solo tra i 3455 lavoratori di cui 714 donne, ma anche nei loro familiari e nella popolazione dell’area circostante.
Un totale di 147 casi registrati di mesotelioma maligno (138 alla pleura e 9 al peritoneo) nella zona di Broni dal 2000 al 2011, metà dei quali dovuti a contaminazione ambientale (non solo a Broni ma anche a Stradella), un quarto all’esposizione sul luogo di lavoro e un quarto in famiglia. Lo studio è stato pubblicato recentemente sulla rivista Environment International

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Serres presenta i suoi frutti

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Un altro pezzo del progetto AGER per la ricerca scientifica in campo agroalimentare, promosso da 13 Fondazioni che hanno messo a disposizione complessivamente quasi 30 milioni di euro, presenta i suoi frutti.
Si tratta di SERRES, un progetto tutto italiano nell’ambito della viticoltura, che ha avuto come obiettivo la selezione di nuovi portainnesti della vite, cioè sostanzialmente nuove viti che forniranno apparati radicali, resistenti ai cosiddetti stress abiotici, cioè stress idrico, salino e da calcare, mediante lo sviluppo e la validazione di marcatori fisiologici e molecolari. “Un lavoro lunghissimo che ha visto un finanziamento di 3,2 milioni di euro e la collaborazione di molti ricercatori provenienti da varie realtà italiane, tra cui l’Università di Milano, capofila, e che ha portato oltre che all’individuazione dei marcatori, anche all’iscrizione di quattro portainnesti nel registro nazionale delle varietà di vite. Un progetto che oggi 3 dicembre presenterà i risultati di tre anni di ricerca durante un convegno conclusivo che si terrà a Mogliano Veneto.” A parlare è Luca Espen, professore associato di chimica agraria presso l’Università di Milano, uno dei ricercatori coinvolti in SERRES.

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